Tra guerre e terrorismi, la sinistra riparta dalle politiche attive di pace. Appuntamento a Reggio Emilia

Tra guerre e terrorismi, la sinistra riparta dalle politiche attive di pace. Appuntamento a Reggio Emilia

Il Movimento Nonviolento di Reggio Emilia – insieme all’Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza, alla Rete italiana per le carovane per il cambiamento e alla rete delle Città in comune e con la collaborazione della CGIL di Reggio Emilia – organizza per il 16 settembre, presso la Camera del Lavoro di Reggio Emilia, il Seminario sul tema “Tra guerre e terrorismi, la sinistra riparta dalle politiche attive di pace”. Con Sergio Bassoli, Giorgio Beretta, Lisa Clark, Giulio Marcon e Pasquale Pugliese  

Il terrorismo che si abbatte tragicamente anche sull’Europa è, in primo luogo, l’altra faccia della guerra infinita che da oltre un quarto di secolo si abbatte sul pianeta. Ne è il principale “effetto collaterale”, che non sarà sconfitto con più guerre, militarizzazione dei confini e politiche di esplusione, ma con la costruzione di politiche attive di pace, di disarmo e di convivenza. Si tratta per il nostro Paese di attuare, finalmente, i principi fondamentali della Costituzione repubblicana.

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Sono gli assi portanti della nostra democrazia. Eppure, il nostro Paese è terzultimo in Europa per l’occupazione e ultimo per l’occupazione giovanile; invece è primo per l’aumento delle spese militari. E’ in atto il ripudio della Costituzione invece che della guerra.

Negli ultimi 10 anni (dal 2006 al 2016) di crisi economica assoluta, in cui i governi hanno tagliato tutto, dalla sanità alle protezioni sociali – portando milioni di persone (come certifica l’ISTAT) in condizione di povertà estrema – la spesa pubblica militare del nostro Paese invece è aumentata del 21% (e per i soli armamenti dell’85%!). Un pozzo nero senza fondo, che per il solo il 2017 prevede di bruciare sull’altare delle guerre – e della loro preparazione – altri 23,3 miliardi di euro (che il SIPRI di Stoccolma indica addirittura in 25 miliardi!), pari a 64 milioni al giorno. Ossia l‘1,4% del prodotto interno lordo che – come se non bastasse – il governo italiano si è impegnato con il presidente USA Trump a portare al 2%!

E’ in corso la “terza guerra mondiale a pezzetti” continua a ripetere papa Francesco, denunciando i produttori di armamenti, eppure il nostro Paese negli ultimi tre anni ha sestuplicato le autorizzazioni per la vendita di armi, passando da 2,9 miliardi a 14,6 miliardi di profitti per l’industria bellica italiana, vendendo armi anche alle dittature ed ai Paesi in guerra, in violazione della legge 185/90 sul commercio delle armi. In questo mondo che brucia, l’Italia – facendo carta straccia della sua Costituzione – è presente in tutte le guerre del Pianeta, non solo con i suoi soldati, ma anche con le sue armi. Vende armi, fa profitti bellici, alimenta le guerre e ne importa i profughi ed alza le barriere, in un circolo vizioso senza fine.

Ovunque impazza il terrorismo, bruciano il Medioriente, l’Africa e il Mediterraneo, ritornano venti di guerra fredda tra USA e Russia, ritornano muri e fili spinati in Europa, ritornano anche le minacce di guerra nucleare, con migliaia di testate nucleari puntate sulle nostre teste, eppure il governo italiano – che “ospita” sul proprio territorio decine di ordigni nucleari nelle basi USA di Aviano e Ghedi – non ha aderito al Trattato ONU per messa al bando delle armi nucleari. Anzi continua ad acquistare i 90 cacciabombardieri F35, capaci di trasportare ordigni nucleari in giro per il pianeta, per un’ulteriore spesa complessiva di 14 miliardi di euro. Un riarmo nazionale – dentro quello internazionale – senza precedenti, dai tempi della seconda guerra mondiale.

Tutto questo è follia. L’urgenza assoluta è quella di una immediata inversione di tendenza.
Il disarmo, la riconversione sociale delle spese militari, la riconversione civile dell’industria bellica, la costruzione della difesa civile non armata e nonviolenta, devono essere il segno distintivo e qualificante di una nuova politica. L’opposizione integrale alla guerra e alla sua preparazione – qui ed ora – è la condizione preliminare per parlare di un orientamento diverso.

La sinistra, per essere davvero tale, ha bisogno dunque di mettere al centro della sua azione politiche attive di pace. “O la sinistra fa dell’impegno per la pace il terreno decisivo dello scontro tra civiltà e barbarie” – scriveva Carlo Cassola – “o rimane di destra anche se si proclama di sinistra”. Mai queste parole furono così attuali quanto oggi. Democrazia e uguaglianza sono incompatibili con la preparazione della guerra. Per questo l’unità della sinistra è una valore se parte – oggi più che mai – dalla costruzione di politiche di pace, di disarmo e convivenza. Dalle quali discende tutto il resto.

Tra guerre e terrorismi, la sinistra riparta dalle politiche attive di pace

Reggio Emilia, 16 settembre 2017, 9.30-13.00

Camera del Lavoro, via Roma 53

Temi e interventi:

Altro che “legittima difesa”: il boom del commercio italiano delle armi

Giorgio Beretta, ricercatore dell’Ossarvatorio permanente sulle armi leggere e di Rete Italiana Disarmo

La riconversione civile dell’industria bellica

Sergio Bassoli, referente politiche di pace della CGIL, coordinatore della Rete della Pace

Il trattato per la messa al bando delle armi nucleari

Lisa Clark, ass Beati Costruttori di Pace, Rete italiana disarmo

– La campagna “Un’altra difesa è possibile”: un progetto politico per la difesa civile, non armata e nonviolenta

Pasquale Pugliese, segreteria naz del Movimento Nonviolento, coordinatore regionale E.R. campagna “Un’altra difesa è possibile

– Costruire politiche attive di pace

Giulio Marcon, capogruppo di Sinistra Italiana alla Camera, coordinatore dell’Intergruppo dei parlamentari per la pace

 

per informazioni: 2giugnoperlapace@gmail.com | 3396188317

 

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