Il mio 25 aprile disarmato

Il mio 25 aprile disarmato

E’ una giornata di festa ma la sveglia è puntata presto. Al risveglio una brutta sorpresa: forte mal di testa, la gola che brucia e le ossa doloranti. Non ho tempo e voglia di pensare se ho anche la febbre (anche se me la sento addosso): devo prepararmi e partire, a solo 100 chilometri da casa c’è Arena di Pace e Disarmo e, anche se il mio corpo non è d’accordo, voglio esserci, non posso perdermi questo evento!

Arrivo in auto in Piazza Bra con il permesso ben in vista, scarico i pannelli della mostra delle ragazze e dei ragazzi dell’Istituto d’Arte Vittoria di Trento dedicati all’Arena, mi procuro il pass dall’ottima organizzatrice Caterina (una colonna portante della nonviolenza attiva italiana) e entro in Arena.

E vacillo, ma non è la febbre, è l’emozione, mi trovo sul palco e attorno a me il “Colosseo” di Verona si staglia in tutta la sua bellezza. Ho i brividi a pensare che da lì a qualche ora sarà pieno di gente, di colori e di emozioni. Ma sarà pieno? Tremo al pensiero che potrebbe essere un flop. Caccio subito via questo brutto pensiero e mi dedico ad altro: devo montare la mostra e la mia mattina se ne va in questa attività. Arriva il camion delle Acli del Trentino e porta le grandi lettere “NO F35” del Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani. Bello sapere che c’è il contributo del pacifismo trentino a questa grande giornata e infatti le letterone trovano spazio in bella mostra dietro il palco.

In un lampo sono le 12, fuori in Piazza Bra c’è già parecchia gente, comincia la conferenza stampa, arrivano le bici della Fiab, la sfilata delle ragazze e dei ragazzi in Servizio Civile, dei flash mob tematici sulla pace, arrivano ragazzi con dei tamburi, dei pagliacci, chitarre: è festa. La festa disarmata della liberazione!DSC00968

La gente comincia ad accalcarsi fuori, riconosco volti di amiche e amici, compagni di lotta in tante occasioni. Dalla Sardegna, dall’Alto Adige, dal Piemonte, dalla Puglia, dalla Sicilia, dall’Emilia Romagna, dalla Lombardia, dal Veneto, dalle Marche, dall’Abruzzo, non c’è una regione a non essere rappresentata, e ovviamente anche amiche e amici dal Trentino.

Vengono aperti i cancelli.

L’adrenalina e la carica iniziale cominciano a cedere e il mio corpo, sotto il solleone dell’Arena, mi ricorda che sono ammalato. Ho promesso che avrei aiutato nelle mille incombenze che un evento del genere abbisogna, ma proprio non ce la faccio e, nonostante i sensi di colpi per la mia inoperosità, mi giustifico con l’ubiquitaria Caterina e gironzolo qua e là, faccio foto, filmati, chiacchiero con varie persone.

DSC00998L’Arena si sta riempiendo (oltre 13’000 persone diranno gli organizzatori) e tanta gente entra ancora. Vedo l’amico Mao Valpiana, grande artefice dell’Arena di Pace e Disarmo, persona dolcissima e mite, tirare fuori un po’ di rudezza per affrontare le tante mani che lo “tirano per la giacchetta” per proporre un ulteriore intervento, un saluto fuori programma. Per tutti la risposta è la stessa: un gruppo organizzativo ha condiviso il programma e questo verrà rispettato alla lettera. Anche questa inevitabile durezza premierà il risultato di un’ottima regia organizzativa.

Alle due puntuali si inizia: nel backstage c’è la consueta frenesia, Mao mi cattura e mi porta sul palco per l’apertura, come uno dei rappresentanti delle organizzazioni che hanno promosso l’Arena di Pace e Disarmo. Si ripete l’emozione della mattina, solo che questa volta lo spettacolo dal palco è mozzafiato; l’Arena è piena e coloratissima e mi godo quel momento, ma non tanto per essere stato chiamato sul palco, quanto per avere la possibilità di ammirare lo spettacolo di quelle 13’000 persone intervenute ad un evento radicale che propone il disarmo!vignettaaccorinti

Sono tanti gli interventi (intervallati da ottima musica e validissimi artisti che contribuiscono a non rendere troppo pesante un intenso e lungo pomeriggio) che ripercorrerli qui tutti sarebbe assurdo: alcuni momenti mi sono rimasti però particolarmente nel cuore: Renato Accorinti, sindaco di Messina con il suo “… e allora tutto può cambiare!” che mi ha caricato moltissimo.

E poi, quasi più delle parole, alcuni gesti: le migliaia di aerei di carta colorati lanciati tutti assieme ad un “via” di Francesco Vignarca dal palco; un momento gioioso e spettacolare nella sua semplicità. Infine l’immenso e “assordante” minuto di silenzio a ricordo di tutte le vittime delle guerre proposto da Mao Valpiana prima di cominciare il suo discorso. Pazzesco, l’intera Arena muta, indescrivibile, da pelle d’oca!

foto Maurizio Zanetti

foto Maurizio Zanetti

Come restano i volti, i sorrisi, gli abbracci con tante amiche e amici, le chiacchiere, gli accordi per questa o quella attività, le riviste, i volantini ma anche lo stupirsi piacevolmente di tanti visi non conosciuti.

Per ultimo resta il vero messaggio politico che volevamo lanciare dall’Arena: spetta a Mao Valpiana portarlo e in pochi minuti lui presenta la campagna “Difesa civile, nonviolenta e non armata”.

Una legge che parte dalla società civile e per una difesa civile, nonviolenta e non armata. Un’azione percorribile da tutti e concreta. La campagna parte con una raccolta di firme per ottenere una Legge di Iniziativa Popolare da presentare al Parlamento per ottenere l’istituzione di un Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta e la creazione di un Corpo civile di pace, da finanziare con l’opzione fiscale, in modo che i contribuenti possano scegliere se pagare per la difesa civile o quella armata. Visti i tempi di crisi non si proporrebbe nessuna nuova tassa per finanziare il tutto ma uno spostamento di fondi dal ministero della Difesa armata al Dipartimento per la Difesa civile.

Quasi a fine serata Matteo, storico volto dell’obiezione di coscienza e della nonviolenza, persona saggia ma spesso voce critica, mi pone questa domanda: “Tutto bello, tutto importante: ma cosa resterà di questo evento? A cosa è servito?” Lì per lì (complice la testa e la gola doloranti) butto una risposta che non convince manco me. Poi sulla via del rientro la domanda torna nella mia mente, ci penso profondamente e mi convinco che la risposta giusta sarebbe stata questa: intanto serve a noi per vederci, per contarci e per caricarci. C’è bisogno di darsi forza a vicenda in questi tempi bui e il contatto fisico e lo stare assieme in un clima di festa aiutano il morale e a continuare in ciò che è giusto. Poi assieme alle tante belle parole dette abbiamo posto un obiettivo importante alle 13’000 persone: una grande campagna per avere una legge di iniziativa popolare che porti ad una difesa civile, nonviolenta e non armata

foto arenapacedisarmo.org

foto arenapacedisarmo.org

Ecco cosa rimarrà dopo il 25 aprile: un grande impegno per tutti noi, una sfida per il cambiamento!

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