Il Congresso di Torino: 2014

Il Congresso di Torino: 2014

XXIV Congresso del Movimento Nonviolento

Torino l’1 Febbraio e 2 febbraio 2014.

COMINCIAMO DAL DISARMO

le proposte della Nonviolenza

(Chi lo desidera può anche consultare i materiali preparatori al Congresso qui)

COMINCIAMO DAL DISARMO …. LE PROPOSTE DELLA NONVIOLENZA

Relazione introduttiva al XXIV Congresso del Movimento Nonviolento

a cura della Presidenza (Mao Valpiana) e della Segreteria (Pasquale Pugliese)

Eravamo partiti da Alex Langer e il “tentativo di decalogo per la convivenza inter-etnica” per preparare il Congresso di Brescia (la nonviolenza per la città aperta) e siamo al Langer del 1995 Per la creazione di un corpo civile di pace europeo (pubblicato su Azione nonviolenta nell’ottobre dello stesso anno) che ci è venuto incontro nelle settimane che hanno preceduto il Congreso di Torino, con le nuove prospettive aperte per il Corpi civili di pace. E’ un filo rosso che lega un Congresso all’altro, come un passaggio dalla centralità del disarmo culturale alla centralità disarmo militare, ed alla costruzione delle alternative alla guerra. Con la piena consapevolezza che il disarmo militare è – contemporaneamente – disarmo strutturale e culturale.

Lo avevamo detto dalla Rocca di Assisi: “solo quando realizzeremo e applicheremo veramente l’articolo 11 della Costituzione avremo la strada aperta per attuare concretamente tutti i dieci articoli precedenti: la pace, la giustizia, l’uguaglianza, il lavoro dignitoso per tutti, si possono ottenere solo attraverso l’abolizione della guerra e della sua preparazione. La vera marcia comincerà quando ognuno di noi tornerà nella propria casa con l’impegno di realizzare il programma politico nonviolento: pace e fratellanza. Per cominciare, dobbiamo partire da noi stessi, ognuno di noi deve fare il proprio disarmo. Un disarmo unilaterale, un disarmo culturale. Fare cadere i muri dentro le nostre teste. Spezzare il proprio fucile.”

Il contesto globale

Gli 85 maggiori super ricchi del mondo possiedono l’equivalente di quanto detenuto da meta’ della popolazione mondiale. L’estrema disuguaglianza tra ricchi e poveri implica un progressivo indebolimento dei processi democratici a opera dei ceti piu’ abbienti, che piegano la politica ai loro interessi a spese della stragrande maggioranza.Contemporaneamente, secondo i dati FAO nel biennio2010-2012 circa 900 milioni di persone – più della popolazione di Usa, Europa e Canada messi insieme – hanno sofferto la fame.Neanche ai tempi degli egizi la piramide sociale aveva raggiunto queste assurde diseguaglianze

A fronte di ciò, secondo il rapporto SIPRI, nel 2012 si è speso in armi nel mondo qualcosa come 1.753 miliardi di dollari (e il volume di affari del commercio “legale” delle armi si avvicina ai 500 miliardi di dollari all’anno). La spesa globale per gli armamenti, ha detto Ban Ki Moon il Segretario generale delle Nazioni Unite corrisponde a più di 4,6 miliardi di dollari al giorno, “somma che da sola è quasi il doppio del bilancio delle Nazioni Unite di un anno”.

Oggi la corsa agli armamenti è di gran lunga più grave e accelerata degli anni ’70 – le spese militari globali sono aumentate del 50% nel decennio 2002-2012 – ossia i governi nel loro insieme non hanno mai speso tanto per la guerra quanto in questa fase di gravissima crisi economica e sociale globale,che ha portato alla drastica riduzione delle condizioni di vita anche nei paesi che avevano sperimentato nel corso del ’900 forme avanzate di stato sociale.

Il rapporto sullo stato della pace nel mondo (a cura dell’indipendente Istituto per l’Economia e la Pace, il Global Peace Index(GPI), che analizza i dati delle Nazioni Unite, della Banca Mondiale, degli istituti strategici internazionali, giunto nel 2013 alla sua settima edizione, oltre a proporre gli indicatori di pace nei singoli paesi, prova a capire quanto ci costa in termini economici globali la violenza, a cominciare dalla guerra e dalla sua preparazione. Il rapporto calcola che se ci fosse la cancellazione delle sole spese militari globali – si libererebbero talmente tante risorse economiche da ripagare il debito estero dei Paesi impoveriti (4.076 $ miliardi), fornire abbastanza risorse per il meccanismo di stabilità europeo (900 miliardi dollari) e finanziare la somma aggiuntiva necessaria per il costo annuale degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio promosso dalle Nazioni Unite: sradicare la povertà e la fame, dare a tutti l’educazione primaria, promuovere l’uguaglianza di genere, ridurre la mortalità infantile ecc. (60 miliardi). Insomma oggi disarmo significa porre fine della crisi globale ed alle sofferenza nel sud e nel nord del mondo.

Invece, lo scenario globale – dopo aver troppo presto visto spegnersi gli entusiasmi per le “primavere arabe” – oggi ci riconsegna un Mediterraneo in fiamme, dalla Libia, alla Siria, all’Egitto, al Libano, oltre alla martoriata Palestina. E contemporaneamente vede i paesi occidentali, compresa l’Italia, impotenti sul piano politico, ma molto attivi sul piano del commercio delle armi, che vanno ad alimentare i massacri. Salvo ricorrere al mezzo della guerra, anche preventiva, per posizionarsi negli scacchieri internazionali, come accade ancora con l’occupazione militare dell’Afghanistan anche da parte delle truppe italiane. E ci consegna un continente africano martoriato – vedi Congo e Repubblica Centrafricana su tutti – da guerre dimenticate che sono orrori senza fine, nelle quali alle spalle dei combattenti ci sono le multinazionali che comprano dai “signori della guerra” materie prime insanguinate – coltan, diamanti, petrolio – e i mercanti di armi che riforniscono tutte le truppe in campo, regolari e non. Al di sopra c’è una comunità internazionale indifferente, incapace di porre fine alla tragedia e in mezzo ci sono le popolazioni civili, martoriate e massacrate.

L’Europa ad un secolo dall’inizio della “grande guerra”

L’Europa, che si appresta a celebrare l’anniversario dell’inizio della prima guerra mondiale (e sentiremo tanta retorica in quelle celebrazioni), vive in pieno in queste contraddizioni.

Oggi, questa Europa che si prepara alle prossime elezioni politiche, in piena crisi economica, spende nel suo insieme spende circa 200 miliardi di euro all’anno per preparare la guerra, senza alcun vincolo di stabilità militare.

All’Europa è stato assegnato il Nobel per la Pace, ma si sorregge ancora sui suoi 28 eserciti nazionali, con la conseguenza che, come scrive la storica Anna Bravo “il punto è che la corsa agli armamenti funziona come un piano inclinato: l’aumento degli armamenti bellici in un paese provoca un aumento in altri, il che spinge il primo a rafforzarsi ulteriormente”. Una follia. Che ancora oggi non smette di riprodursi. L’Europa di oggi è ancora priva di un’unica politica estere, tanto meno politica estera di pace (vedi tragedia in Libia e ora in Siria), non sa nemmeno affrontare degnamente i flusi migratori dal mediterraneo… Di fatto, nell’Unione Europea il warfare ha sostituito il welfare.

