Guerra, Pace e… Lavoro

Guerra, Pace e… Lavoro

L’esposto sulla violazione della legge 185 del 1990 per la vendita di bombe all’Arabia Saudita, è stato depositato il 22 febbraio alla Procura della Repubblica di Cagliari.

In precedenza la stessa denuncia era stata presentata a Roma, Brescia, Torino, Verona, Perugia e La Spezia, grazie al lavoro della Rete Italiana Disarmo, in cui il Movimento Nonviolento è parte attiva.

Ma è importante sapere che in Sardegna questo è stato solo l’ultimo atto di una campagna di proteste contro la produzione e l’invio di materiali bellici dalla fabbrica della RWM situata a Domusnovas, nel sud-ovest dell’isola, verso l’Arabia Saudita, paese che viola i diritti umani e che con gli ordigni lì confezionati bombarda lo Yemen, causando migliaia di morti, soprattutto fra la popolazione civile (si stima che siano 700 i bambini morti sotto i bombardamenti).

Da ottobre a dicembre del 2015, promossi da varie associazioni pacifiste si sono svolti due sit-in di informazione e di protesta davanti alla fabbrica di morte, oltre ad una conferenza stampa. La questione ha avuto finalmente un po’ di risonanza. Al contempo abbiamo preso atto dell’esistenza di un conflitto con la popolazione locale, che ha paura che la fabbrica possa chiudere, lasciando una scia di disoccupati. Un nervo sensibilissimo in Sardegna, dove la percentuale di disoccupazione rispetto alla popolazione in età lavorativa è da sempre un record negativo ed oggi ancor più.

All’interno della fabbrica i lavoratori fissi sono settanta, mentre un’altra cinquantina ruota con contratti a termine. Tuttavia anche questi pochi occupati, in una zona particolarmente depressa, portano un contributo sostanziale. Ho sentito dire qualcuno: “va bene, ma poi ci date voi da mangiare?” , o ancora “se chiudono la fabbrica noi siamo morti”. E poco importa se poi ci sono morti veri nel lontano Yemen, perché ognuno sembra guardare solo al suo piccolo punto di vista. Vero solo in parte, perché ci sono operai che vivono gravi conflitti interiori. Vorrebbero lasciare la fabbrica, ma sanno di non avere altre prospettive di lavoro e sul loro stipendio campa un’intera famiglia e a volte due.

Ecco allora che sembra di essere davanti ad uno psicodramma sociale in cui anche noi siamo attori e dobbiamo scegliere come recitare la nostra parte, secondo i nostri fondamenti nonviolenti che ci chiedono fortemente di fermare la produzione di armi e il loro uso e contemporaneamente ci mettono davanti al dovere di solidarietà verso dei lavoratori che sono solo piccole pedine di un grande gioco, ricattate dal mercato del lavoro. Trovare delle modalità efficaci e creative per spiegare questo al popolo del Sulcis Iglesiente ( e un po’ a tutte le popolazioni che si trovano in circostanze simili nel mondo ) è e sarà una difficile sfida per tutti i nonviolenti e i pacifisti nei prossimi tempi.

Carlo Bellisai (Movimento Nonviolento Sardegna)

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