Il Consiglio Diritti Umani dell’ONU adotta la Dichiarazione sul diritto alla pace

Il Consiglio Diritti Umani dell’ONU adotta la Dichiarazione sul diritto alla pace

Il 24 giungo 2016, dopo sei anni di lavoro, il Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite, riunito a Ginevra per la 32^ sessione, ha adottato con 34 voti a favore, 9 contrari e 4 astenuti una risoluzione con cui approva il testo della Dichiarazione delle Nazioni Unite “sul diritto alla pace” e dispone che sia tramesso all’Assemblea Generale per la definitiva approvazione.

Giovedì 4 agosto, si è tenuta in Sala dell’Aurora a Palazzo Trentini a Trento, la conferenza stampa sull’adozione da parte del Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra del testo della Dichiarazione sul diritto alla pace, che ha visto fra i protagonisti di questo lungo percorso anche il Trentino. Ne hanno discusso Massimiliano Pilati, Forum Trentino per la pace e i diritti umani, Fabio Pipinato, Acli Trentine, e Carla Weber, Studio Akoè. Sono intervenuti anche Luciano Rocchetti, Ufficio Cooperazione allo Sviluppo, e Violetta Plotegher, Vicepresidente del Forum per la pace. 

Il 24 giungo 2016, dopo sei anni di lavoro, il Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite, riunito a Ginevra per la 32^ sessione, ha adottato con 34 voti a favore, 9 contrari e 4 astenuti una risoluzione con cui approva il testo della Dichiarazione delle Nazioni Unite “sul diritto alla pace” e dispone che sia tramesso all’Assemblea Generale per la definitiva approvazione.

Un’ottima notizia che il mondo della Pace trentino attendeva da tempo. E che aveva contribuito con le sue Istituzioni ed organizzazioni ad implementare. Di seguito il testo del dispositivo della Dichiarazione:

Articolo 1

Ognuno ha il diritto di godere la pace in modo che tutti i diritti umani sono promossi e protetti e lo sviluppo è pienamente realizzato.

Article 2

Gli stati devono rispettare, implementare e promuovere l’eguaglianza e la non discriminazione, la giustizia e lo stato di diritto e garantire la libertà dalla paura e dal bisogno quali misure per costruire la pace dentro e fra le società.

Article 3

Gli Stati, le Nazioni Unite e le agenzie specializzate, in particolare l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura devovo assumere appropriate misure sostenibili per implementare la presente Dichiarazione. Le organizzazioni internazionali, regionali, nazionali e locali e la società civile sono incoraggiate a prestare supporto e assistenza nell’implementazione della presente Dichiarazione.

Article 4

Saranno promosse le istituzioni internazionali e nazionali di educazione per la pace al fine di rafforzare fra tutti gli esseri umani lo spirito di tolleranza, dialogo, cooperazione e solidarietà. Per questo scopo, l’Università per la Pace deve contribuire al grande compito universale di educare per la pace impegnandosi nell’insegnamento, nella ricerca, nella formazione postuniversitaria e nella disseminazione della conoscenza.

Gli addetti ai lavori, tra i quali alcune organizzazioni trentine, temevano che i lavori si sarebbero prolungati all’infinito a causa della costante, pregiudiziale opposizione soprattutto di stati occidentali, con in prima fila gli Stati Uniti d’America e i membri dell’Unione Europea.

La Risoluzione fu approvata con 33 voti a favore, 12 contrari, 2 astenuti.

La Dichiarazione approvata dal Consiglio mantiene il titolo “Diritto alla pace”. Questo è un elemento che aiuta a interpretare lo scarno dispositivo dell’atto alla luce del paradigma dei diritti umani.