L’Italia, tra stabilità militare, populismi e autoritarismi

In Italia da tempo vige la “legge di stabilità militare” che non è una specifica “legge di stabilità” ma un principio generale della politica italiana: passano i governi, cambiano le maggioranze e le politiche economiche, ma ciò che rimane invariata, qualunque cosa accada, è la stabilità militare. “Dal 1948 la spesa militare in Italia è sempre cresciuta in termini reali e proprio negli ultimi vent’anni, secondo la base dati della spesa pubblica per funzioni pubblicata dall’Istat, l’Italia ha registrato un aumento di quasi il 25% in termini reali per la sola Funzione Difesa” (rapporto Sbilanciamoci)

La disoccupazione ha superato il 12% e quella giovanile il 40%, più di 9 milioni e mezzo di famiglie (quasi il 16% della popolazione) vivono al di sotto della soglia di povertà e quasi 5 milioni di persone ”non sono in grado di sostenere la spesa mensile minima necessaria per acquisire i beni e i servizi considerati necessari per condurre una vita minimamente accettabile”. L’Italia è l’unico paese dell’area OCSE che dal 1995 non ha aumentato la spesa per studente nella scuola primaria e secondaria “mentre negli altri paesi è aumentata in media del 62%” e nel quale si mette pesantemente a rischio la sicurezza degli studenti perché “quasi la metà degli edifici scolastici non possiede le certificazioni di agibilità, più del 65% non ha il certificato di prevenzione incendi e il 36% degli edifici ha bisogno d’interventi di manutenzione urgenti”. Insomma un paese alla deriva che deve continuare a stringere la cinghia”! …..

…. Tranne in un settore: non solo le risorse del ministero della Difesa non sono state toccate in maniera sensibile, ma si continuano ad implementare investimenti in sistemi d’arma, aggirando anche i vincoli parlamentari, come accade sulla vicenda dei caccia F-35, per i quali “il Parlamento ha votato mozioni che congelano in parte l’acquisto, ma la Difesa continua per la propria strada”, guidata – appunto – dalla legge di stabilità militare, che è indifferente anche alle decisioni degli organi costituzionali. La stima elaborata dalla Campagna Sbilanciamoci per il 2014 è di 23,6 miliardi di euro di spesa militare complessiva.

Dunque, mentre il nostro Paese è ultimo in Europa per le spese per la cultura, penultimo per le spese per l’istruzione, ultimo per il welfare, per la disoccupazione giovanile e via degradando, è tornato ad essere tra le prime quattro potenze in Europa e tra le prime dieci al mondo per spesa pubblica militare. Solo questi pochi dati forniscono il senso dell”urgenza del disarmo, non solo come valore in sè, ma anche come questione centrale delle politiche pubbliche. Insieme alla necessità di un ripensamento di fondo sul senso stesso della difesa e della sicurezza: da chi o da quali minacce la comunità italiana ha davvero bisogno di difesa?

Si tratta inoltre di questioni che riguardano l’essenza stessa della democrazia. Il complesso miliare-industriale internazionale orienta le scelte dei governi. In Italia i suoi veti condizionano la prassi democratica e controllano i voti parlamentari, fino a portare i partiti a contraddire le affermazioni fatte in campagna elettorale, rendendo intangibile la spesa per gli armamenti, come accaduto questa estate per la vicenda dei caccia-F35. Il popolo ed i suoi rappresentanti sono sempre più espropriati da decisioni già prese, spesso in sedi internazionali, come per la base Dal Molin di Vicenza, o il Muos di Niscemi o l’ammodernamento delle testate nucleari presenti sul territorio italiano, in violazione del Trattato di non proliferazione.
In questo scenario, i diritti di partecipazione democratica sono sottoposti ad un costante depotenziamento, volto a renderli incapaci di incidere sulle questioni di fondo, attraverso la loro trasformazione in un permanente sondaggio via social-network per indagare gli umori e solleticare gli istinti del pubblico spettatore, sia nella versione populista-criminale-berlusconiana che in quella populista-virtuale-pentastellata. E’ un meccanismo volto a sopire progressivamente il dovere personale di informarsi, vigilare, approfondire, mettersi in azione per il cambiamento, assumersi la responsabilità diretta delle scelte. Non sembra sfuggire a questa stretta, volta alla scissione tra democrazia e partecipazione, l’avvento di Renzi alla guida del Partito Democratico, che ha presentato una proposta di riforma costituzionale che prevede di fare a meno dell’elezione di un ramo del Parlamento ed una ipotesi di legge elettorale che propone premio di maggiornaza, soglia di sbarramento e liste bloccate decise dai partiti, in netto contrasto con tutti i principi della democrazia rappresentativa. Il dramma è che il popolo sembra ormai assuefatto e disposto a subire ogni sopruso.

Il Movimento Nonviolento

Eppure, nonostante tutto ciò, continua ad essere presente in Italia un significativo movimento dal basso che si impegna per la decrescita e la conversione ecologica dell’economia, il disarmo e la tutela dei territori dagli scempi delle grandi opere e delle servitù militari, i beni comuni e la democrazia partecipativa, i diritti dei più deboli e la solifarietà internazionale. Insomma, c’è ancora e, in qualche modo resiste, quella che Aldo Capitini avrebbe definito l’”Italia nonviolenta”, ripetto alla quale il Movimento Nonviolento ha un compito specifico, delineato dallo stesso Capitini nella relazione al I Congresso nazionale del Movimento (svoltosi a Perugia dal 4 al 6 novembre del 1966): “La nonviolenza va nel profondo più di quanto si creda. Essa si presenta, oggi in modo culminante, come antitesi ai maggiori mali: la guerra e il folle riarmo, l’assolutismo oppressivo dei governi, lo sfruttamento delle moltitudini povere, la chiusura individualistica egocentrica e disperata. Perciò essa sta alla punta estrema del vecchio mondo più di ogni altro preteso, grossolano e superficiale estremismo; anche perché se altri sa distruggere (che non è poi tanto difficile), la nonviolenza costruisce. Infatti per distruggere occorrono molti strumenti vecchi che la violenza porta con sé; mentre per costruire occorre ciò che la nonviolenza porta con sé (massime aperture, capacità di iniziative e sacrifici, tessitura di rapporti razionalmente giuridici, continuamente integrati dal “di più” che è l’unità viva con la realtà di tutti). (…) Può darsi che la nostra posizione conservi carattere di minoranza per lungo tempo e sia perciò semplice “aggiunta”; ma essa tanto più sarà persuasa di essere già “potere” – un nuovo tipo di potere – quanto più le sue iniziative saranno aperte e valide per tutti, da centri sociali collocati al livello delle moltitudini”.

