Una giornata per la pace

Una giornata per la pace

Papa Francesco ha annunciato una giornata di preghiera e digiuno per la pace, il prossimo 23 febbraio. “No alla violenza… ognuno può dire concretamente ‘no’ alla violenza per quanto dipende da lui o da lei.

Perché le vittorie ottenute con la violenza sono false vittorie; mentre lavorare per la pace fa bene a tutti”. Nel “tragico protrarsi di situazioni di conflitto in diverse parti del mondo” l’attenzione è portata particolarmente alle sofferenze, dimenticate, trascurate, delle “popolazioni della Repubblica Democratica del Congo e del Sud Sudan”. Il Papa invita “anche i fratelli e le sorelle non cattolici e non cristiani ad associarsi a questa iniziativa nelle modalità che riterranno più opportune”.

È un invito che il Movimento nonviolento raccoglie e ripropone. La nonviolenza resta il difficile, necessario varco della storia, indicato da Aldo Capitini – Elementi di un’esperienza religiosa. 1937 – nell’indifferenza, se non nell’ostilità, delle gerarchie ecclesiastiche. Qualcosa era mutato anche prima, ma con Jorge Mario Bergoglio l’annuncio si è fatto costante e preciso. In quest’uomo di religione sentiamo presente la convinzione che fu di Capitini: “La nonviolenza è il punto della tensione più profonda del sovvertimento di una società inadeguata” (Il problema religioso attuale, 1948). Di questa tensione abbiamo bisogno per affrontare positivamente una violenza crescente, in campo internazionale e interno ai paesi.

Abbiamo lasciato alle spalle un Novecento di grandi e diffuse violenze. In Tutta la violenza di un secolo (2005) Marcello Flores ne traccia la storia. Questa sarebbe anche più atroce se non ci fosse stata pure la presenza della nonviolenza. Ce lo ricorda Anna Bravo, La conta dei salvati. Dalla Grande Guerra al Tibet: storie di sangue risparmiato, 1913. “È un’idea malsana che quando c’è guerra c’è storia, quando c’è pace no. Il sangue risparmiato fa storia come il sangue versato. Si parla e si scrive molto di guerre, di eccidi e di violenze. È il racconto del sangue versato. Ma non saremmo qui se qualcuno non avesse lavorato per risparmiare il sangue. Persone e gruppi, come quei soldati della Grande Guerra che concordavano tregue fra le trincee opposte. Popoli che misero in salvo i loro concittadini ebrei o che nascosero e protessero migliaia di militari sbandati e di prigionieri di guerra. Diplomazie e governi che hanno tramato la pace, non sempre la guerra. Senza Mandela e Tutu non ci sarebbe stata una transizione pacifica in Sudafrica, senza King un così forte movimento per i diritti civili, senza il Dalai Lama una nonviolenza tibetana, senza Ibrahim Rugova una kosovara e, soprattutto, una nonviolenza tout court senza Gandhi”.

La data scelta, sottolinea il Papa, coincide con il venerdì della prima settimana di Quaresima. Mi piace che cada in Febbraio, Black History Month (“Mese della storia nera”) negli USA e Canada, a sottolineare l’importanza delle persone e degli eventi nella storia della diaspora africana. Anche in Italia non sarebbe male dedicare una riflessione a questo tema, che in vario modo ci coinvolge. Mi piace pure ricordare che quasi a introdurla ci sono date a noi care: il 20 febbraio 1942, gli insegnanti nella Norvegia occupata scioperano contro la nazificazione della scuola. Il 22 febbraio è il compleanno di Alex Langer, lo ricordiamo nel giorno della nascita piuttosto che in quello della morte. Il 23 del 1986 un milione di persone disarmate, bloccando i carri armati, costringono alla fuga Marcos, il dittatore filippino.

Conoscere come si è detto “no” alla violenza in passato, come si è concretamente operato per la pace, e quanto apparenti vittorie ottenute con la violenza abbiano preparato nuove catastrofi, è utile perché ce ne conferma la possibilità e ci ispira nella scelta dei mezzi da usare. Un ciclo di incontri sulla storia del Novecento ha questa ambizione. Inizia il 19 febbraio, quasi a preparazione della giornata del 23, La grande illusione: La prima guerra mondiale. Il fascismo. Alda Costa, Giacomo Matteotti. Il Novecento si apre brindando al progresso e alla pace: la Belle Epoque, almeno in Europa. Non sarà cosi. Conflitti e violenza estrema si manifestano nelle guerre ispano americana, anglo boera e russo giapponese. Nelle colonie africane belghe e tedesche le stragi non si contano. Anche l’Italia vorrà conquistarsi il suo posto al sole, commuovendo Pascoli. La guerra torna nel centro dell’Europa. Le voci degli oppositori sono tacitate, La Prima Guerra Mondiale pone le basi del secondo conflitto. In due figure molto legate a Ferrara cogliamo una coerente opposizione e una proposta che si avvicina al pensiero nonviolento. L’assassinio di Matteotti sembra chiudere questo periodo.

E cosi, un quarto di secolo alla volta, si percorre l’intero Novecento, mostrando che intrecciati a conflitti e violenze vi sono stati esempi di opposizione e costruzione di pace, lungo tutto il secolo. Hanno avuto per protagonisti figure note e tanti sconosciuti. Hanno salvato vite, rischiando la propria, diversissimi tra loro, nei luoghi e nelle circostanze più disparati. Le loro storie hanno incrociato la grande storia e l’hanno resa meno crudele e insensata. Attestano che la storia e la vita possono non essere un racconto narrato da un idiota, pieno di strepito e di furore, e senza alcun significato (W. Shakespeare). Meritano dunque racconto, conoscenza, riflessione. C’è non solo la storia della violenza, ma una che si oppone e la supera. Ne trarremo proprio le conclusioni con Anna Bravo il 26 marzo. Sarà la nostra piccola aggiunta alla Giornata proposta dal Papa, alla quale aderiamo.

(nella foto: Daniele Taurino del Movimento Nonviolento dona a Papa Francesco la bandiera della nonviolenza)

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