L’art. 1 stabilisce che il diritto è di ‘ciascuno’: non alla ‘pace’, bensì a ‘godere la pace’ (to enjoy peace). Il diritto degli individui è dunque collegato al verbo, non al sostantivo com’era invece nell’originario testo del Comitato Consultivo. Titolari del sostantivo, nella tradizionale forma dello ius ad pacem, rimarrebbero pertanto gli stati, il cui concetto di pace è quello di ‘pace negativa’ all’insegna di: si vis pacem para bellum (se vuoi la pace prepara la guerra). Gli individui (e i popoli) avrebbero quindi il diritto di godere di una pace ‘interstatuale’ che, in quanto tale, manterrebbe il tradizionale collegamento con lo ius ad bellum. Ma l’articolo 2 scarta questa possibilità di continuare ad accettare l’indissolubilità dei due tradizionali attributi di sovranità degli stati e ci fornisce elementi per identificare i contenuti della pace positiva: gli stati “devono rispettare, implementare e promuovere eguaglianza, non discriminazione, giustizia e stato di diritto, libertà dal bisogno e dalla paura quali mezzi per costruire la pace nelle e tra le società”.

Il concetto di pace è chiaramente multidimensionale, comprendente anche gli aspetti economici: “pace e sicurezza, sviluppo e diritti umani sono i tre pilastri del sistema delle Nazioni Unite e le fondamenta della sicurezza collettiva e del benessere, fra loro interconnessi e reciprocamente rafforzantisi”.

Si sottolinea inoltre l’importanza dell’educazione per la pace e i diritti umani, richiamando sia la Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’educazione e la formazione ai diritti umani sia la Dichiarazione su una Cultura di pace. All’educazione, come già accennato, è dedicato l’articolo 4 del dispositivo, che fa esplicito riferimento all’obbligo di promuovere le istituzioni nazionali e internazionali di educazione per la pace: l’ottica è dunque infrastrutturale.

Quanto al peso politico dell’ampia maggioranza (34 a favore) con cui è stata approvata la Dichiarazione, si fa notare che ne fanno parte potenze del calibro della Cina, dell’India e della Federazione Russa, la cui popolazione rappresenta i tre quarti della popolazione mondiale. Il fatto che in questa maggioranza ci siano paesi i cui governi non brillano per il rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto, mette in risalto la scarsa intelligenza politica e la cattiva coscienza di quei governi che professano fedeltà a valori universali e allo stesso tempo primeggiano nel produrre ed esportare armi e scatenano guerre e interventi armati al di fuori della legalità internazionale. Senza dire che tengono poco conto dell’ampia mobilitazione di società civile per i diritti umani e la pace, la quale da voce alla coscienza morale dei popoli.

Ora il testo approvato dal Consiglio diritti umani passa all’Assemblea generale e in quella sede vedremo se la maggioranza aumenterà ulteriormente. Una volta approvata dall’Assemblea generale l’efficacia della Dichiarazione dipenderà dalla diffusione della sua conoscenza e dall’impegno di tutti, a cominciare dagli stati, di riempire di contributi operativi gli scarni articoli del dispositivo. Insomma c’è spazio per lo sviluppo dell’effettività di norme che formalmente sono di soft law, cioè di obbligatorietà leggera (perché ‘raccomandazioni’ e non accordi giuridici in senso stretto), ma che nella sostanza contengono principi di ius cogens, cioè di altissima precettività. In questo contesto, sarà utile interpretare il testo della Dichiarazione avvalendosi anche di quanto contenuto nella originaria bozza del Comitato Consultivo, parte integrante dei valori preparatori.

La mobilitazione di società civile ha avuto rilievo particolare in Spagna e in Italia.

In Italia l’iniziativa è partita dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell’Università di Padova e dalla Cattedra Unesco Diritti Umani, Democrazia e Pace presso la stessa Università e si è avvalsa della collaborazione del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani.

L’Università Internazionale delle Istituzioni dei Popoli per la Pace – UNIP della Fondazione Opera Campana dei caduti di Rovereto (organizzazione con status consultivo presso l’Ecosoc – Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite) con l’allora direttore Giuliano Pontara aveva scelto proprio gli esperti di diritti umani dell’Università di Padova guidati dal Prof. Antonio Papisca per implementare la filosofia di pace – si vis pacem para pacem – l’UNIP è stata trasformata poi nel CFSI – Centro Formazione alla Solidarietà Internazionale con sede a Trento. La formazione di diversi alumni da diverse parti del mondo ha certamente aiutato ad estendere questa visione della pace nei diversi stati del sud secondo Fabio Pipinato – (già funzionario UNIP, già vicepresidente del CFSI e laureato all’Ateneo di Padova con il prof. Papisca).