In “casa nostra”:

Partiamo da Azione nonviolenta, la nostra rivista, che è giunta proprio in questi giorni ai suoi 50 anni. E’ tempo di bilancio. I contenuti sono sotto gli occhi di tutti, e ciascuno può giudicare. Del suo futuro possono parlare solo gli “abbonati”, cioè quei 646 che hanno voluto essere i “proprietari” della rivista. La sua “tenuta” è certamente un’aspetto positivo della mia direzione, che data dal 1982. Al CdC ho posto già da tempo l’esigenza di un rinnovamento, anche per fare fronte ai seri problemi che la rivista sta vivendo da qualche anno (calo degli abbonati, crescita dei costi) con il risultato di un passivo economico che si attesta circa sui 7000 euro l’anno (cui deve far fronte il bilancio del Movimento). Dopo un lungo dibattito, durato quasi un anno il CdC ed il Direttivo sono giunti alla decisione di “raddoppiare” anziché ridurre. Alla rivista cartacea si affinacherà la rivista on-line (in rete) affidata a Massimiliano Pilati, che già sta conducendo gli altri social del MN (Twittter e Facebook); la rivista cartacea ridurrà la priodicità, passando a bimestrale, e vedrà un lavoro collettivo più allargato: una redazione diffusa, un centro di lavoro, mantenendo ancora a Verona la direzione e l’amministrazione. E’ una scommessa, che riuscirà solo se ci sarà una risposta positiva degli abbonamenti. Diversamente dovremo prendere atto che An ha esaurito la sua funzione.

Abbiamo inoltre consolidato la nostra presenza sui social-network, con tre pagine su fb: “Movimento Nonviolento” 2.771 segaci, “Azione nonviolenta” 558 seguaci (ma è qualla che riusciamo ad aggiorare meno) e Aldo Capitini 1347

Oltre AN, altri punti di forza del MN sono sempre state le sedi (intese come sedi fisiche di proprietà o in gestione del MN).

Brescia, Torino, Verona, sono le tre sedi ormai storiche…. acquisite negli anni 70/80 hanno svolto per noi una funzione fondamentale. Ora però pongono qualche problema di gestione (discorso a parte merita Torino, che oggi ci ospita), ma Bs e VR sono due grandi sedi, impostate fondamentalmente come “sedi politiche”, che oggi vedono un utilizzo molto ridotto rispetto al passato (basti pensare a tutti i lavori cartacei o manuali, che si facevano un tempo e che oggi si possono fare con un piccolo portatile). Che fare di queste sedi? Come gestirle al meglio? Rappresentano un capitale di proprietà collettiva, oggi forse sottoutilizzato….

Ghilarza è stato il nostro ultimo investimento (ristrutturazione ultimata, nelle parti che potevamo fare. Il grosso dei lavori nel corpo fabbrica, è per noi inaffrontabile, e cmq ora non urgente). Pensata come “sede estiva” vi sono ora difficoltà di frequentazione (causa costi di viaggio), ed è dunque principalmente la sede del gruppo di Ghilarza e della attività sarde. E’ stata un’operazione sicuramente positiva, che ha permesso uno sviluppo della nonviolenza in Sardegna, ma ora dal “continente” di più non possiamo fare. Bisogna pensare a qualche progetto locale di sviluppo…

Nel contempo l’anno scorso è stata realizzata la postiva esperienza di seminario mir-mn a Montevaso, che si presta a maggior frequentazione nazionale, e luogo accogliente per un possibile programma di lavoro estivo del Movimento. Anche qui lo spazio è aperto ad ulteriori sviluppi…

Questa mole di attività, ed il patrimonio complessivo del MN, potrebbe sembrare enorme e sovradimensionata rispetto all’esigua entità del MN: nel 2013 solo 177 iscritti. Certo, non abbiamo mai fatto proselitismo, sappiamo bene che l’adesione al MN è un fatto di coscienza, un’adesione personale, impegnativa e intima alla Carta. Tuttavia, diciamo anche che in 177 non ce la possiamo fare a reggere il peso dei tanti impegno che amici e simpatizzanti del Mn ci caricano sulle spalle. Chi ha delle aspettative, deve anche assumersi la responsabilità di tali aspettative: l’obiettivo dev’essere quelle di almeno raddopppiare gli iscritti, come dovremo almeno raddoppiare gli abbonati… Non faremo campagne pubblicitarie, ma a chi ci chiede servizi e impegni dobbiamo dire chiaramente che la nonviolenza organizata per crescere ha bisogno di iscritti. Prima ancora di marciare, di manifestare, di aderire ad una qualsiasi campagna, di partecipare ad una qualsiasi iniziativa nonviolenta, dobbiamo chiedere l’impegno responsabile dell’adesione formale al MN.

Il terzo punto di forza del MN (ma forse il primo in termini di importanza) è quello rappresentato dai gruppi, dai centri territoriali. Un risultato importante di questi tre anni, è stato il veder crescere fino a diventare “centro” i gruppi di Fiumicino, di Modena, di Bari. Sono tre realtà il cui contributo sostanziale si è subito sentito: il centro di Fiumicino ha dato vito alla Biblioteca della nonviolenza e all’attività del gruppo giovani del MN; il centro di Modena si è assunto la responsabilità di ospitare la Festa dei 50 anni di Azione nonviolenta; il centro di Bari ha realizzato convegni importanti e contribuito al percorso contro la militarizzazione delle Murge. “Al centro dell’agire sono persone”, diceva Capitini, e quindi consideriamo una ricchezza collettiva l’entrata di Daniele Taurino, Vittorio Venturi, Gabriella Flacicchio nel nuovo Comitato di Coordinamento…

Vogliamo segnalare anche il rapporto particolare che si è instaurato con il Centro Nonviolento della Svizzera Italian di Bellinzona, che redige l’ottima rivista “Nonviolenza”; pur non essendo un vero e proprio centro del Movimento, abbiamo lo stesso sentire, lo stesso programma e spesso conduciamo le stesse campagne. Anche in questo caso attorno alla “persuasione” di poche persone, Luca, Katia, si è sviluppato un grande lavoro nonviolento.

Il centro della vita interna del MN, è sicuramente il CdC. E’ il momento centrale di dibattito ed elaborazione della politica del Movimento. Si è riunito 10 volte. Alcune riunioni si svolgono in un solo giorne, altre in due giornate. La consideriamo una vera scuola di educazione alla politica nonviolenta, grazie al contributo di tutti. L’auspicio è che i rappresentanti dei vari centri territoriali sentano come fondamentale la partecipazione al Comitato di coordinamento.

In questo ultimi tre anni vi è stata anche la “novità” di un Direttivo allargato, formato da 5 persone, che è il momento operativo e di sintesi delle decisioni del CdC. Il Direttivo assume la responsabilità e la rapprsentanza del MN. All’interno del Direttivo la Segreteria e la Presidenza operano in sintonia per la definizione dei documenti ufficiali del MN (che abbiamo scelto di pubblicare sempre su AN, come memoria storica del nostro pensiero collettivo) e cercano di assolvere a tutte le richieste di presenza o partecipazione del MN a momenti pubblici.

I nostri “vicini di casa”

Nell’area nonviolenta il rapporto più vicino è oviamente con gli amici del Mir. Condividiamo con il mir molti iscritti (in particolare nei centri di Brescia e di Torino) e la presenza nelle reti pacifiste e disarmiste (ipri, rid, tavolo icp, comitato educazione, ecc.). con il Mir organizziamo anche i campi estivi, ed in particolare il percorso di formazione dei formatori – che ha visto in questi tre anni le tappe di Torino, di Brescia e del Montevaso. Sono stati occasione di confronto e lavoro comune, anche se non hanno dato l’esito ipotizzato di formazione reale di formatori (anche per la non continuità dei partecipanti alle varie fasi).

