Come se fosse qui

Come se fosse qui

Stasera, per la prima volta, ho avuto il coraggio di rivisitare gli ultimi ricordi che ho avuto di Alberto, prima della sua scomparsa tra i vivi. – di Carlo Bellissai

Mi sono accorto che il dolore della sua assenza è forte e che il percorso della memoria dovrà lavorare ancora, magari più avanti, con più lucidità e più energia.

I miei ultimi ricordi vanno al seminario di giugno (dal  21 al 25) su “ Nonviolenza e Anarchia”, condotto assieme alla Casa per la pace di Ghilarza. Nella struttura del Movimento Nonviolento per cinque giorni i tredici partecipanti hanno vissuto in autogestione, dedicandosi alla lettura collettiva di testi e alla discussione su temi specifici. Fin dal primo giorno l’atmosfera era particolare e lo è diventata ancor più quando, durante la presentazione dei partecipanti, si è lasciato ampio spazio alla narrazione della propria storia. Così è accaduto che ciascuno si sia potuto raccontare senza fretta e poi questo ha aiutato nella fiducia reciproca, nei momenti in cui si sembrava bloccati. Anche Alberto ed AnnaLuisa si sono raccontati e, in particolare, hanno narrato la storia del primo incontro e della nascita del loro amore, guarda caso proprio in Sardegna, in occasione di un vecchio convegno. Ci sono stati momenti di emozione e commozione, come spesso accade quando si dà voce al proprio vissuto, in un’atmosfera di ascolto vero, senza giudizio, senza fretta di far valer ragioni.

Il seminario di studi è andato avanti fino alla mattina della domenica, con la relazione sulle conclusioni e la proiezione di due documentari: uno su Pietro Pinna e l’altro sull’anarchico sardo Tomaso Serra. La giornata era aperta al pubblico ed è terminata con un pranzo conviviale. Sui giorni del seminario e sulle sue conclusioni, rimando naturalmente ad un articolo specifico. Perché quel che mi preme qui considerare sono solo gli aspetti di quella presenza che è venuta negli scorsi giorni tristemente a mancare. Il suo corpo ormai affaticato ospitava una mente instancabile, dentro ancora piena di una giovinezza che a momenti traspariva dagli occhi. E non c’era ombra di stanchezza quando ricordava ancora una volta che “è il progetto costruttivo che deve creare le nuove strutture del cambiamento; senza progetto costruttivo non c’è futuro nei movimenti.”

Alberto ha visitato spesso la nostra isola e qui ha lasciato la sua impronta. Nostro compito sarà trarne forza e dare seguito al suo cammino senza fine per la nonviolenza. Come se fosse ancora qui, nella compresenza.

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