Oltre alla Fondazione di Rovereto che peraltro presenziò a Ginevra nel 2014 accompagnando la delegazione dell’Università di Padova i soggetti ai quali fanno riferimento il Centro Diritti Umani di Padova sono gli enti locali per la pace tra i quali annoveriamo: Ala, Arco, Bleggio, Cavalese, Dro, Folgaria, Lavis, Levico, Malè, Luserna, Nago-Torbole, Pergine, Riva, Rovereto, Tassullo, Tione, Villa Lagarina, Volano. Inoltre la Provincia Autonoma di Trento.

Il Forum trentino per la Pace ed i Diritti Umani, presieduto da Massimiliano Pilati, cerca di occuparsi da 25 anni di questi temi e è tra i copromotori sia di UNIP che CFSI. Il Presidente Pilati ricorda quindi l’importanza che le istituzioni dovrebbero garantire ai temi della Pace e dei diritti umani. “Dal più piccolo comune italiano, passando per Provincie, Regioni, Governo Italiano, Unione Europea e ONU, tutti sono chiamati a concorrere affinché i principi contenuti dentro questo importante documento non restino solo su carta”. Le Acli, invece, organizzano puntualmente i viaggi della Perugia Assisi.

Interessante è rilevare quanta importanza sia stata data all’educazione alla pace. Per questo i qui presenti chiedono che venga riaperto l’ex Ufficio “solidarietà e pace” del Dipartimento della conoscenza della PAT.

Da segnalare anche che una delegazione guidata dalla presidenza del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti umani che vedeva la partecipazione della Fondazione Opera Campana dei caduti di Rovereto e dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell’Università di Padova, si è recata a Ginevra il 23 giugno 2014 per consegnare un dossier contenente le prime cento delibere di Comuni e Province.

Il 3 luglio 2014 è avvenuto l’incontro al Senato della Repubblica, con ampia partecipazione di Sindaci e rappresentanti di associazioni. Il dossier con le prime cento delibere è stato consegnato al Presidente della Commissione Diritti Umani, Luigi Manconi, e al Presidente del Senato, Pietro Grasso.

Questa mobilitazione ha avuto specifico rilievo il 19 ottobre 2014 durante la storica Marcia per la pace Perugia-Assisi. E sarà durante la prossima Marcia per la pace in programma domenica 9 ottobre 2016 nel 50° anniversario dell’adozione dei due patti internazionali del 1966 rispettivamente sui diritti civili e politici e si diritti economici, sociali e culturali, che il movimento per la pace e la nonviolenza potrà chiedere all’Italia e agli altri paesi membri dell’Unione europea di esprimersi in Assemblea Generale delle Nazioni Unite a favore del riconoscimento della pace come diritto fondamentale della persona e dei popoli.

  1. […] della pace”: non si tratta di un equilibrismo lessicale, bensì di una indicazione per la quale la pace non è “negativa”, quella che c’è quando non esiste la guerra, al contrario la pace di cui parla la Dichiarazione è una pace “positiva”, da costruire […]

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

RUBRICHE

c’era una volta… e ora?

Daniele Lugli di Daniele Lugli


Gli operai non vanno in paradiso »

Politicamente scorretto

Mao Valpiana di Mao Valpiana


RE MIDA (al contrario) »

"Si scrive Scuola Pubblica, si legge Democrazia"

Mauro Presini di Mauro Presini


Quanto pesano certe parole? »

La domenica della nonviolenza

Peppe Sini di Peppe Sini


Del diritto d'insurrezione, e del dovere. »

"Nonviolenza: la via della Pace"

Enrico Peyretti di Enrico Peyretti


Recensione: Un cristianesimo non innocente »

Sforzi di Pace

Fabrizio Bettini di Fabrizio Bettini


Pazzi e bugiardi »

Diritto di Critica

https://twitter.com/CanestriniLex

Nicola Canestrini di Nicola Canestrini


Tortura di stato »