Sono quasi 20 anni che ci ha lasciati Alex Langer. Fin da subito il MN ha partecipato attivamente alla nascita e allo sviluppo della Fondazione Langer, con il momento centrale del Premio Langer che ci ha dato l’opportunità di conoscere ed apprezzare persone e gruppi straordinari che si impegnano per la pace in tutto il mondo. La Fondazione è stata per noi un’esperienza straordinaria di conoscere e farci conoscere da tante realtà ispirate all’idea langeriana… e ci ha messo in una rete che di largo respiro italiano ed europeo. Ora la Fondazione sta esaurendo un suo primo ciclo di vita, e può fare un primo bilancio positivo.

Oltre al Premio Langer, come MN siamo presenti in “comitati scientifici” di altri due premi: il Premio Sansepolcro (Pinna-Colombo, Baker-Petrini, Biani-Paolini), e il Premio Nesi (suor Carolina Iavazzo, Riccardo Orioles, Emma Castelnuovo). Sono occasioni culturali importanti, nelle quali molto abbiamo da imparare e tanto da proporre. Presentare esempi di azioni e persone che incarnano la noviolenza ed offrire loro un riconoscimento istituzionale, è un fatto importante.

Abbiamo poi avuto rapporti politici e culturali (con articoli su Azione nonviolenta) con movimenti inseriti in conflitti sociali importanti: il mov No-Tav (abbiamo ospitato un messaggio di Perino alla festa dei 50 anni MN) e il mov No-Muos (che ha manifestato attenzione per questo nostro congresso). Sono movimenti di lotta importanti, che mescolano tematiche ambientali a quelle antimilitariste. I rapporti ovviamente non possono essere organici, ma sono di collaborazione quando richiesta, e di grande attenzione da parte nostra quando si scelgono esplicitamente metodi nonviolenti di resistenza e di programma costruttivo. Dentro a quei movimenti vi sono molte componenti, noi cerchiamo di sostenere e valorizzare quelle che si riferiscono alla nonviolenza e all’azione diretta nonviolenta. Non possiamo fare di più sul piano nazionale, se non favorire la nascita di gruppi locali che si riconoscano nel MN.

Più stretti i nostri rapporti (poiché abbiamo gruppi locali che lì lavorano e si esprimono) con i movimenti contro le basi militari a Vicenza e a Ghedi. La vicenda vicentina ha avuto un suo sviluppo articolato che ora non possiamo analizzare nel dettaglio (riteniamo salutare che ad un certo punto vi sia stata, pur nella lacerazione del movimento, chiarezza tra la parte che ha scelto la nonviolenza e chi ha scelto altre strade), ma possiamo dire che vi è stata una sconfitta e una vittoria.

A Ghedi vi è stata una ripresa del movimento, grazie anche alla presenza del centro di Brescia nel coordinamento, proprio a partire dalla campagna Taglia le ali alle armi.

Infine una nota sui nostri rapporti internazionali.

Grazie alla disponibilità di Martina Lucia Lanza abbiamo riattivato il rapporto con il Beoc (ringraziamo Sam qui presente) . Martina ha partecipato agli incontri di Parigi e di Bruxelles, e così l’Italia e il MN possono contribuire al lavoro eurpeo di difesa e promozione dell’odc nei paesi dove ancora non è riconosciuta. Tramite il Beoc sosteniamo anche gli obiettori che subiscono processi e carcere.

Il rapporto con la WRI, invece, non si è ancora potenziato. Come MN contribuiamo regolarmente con la nostra quota annuale all’importante lavoro di coordinamento internazionale che svolge la WRI, ma non ci possiamo permettere di essere presenti nelle varie riunioni. Grazie a Franco Perna, però, quest’anno saremo presenti alla Triennale che si terrà in Sud Africa.

Costruzione di una Campagna

La Festa dei 50 anni del Movimento Nonviolento (gennaio 2012) è stato il momento che ci siamo dati per fare il punto sulle iniziative e sulle campagne in corso che hanno visto l’impegno diretto del Movimento Nonviolento. Con Sergio Bergami, Carla Biavati, Francesco Spagnolo e Massimo Paolicelli, abbiamo fatto il punto sul Comitato italiano per la culturale di pace e nonviolenza, i Corpi civili di pace, il Servizio civile e la Rete disarmo e la campagna F35. Ci siamo lasciati con questi compagni di strada con l’impegno a non fermarci alla campagna contro gli F 35 ma con la proposta di un Calendario Civile di “opposizione integrale alla guerra”. Per il disarmo e la nonviolenza.

Impegno che abbiamo rilanciato agli altri movimenti italiani al Forum nazionale per la pace del giugno del 2012 a Roma e che abbiamo avuto presente nelle diverse attività dell’anno 2012 (2 ottobre, 4 novembre, visita al carcere di Peschiera) che hanno preceduto il Convegno del 15 dicembre, per i 40 anni dalla prima legge sull’obiezione dio coscienza (1972-2012).

Il Movimento Nonviolento e la Conferenza Nazionale Enti Servizio Civile hanno organizzato a Firenze il Convegno “Avrei (ancora) un’obiezione”. E’ stato un incontro non solo celebrativo di una storia passata, ma quanto mai fruttuoso per un nuovo impegno comune – tra il mondo della pace e quello del servizio civile – che si è concluso con l’appello “Un’alleanza per il futuro del Servizio Civile Nazionale” – rivolto anche ai candidati alle elezioni politiche – nel quale chiedevamo, tra le altre cose, l’impegno per quattro questioni fondamentali:

1. Rendere il servizio civile accessibile a tutti coloro che chiedono di parteciparvi.

2. Rendere effettiva la possibilità di “concorrere, in alternativa al servizio militare, alla difesa della Patria, con mezzi e attività non militari”, (sancendo così la pari dignità tra le due forme di difesa della Patria, previste dal nostro ordinamento).

3. Collegare il servizio civile al processo di costruzione della sicurezza comune dell’Unione Europea, anche incrementando la progettazione di pace nei luoghi di conflitto.

4. Aprire il servizio civile ai cittadini stranieri residenti nel nostro Paese.

Nel frattempo, una cinquantina di sottoscrittori dell’Appello sono stati eletti in Parlamento e molti di questi hanno costituito l’intergruppo dei “Parlamentari per la pace” (6 riunioni). Seppure queste richieste siano rimaste ancora in gran parte da realizzare, il 2013 si è chiuso con una buona notizia: all’interno della legge di stabilità approvata dal Parlamento è stato inserito un emendamento di Giulio Marcon, grazie al quale 9 milioni sono “destinati alla formazione e alla sperimentazione della presenza di 500 giovani volontari da impegnare in azioni di pace non governative nelle aree di conflitto e a rischio di conflitto”, in tre anni. Un primo buon risultato (dentro una brutta finanziaria) ad un anno dal nostro appello, durante il quale l’allenza tra il mondo del servizio civile ed il mondo dell’impegno per la pace, il disarmo, la nonviolenza è diventato fecondo, attraverso ulteriori tappe (anche l’apertura del SC ai giovani straieri è avvenuta, ma grazie ad un ricorso e non per scelta politica del Ministero…).

2 giugno, Festa della Repubblica che ripudia la guerra

In occasione del 2 giugno CNESC e Forum Nazionale Servizio Civile, insieme a Rete Italiana Disarmo, Campagna Sbilanciamoci! e Tavolo Interventi Civili di Pace (oltre a 100 singole associazioni) hanno scritto una lettera al presidente della RepubblicaGiorgio Napolitano, chiedendo di rinunciare alla “parata militare” e di riportare “al centro i valori fondanti della nostra Repubblica”, dove annunciavamo inoltre, l’impegno a celebrare il 2 giugno nelle nostre sedi e in quelle del SCN l’Italia che “ripudia la guerra”, nello spirito dell’articolo 11 della Costituzione.

Il Presidente – pur mantenedo la “rivista militare” – per la prima volta ci ha ha risposto, dicendo che”il 2 giugno è la festa di tutti gli italiani, che in quel giorno ricordano e riaffermano i valori democratici della convivenza civile che trovano espressione nelle varie forme della loro partecipazione alla vita sociale del Paese”.Sottolineando come la “sicurezza” non sia garantita solo dalle “formazioni armate”, ma dalla “Protezione Civile, del Servizio Civile Nazionale, dei Vigili del Fuoco e della Croce Rossa”.

Così la nostra “Festa della Repubblica che ripudia la guerra” si è svolta attraversol’apertura festiva di decine di sedi di servizio civile e di luoghi d’impegno per la pace nei quali sono stati invitati a recarsi i parlamentari,mentre a Roma l’evento principale ha visto un doppio appuntamento: (foto)

– al mattino con un presidio-evento in cui le reti promotrici della “Festa della Repubblica che ripudia la guerra” hanno premiato alcuni cittadini rappresentanti di categorie simboliche dello spirito costituzionale, in quanto “Testimoni di Pace”. A seguire la presidente della Camera Laura Boldrini ha incontrato volontari civili e i referenti delle retipromotrici della “Festa della Repubblica che ripudia la guerra” presso una sede romana di servizio civile.

2 ottobre, Giornata internazionale della nonviolenza (e dintorni)

L’Alleanza ha trovato nuova linfa da questa iniziativa ed ha continuato a saldarsi, raggiungendo un punto di maggiore consapevolezza politica in occasione del 2 ottobre, Giornata internazionale della nonviolenza, nella quale MN, RID, Tavolo ICP e CNESC hanno prodotto un manifesto nazionale (FOTO 38) : “Se vuoi la pace prepara la pace. Con il disarmo e la difesa nonviolenta”.

Intorno al 2 ottobre sono poi accaduti alcuni eventi differenti ma correlati, simbolicamente e politicamente:

  • il 1° ottobre Francesco Vignarca, è stato audito alla Commissione Difesa della Camera alla quale ha rivelato l’acquisto già avvenuto di sei caccia F35, ad un costo di 120 milioni ciascuno per un totale di 720 milioni di euro, sui 90 caccia previsti (nonostante la mozione di “sospensione” votata dalla Camera);
  • il 4 ottobre è stato emanato il bando per il Servizio Civile Nazionale rivolto a 15.466 volontari – il numero più basso dal 2005 – con uno stanziamento complessivo di 65 milioni di euro – la metà del costo di un solo caccia F-35 – a due anni di distanza dall’ultimo bando ordinario e ad uno dalla presentazione dei progetti.

Plasticamete, due pesi e due misure per le due modalità di difesa della patria previste dal nostro ordinamento.

Cinque principi per un il Servizio Civile

La questione centrale per il Servizio Civile rimane dunque quella della pari dignità tra le due forme di difesa.Per questo, con gli Enti di Servizio Civile, abbiamo condiviso che è necessario tenere insieme le questioni del disarmo e della difesa civile, attraverso la contestuale affermazione di cinque principi fondamentali:

1. il Servizio Civile Nazionale è un diritto per tutti coloro – italiani o stranieri residenti in Italia – che intendano svolgerlo e non un privilegio di pochi fortunati (com’è attualmente);

2. il Servizio Civile è un istituto di difesa della Patria alternativo allo strumento militare, ma con esso di pari dignità;

3. la difesa civile della Patria, a cura del servizio civile, è rivolta alle difesa dalle minacce nei confronti dei diritti costituzionali dei cittadini, non meno importanti della difesa dei confini nazionali, ma concretamente ed effettivamente sotto attacco;

4. la difesa civile non armata e nonviolenta – se adeguatamente predisposta e preparata – è in grado di concorrere anche alla difesa del territorio da eventuali minacce armate e di realizzare interventi preventivi di pace in contesti di conflitto internazionale.

5. (condizione preliminare affinché i primi principi quattro possano essere davvero realizzati) è necessario equilibrare le risorse del comporto Difesa, spostandole dallo strumento militare allo strumento civile, per sanare quel rapporto di uno a mille, in quanto a capacità di investimento, tra i due istituti di difesa

Questo positivo rapporto con la Cnesc ci ha spinti anche a chiedere l’entrata del MN nella Conferenza, come ente “storico” del SC. Abbiamo inviato la formale richiesta.

Adesso una Campagna per il disarmo e la difesa civile

Ora – dopo “l’emendamento Marcon” alla legge di stabilità che hasono posto le basi di un vero contingente italiano di volontari civili per progetti internazionali di difesa civile non armata e nonviolenta – è necessario costruire intorno a questo nucleo le adeguate condizioni legislative e preparare i prossimi passi, agendo dall’interno e dall’esterno del parlamento.

Già due primi importante passi sono avvenuti contemporaneamente il 22 gennaio:

  1. all’interno del Parlamento i Parlamentari per la pace, hanno prima presentato ai movimenti ed alle associazioni e poi depositato una specifica proposta di legge sui Corpi Civili di Pace. A questo punto, il passaggio successivo crediamo debba essere un progetto di legge quadro sulla pace, che – oltre ai CCP – preveda la riforma del Servizio Civile Nazionale, il relativo Dipartimento per la difesa civile, l’Istituto pubblico di ricerca sulla pace ed un Programma di educazione alla nonviolenza nelle scuole di ogni ordine e grado;
  1. all’esterno del Parlamento, a cura delle Reti per la pace ed il servizio civile, è avvenuto il lancio nazionale dell’ Arena di Pace e Disarmo del 25 aprile,

Dall’Arena sarà lanciata appunto la Campagna per il disarmo e la difesa civile, una campagna politica e culturale – che stiamo costruendo insieme alle Reti – per realizzare compiutamente l’art. 52 della Costituzione, attraverso la possibilità di una opzione nonviolenta per la pari dignità tra la due forme di difesa già previste nell’ordinamento italiano, che promuova – contemporaneamente due diritti:

  • il diritto per tutti i giovani al servizio civile
  • il diritto per tutti i cittadini a finanziare la difesa disarmata – cioè la difesa dei diritti civili e sociali – invece che quella armata – cioè lo spreco di enormi risorse pubbliche nella riqualificazione e nell’apliamento di sistemi d’arma per la praparazione della guerra.La proposta è qualla di una legge di iniziativa popolare che preveda l’opzione fiscale tra le due modalità di difesa. Insomma, una campagna di civiltà, intorno alla quale – se sapremo condurla adeguatamente anche sul piano della comunicazione, come per la campagna Taglia le ali alle armi – potremmo raccogliere molto consenso da parte dei cittadini, così come è avvenuto tra le reti pacifiste e qualle del Servizio civile.

Così come la generazione di Pietro Pinna prima e degli obiettori di coscienza dopo, ha conquistato il diritto all’obiezione di coscienza, oggi una nuova generazione di volontari civili – insieme ai movimenti, alle associazioni, agli enti – deve conquistare il diritto alla difesa civile, non armata e nonviolenta. Secondo la legge e la Costituzione. Perché ciò sia possibile davvero non vi è che una strada: spostare risorse dallo strumento militare a quello civile.

Anche al Congresso del Movimento Nonviolento, spetta di fare la sua parte.

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MOZIONI.
Il 24° Congresso nazionale del Movimento Nonviolento (MN), riunito a Torino nei giorni 31 gennaio, 1 e 2 febbraio 2014,

al termine di lavori articolati in sedute tematiche, commissioni e plenaria:
– esprime adesione alle linee generali di analisi e di programma esposte nella relazione introduttiva della Presidenza e della Segreteria, che costituisce parte integrante di questa Mozione;

– assume gli impegni risultanti dai lavori delle commissioni come approvati dall’assemblea;
– ribadisce la necessità dell’apporto dei pensieri e delle pratiche della nonviolenza, esercizio competente del potere di tutti e di ciascuno, per affrontare la grave crisi della politica e delle stesse strutture della democrazia rappresentativa; condizione preliminare è il rafforzamento del Movimento stesso, e in generale della nonviolenza organizzata, tramite l’iscrizione e l’abbonamento ad Azione nonviolenta;

– individua nel disarmo personale, culturale, economico, militare, la strategia fondamentale del proprio agire per i prossimi anni;

– indica nella diffusione del lavoro dei Centri del Movimento Nonviolento e dei singoli aderenti, nel loro coordinamento affidato al comitato nazionale, nella costante apertura, proposta e pratica di collaborazione con i movimenti o reti che alla nonviolenza si ispirano, la condizione necessaria per creare un futuro disarmato, per la pace tra gli uomini, con la natura ed ogni essere vivente.

Commissione 1

disarmo e difesa

Il Movimento Nonviolento in questi ultimi anni si è fortemente impegnato sui temi del disarmo, della difesa civile, della promozione della trasformazione nonviolenta dei conflitti e della valorizazzione e pieno riconoscimento del servizio civile, in quanto istituto di difesa della patria, lavorando in rete con varie organizzazioni e associazioni. Questo comune lavoro è ora confluito nell’organizzazione di “Arena di Pace e Disarmo” del prossimo 25 aprile di cui il Movimento Nonviolento è uno dei promotori.

Sulla base di questa premessa l’assemblea congressuale impegna il Movimento Nonviolento a:

  • Adoperarsi a promuovere in sinergia con altri partner la campagna “Disarmo e Difesa civile 2014” che vuole offrire a tutti i cittadini una possibilità normata dal punto di vista legislativo (tramite una legge di iniziativa popolare) di accedere ad una opzione fiscale relativamente ai fondi per la Difesa: cioè poter scegliere se finanziare quella militare e armata o quella civile e nonviolenta. In tal senso andrebbe proposta la possibilita’ di scegliere se contribuire ad una difesa civile, con finalita’ civili e sociali e nonviolente al posto di spese militari ritenute da vaste fasce di popolazione errate, soprattutto in questo grave momento di crisi. Una campagna con una forte comunicazione in grado di far comprendere che difesa e’ anche e soprattutto quella dei diritti costituzionali, la cui graduale erosione e’ la vera e grande minaccia di questa epoca, piuttosto che quella fondata su tremendi strumenti di morte, a partire dal nucleare.
  • La Campagna dovrà promuovere la proposta di una legge quadro sulla pace, che supporti la nascita di un “Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta” insieme ad un Istituto pubblico nazionale di ricerca e formazione sulla trasformazione nonviolenta dei conflitti con un focus speciale sulla formazione dei corpi civili di pace. La legge quadro dovrà prevedere inoltre un programma di educazione alla nonviolenza, attraverso la formazione alla prevenzione dei conflitti ed alla loro risoluzione nonviolenta per tutti gli insegnanti, attraverso una formazione, sia iniziale che permamente, del personale scolastico all’interno delle Scuole di specializzazione all’insegnamento. Si tratta di corsi obbligatori rivolti, in questo caso, oltre agli insegnanti, a tutti gli adulti che abitano i contesti scolastici, per sviluppare o acquisire quelle competenze necessarie ad una scuola capace di lavorare sulla costruzione di buone relazioni su basi nonviolente.
  • Questa legge dovrà essere finanziata con fondi pubblici sottratti alle spese militari, com’è nell’obiettivo principale della costruenda Campagna. In riferimento al Centro di ricerca, all’interno dei movimenti che in questi anni si sono impegnati su queste tematiche esiste già un vasto bagaglio di esperienza teorica e pratica da cui attingere, come ad esempio la vasta documentazione e ricerca svolte a Vicenza.
  • Il Movimento Nonviolento è presente nell’iniziativa “Sarajevo 2014” in quanto membro del Comitato per leduzazione alla pace e alla nonviolenza, dell’Ipri-Rete ccp, e della WRI. Il MN conferma quindi il suo sostegno di pubblicizzazione a questo evento.
  • A conclusione si invita il MN a utilizzare e valorizzare l’immobile Torre dei Guardiani, attribuito – insieme ad altri partner – al MN dal Parco Nazionale dell’Alta Murgia, sito nell’agro del comune di Ruvo di Puglia, nel cuore dei territori in cui si svolgono le esercitazioni di artiglieria pesante dell’Esercito e per questo luogo simbolico della lotta contro la militarizzazione dell’Alta Murgia e della Puglia.

Commissione 2

democrazia e politica

La commissione ha condiviso profonda preoccupazione per i rischi che assillano, limitano e talvolta stravolgono il nostro sistema democratico, per lo svuotamento della politica come luogo delle scelte per la comunità, per la crescente disaffezione verso tutto ciò che è pubblico e per la distanza sempre maggiore tra i cittadini e i loro rappresentanti. La sensazione avvertita è quella di un livello decisionale lontano e intangibile, impermeabile alle istanze dei cittadini e capace tuttavia di controllare e reprimere. Una repressione che trova spazi di collaborazione in tanta parte della popolazione cui risultano convenienti la delega, il disinteresse e l’acquiescenza, così da poter continuare a coltivare il proprio privato interesse.

In alcuni contesti locali, dove la sfiducia riguarda situazioni o decisioni specifiche – ad esempio di carattere ambientale, energetico, militare ecc. – gruppi di cittadini raggiungono un grado di esasperazione tale da rinunciare alla mediazione politica e democratica per intraprendere azioni dirette che spesso dichiarano di voler rinunciare alla violenza, o denotano l’intuizione che solo la nonviolenza può riconvertire tali conflitti, ma sono frequentemente messe in crisi dall’inesperienza o dalla durezza della repressione.

Una strada sperimentata in tante realtà, di conflitto sociale palese come per il movimento no-TAV o di ricerca rispetto ad una violenza culturale e strutturale generalmente avvertita, così come in tante città, è la crescita di piccoli gruppi (la loro forza è preziosa, indicava Capitini), luoghi dove il crearsi di legami di fiducia, di scambio e di ricerca intorno a temi condivisi consente una crescita profonda non pensabile nei grandi movimenti e neppure facilmente praticabile nella sfera privata. Questi piccoli gruppi sono stati raffigurati come un terreno fertile che poi darà frutto in modi che non ci aspettiamo.

Certo, i piccoli gruppi sono di per sé “minoranza”. Molto avvertita sarebbe invece l’esigenza di comunicare le nostre posizioni ad una fascia sempre più ampia di cittadini augurandosi che questo possa tradursi in concreti orientamenti sociali e politici di segno diverso. Una strada intrapresa e da intraprendere ulteriormente è quella di curare la comunicazione del MN attraverso gli strumenti presenti e futuri, intendendo con questo An di carta e on line, il sito del MN, i social network.

Studi approfonditi sulla comunicazione consentirebbero forse di raggiungere in modo efficace un più vasto numero di persone, come alcuni partiti politici hanno saputo fare negli ultimi decenni. Il desiderio per il MN è di avviare un dialogo che cresca sempre in ampiezza – raggiungendo davvero un maggior numero di persone – senza perdere in profondità e non dimenticando neppure il bisogno di interagire a diversi livelli. Pensiamo ad esempio al coniugare l’azione di informazione, formazione, e educazione rivolta al maggior numero di persone con quella di interlocuzione a sostegno agli sviluppi democratici che pure esistono all’interno delle istituzioni o nelle formazioni politiche tradizionali.

In un suo articolo datato 1947, richiamato durante i lavori di commissione, Aldo Capitini, preso atto con scarsa soddisfazione dell’esistenza dei partiti politici, indicava quattro posizioni di coscienza irrinunciabili:

1) nella vita politica e sociale: per l’integrazione dei partiti politici con ampie istituzioni aperte a tutti, come i C.O.S. ecc., e nei partiti facendoli vivere democraticamente;

2) nella scuola e nella stampa: contro l’imposizione di un’ideologia unica;

3) nella vita politica e statale, contro l’eventualità della tortura e della menzogna politica;

4) nella lotta internazionale: per il riconoscimento del diritto all’obiezione di coscienza.

Tradurre tutto questo oggi, nell’attuale configurazione sociale e politica e ricordando le risorse del MN, indica diversi livelli di azione:

  • localmente: promuovere la nascita di piccoli gruppi come laboratori di democrazia, anche lavorando in rete con altre componenti che condividono le nostre istanze di fondo;
  • ancora localmente: essere presenti a supporto dei gruppi, movimenti, comitati di resistenza territorialmente a noi vicini per promuovere lo studio e l’applicazione del metodo nonviolento, con il supporto sia dei gruppi locali del MN, sia del comitato di coordinamento nazionale e dei nostri mezzi di comunicazione, primo tra questi Azione nonviolenta cartacea e in rete. Porsi su questa strada per contribuire ad evitare sia derive violente nelle esperienze di conflitto sociale, sia criminalizzazioni o stigmatizzazioni da parte dei mass media che finiscono per invalidare ogni tentativo di dissenso o, peggio, per offuscare completamente l’obiettivo originario dell’impegno collettivo.

Per il nostro Movimento l’invito è e fare questo non come maestro o detentore del metodo ma come gruppo di persone in ricerca che stanno dentro alle cose sapendo che molti sono gli apporti necessari, e tutti di uguale dignità: quello di chi svolge azioni nonviolente assumendosi rischi personali, quello di chi è impegnato a supporto, o di chi svolge funzioni di informazione e diffusione verso l’esterno, o infine il ruolo di chi, proprio perché un passo più a lato, può dare riscontri e mostrare anche quegli aspetti della realtà che tendono a sfuggire a chi è emotivamente e personalmente immerso nel conflitto;

  • interloquire con la politica dei partiti, riconoscendo il valore e l’impegno di un’azione istituzionale per lo sviluppo della democrazia partecipata e il riconoscimento dei diritti fondamentali;
  • sottolineare la forte connessione esistente tra disarmo e democrazia e indicarla con nettezza nella futura campagna per il disarmo e per la promozione di una difesa civile, non armata e non violenta;
  • non dimenticare che l’impegno per la democrazia vissuto con coerenza richiede uno sforzo molto grosso anche per noi stessi, per la nostra vita personale e le nostre relazioni interpersonali e associative;
  • continuare ad utilizzare e a migliorare i nostri mezzi di informazione tradizionali e sul web, e al contempo curare un utilizzo critico degli strumenti multimediali e investire nello studio e nella divulgazione della critica ai nuovi media digitali con energie proporzionate a quelle investite nella loro adozione.

In particolare su quest’ultimo punto sono stati sollecitati suggerimenti per disegnare la nuova Azione nonviolenta in rete e la rinnovata Azione nonviolenta cartacea. Il gruppo ha ben compreso le differenti caratteristiche quanto a identità, periodicità e livello di approfondimento delle due edizioni e ha indicato nella versione in rete la possibilità di ricevere informazioni rapide, diffuse, attuali, con contributi da tante fonti dell’area nonviolenta. È stato suggerito che questo magazine on line sia costruito veramente in rete sin da subito: coinvolgere fin dal principio amici che non appartengono al MN ma si impegnano nella nostra area sarà un modo perché questo spazio di comunicazione sia sentito veramente come condiviso e aperto. Una proposta specifica ha riguardato la previsione su “An in rete” di uno sportello di consulenza on line per insegnanti sul tema della violenza nelle scuole.

Al tempo stesso tutti i presenti hanno riconfermato la necessità di una rivista cartacea come An che, riducendo la periodicità – bene la contrazione a 6 o anche a 4 numeri annui – diventi tematica, di approfondimento, e dia spazio ad articoli, a saggi, e a contenuti di ricerca o di formazione che non troverebbero sul sito una collocazione adeguata.

Commissione 3

Diritti e Doveri

Poiché da un punto di vista meramente giuridico i diritti rischiano di essere espressioni insufficienti nella prospettiva della nonviolenza, a questi vanno accompagnati i doveri ad essi relazionati, nell’ottica non di una semplice rivendicazione ma di un loro riconoscimento e attuazione pratica.

Inoltre l’attuale situazione di crisi economica e sociale rende urgente una ridefinizione del rapporto diritti/doveri anche da parte dei cittadini, in particolare in merito a quelli più minacciati: diritto al lavoro; diritto alla casa; diritto al cibo; diritto alla rappresentanza, diritto allo studio, et cetera.

Il rapporto fra diritti e doveri ha infine a che fare con le violenze e le ingiustizie passate. Per questo diventa una priorità lavorare sulla cultura e sull’educazione alla nonviolenza per valorizzare le azioni dirette, l’approfondimento teorico-pratico da realizzare attraverso un migliore utilizzo dei nostri mezzi di comunicazione e di confronto; in particolare Azione nonviolenta, nei suoi due formati on-line e cartaceo.

Dal dibattito in commissione, tenendo presente la limitatezza delle nostre attuali possibilità e l’ampiezza della tematica, ci si è concentrati su questi 4 punti concreti, realizzabili e sostenibili:

1) La nonviolenza e l’apertura agli altri viventi:

La capacità di incidere del Movimento Nonviolento passa anche dal non limitare la pratica della nonviolenza a categorie specifiche di esseri viventi, poiché essa è una apertura infinita ai tutti. Risulta perciò auspicabile un impegno sempre maggiore verso il rispetto, la cura e le relazioni con i nonumani e una maggiore collaborazione in rete con i soggetti che si occupano in modo specifico di queste tematiche. Pertanto, si rimanda al Comitato di Coordinamento e al Movimento Nonviolento tutto l’impegno ad una maggiore attenzione alla questione dei nonumani, attraverso le seguenti azioni:

  • Realizzazione di approfondimenti teorico-pratici sulla rivista, sia cartacea sia in rete, con l’invito a dedicare sul sito un blog specifico sul tema.
  • Rafforzare la rete di rapporti con i movimenti attivi su questi temi (come ad esempio la LAV con cui già abbiamo avviato prime collaborazioni), e individuare una o più persone del Movimento Nonviolento che si dedichino con continuità al rapporto e alla costruzione di eventi ed attività con essi.

2) Disarmo e diritto al lavoro

Premesso che una buona riuscita della campagna per il Disarmo passa anche dalla capacità di dare risposte alternative al sistema militare sul tema del diritto al lavoro, recuperando l’eredità e l’impegno sull’obiezione alla produzione bellica, si segnalano le seguenti possibilità di impegno individuale e collettivo:

  • Sostegno e solidarietà agli obiettori alla produzione bellica;
  • Sensibilizzazione e coscientizzazione dei sindacati attraverso la produzione di un documento specifico, e valutazione della possibilità di un seminario congiunto sul tema;
  • Coinvolgimento nella campagna disarmo 2014 anche degli operai direttamente coinvolti nel produzione di armi, portando la consapevolezza della stretta connessione tra industria militare e disoccupazione.

3) Servizio civile

Premesso che il Servizio civile è un istituto specifico di difesa civile della patria e di conseguenza una sua ridefinizione deve articolarsi in base alle minacce reali dalle quali la patria ha bisogno di essere difesa, il Movimento Nonviolento sostiene questi quattro punti:

  1. Il Servizio civile è un diritto per tutti coloro, italiani e stranieri residenti in Italia, che ne fanno richiesta.
  2. Il Servizio civile nazionale è un istituto di “difesa della Patria” (art. 52 Cost.) alternativo allo strumento militare, ma con esso di pari dignità.
  3. La difesa civile della patria, a cura del Servizio civile, è rivolta alle difese dalle minacce nei confronti dei diritti costituzionali dei cittadini, non meno importanti della difesa dei confini nazionali, ma concretamente ed effettivamente sotto attacco.
  4. La difesa civile non armata e nonviolenta se adeguatamente preparata è in grado di concorre anche alla difesa del territorio da eventuali minacce esterne.

Per i prossimi tre anni il Movimento Nonviolento si impegna a:

  • Continuare su questa strada, per una promozione del servizio civile di tutti quelli che ne faranno richiesta.
  • Rafforzare la collaborazione con la CNESC e gli altri enti di servizio civile.
  • Realizzare una concreta valutazione sull’accreditamento di altre sedi del Movimento Nonviolento per il Servizio Civile, in Italia e all’estero.

4) Un impegno per il futuro

Nel dibattito diritti/doveri non si può prescindere dall’assumersi una responsabilità individuale e collettiva come iscritti al Movimento Nonviolento, per la sua crescita e prosecuzione, con una attenzione privilegiata verso i giovani.

La strada maestra può essere intrapresa mediante la diffusione e il rilancio di Azione nonviolenta, con:

  • Una campagna abbonamenti, da articolare concretamente a breve, che si rivolga a destinatari specifici (ad es. biblioteche, studenti e così via);
  • Un impegno a mettere in distribuzione la rivista durante tutte le iniziative locali, (sia organizzate direttamente sia alle quali si aderisce).

Il secondo aspetto è un impegno sulla formazione alla nonviolenza, per la realizzazione di incontri a livello locale, e di percorsi specifici con le scuole di ogni grado, da condividere puntualmente tra i vari centri territoriali al fine di valorizzare le esperienze, rafforzare le buone prassi e incrementare le opportunità di finanziamento e visibilità.

Commissione 4

Decrescita e semplicità volontaria

La commissione ha discusso la tematica esplorando tre livelli di analisi: individuale, collettivo e sistemico.

La situazione di crisi economica, politica e sociale globale porta il Movimento Nonviolento a confrontarsi da un lato con l’evidenza del fallimento del paradigma economico capitalista e con le forme di violenza ad esso strutturali; dall’altro con il moltiplicarsi di esperienze e iniziative rivolte alla costruzione dal basso di una alternativa più sostenibile e equa, che fanno perno sul concetto di responsabilità individuale.

Il Movimento Nonviolento dichiara il suo rifiuto al modello capitalista e si impegna per lo sviluppo di un’alternativa costruttiva, quella di un’economia della relazione dove la soddisfazione dei propri fabbisogni tenga conto degli effetti conseguenti a livello globale. L’impegno va declinato in particolare sul tema del diritto al cibo e sulle iniquità conseguenti all’attuale sistema agroalimentare.

I livelli di intervento individuati sono molteplici e vanno dall’educazione dei bambini e informazione corretta, all’azione concreta.

E’ possibile riconoscere molti tratti di continuità tra i movimenti emergenti (decrescita, economia solidale, ecc.) e l’area nonviolenta, negli obiettivi, nei valori di riferimento, ma non sempre nella riflessione sul metodo. E’ quindi auspicabile cercare collaborazioni con esse per intraprendere un percorso di azione comune.

Proposte e strumenti

A livello individuale il Movimento Nonviolento promuove l’assunzione di comportamenti di acquisto e consumo consapevoli che hanno la forza dell’esempio e offrono uno stimolo ad altri dimostrando la praticabilità di soluzioni economiche alternative (adesione a GAS, progetti di sostegno comunitario delle piccole produzioni, uso strumenti di finanza etica, approccio all’autoproduzione, riduzione dei consumi e dei rifiuti ecc.)

A livello collettivo il Movimento Nonviolento auspica un coordinamento con le realtà e movimenti che si dedicano alla ricerca di una alternativa economica, impegnandosi a cercare un’interlocuzione con gruppi locali e a livello nazionale, dove si riscontrino continuità di principi e metodi di azione.

Si rileva l’utilità di usufruire degli strumenti di comunicazione attualmente a disposizione del Movimento Nonviolento per la diffusione di informazioni sul tema dell’economia alternativa, in particolare si propone:

– di creare sul sito web del Movimento un’area specifica, dove elencare siti utili sulle pratiche di economia alternativa e fornire informazioni di orientamento, valorizzando il patrimonio di informazioni ed esperienze già esistenti;

– di creare una rubrica sulla rivista Azione nonviolenta per segnalare buone pratiche e progetti di economia alternativa

– cogliendo l’occasione della Festa di Azione nonviolenta di giugno a Modena per creare un primo luogo di incontro tra Movimento Nonviolento e le realtà dell’economia solidale (Negli stessi giorni si terrà l’assemblea nazionale dei GAS a Parma)

Votanti 43.

A favore 43. Contrari 0. Astenuti 0.

Approvata all’unanimità

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ORGANI ELETTI.

Presidente: Mao Valpiana

Direttivo: Pasquale Pugliese, Elena Buccoliero, Massimiliano Pilati, Piercarlo Racca

Comitato di Coordinamento: Caterina Bianciardi, Caterina Del Torto, Gabriella Falcicchio, Raffaella Mendolia, Adriano Moratto, Daniele Taurino, Vittorio Venturi, Martina Lucia Lanza (rapporti internazionali), Rocco Pompeo (Centro studi Nonviolenza),
Presidente emerito (invitato permamente al CdC) Daniele Lugli

Votanti 43.
A favore 43. Contrari 0. Astenuti 0.

Approvata all’unanimità