L’Unione Europea dovrebbe promuovere la pace, non dare sussidi all’industria delle armi!

L’Unione Europea dovrebbe promuovere la pace, non dare sussidi all’industria delle armi!

Rete Italiana per il Disarmo e European Network Against Arms Trade da oggi in azione per impedire che fondi UE vengano destinati alla ricerca militare

Roma – Bruxelles, 13 settembre 2016

Con un appello diffuso ai Membri del Parlamento Europeo e ai Rappresentanti Parlamentari degli Stati Membri dell’Unione Europea le campagne e gli attivisti per la pace riuniti nella rete continentale ENAAT (European Network Against Arms Trade) chiedono con forza che si dica “NO” all’inclusione della ricerca militare e per le armi nel budget UE. Ai parlamentai viene chiesto di rigettare l’Azione Preparatoria (PA – Preparatory Action on Defence research) che la Commissione Europea intende includere nelle linee di finanziamento in discussione dalla prossima settimana. “L’Unione Europea dovrebbe promuovere la pace, non dare sussidi all’industria delle armi” è la posizione espressa dalle 14 campagne nazionali e dai 3 organismi internazionali europei che compongono la rete ENAAT.

Dopo diversi anni di azione persistente condotta in maniera discreta e riservata, in particolare da gruppi di lobby legati all’industria delle armi come l’ASD (AeroSpace and Defence Industries Association of Europe), e con il supporto recente di alcuni Stati Membri e Parlamentari europei, l’Unione Europea è oggi a pochi passi dall’iniziare a fornire sussidi alla ricerca per nuove armi, con l’utilizzo di denaro pubblico europeo. La già citata Preparatory Action sulla ricerca per la difesa, scritta da un “Group of Personalities” – cioè un comitato consultivo – composto per oltre la metà di rappresentanti legati all’industria militare, è infatti inclusa nella bozza del Budget UE per il 2017. In pratica l’industria degli armamenti sta consigliando l’Unione Europea di iniziare a fornire fondi e sussidi alla stessa industria militare. Con un chiaro conflitto di interessi! La Commissione ha già accettato il contenuto di questa Azione Preparatoria e ora la decisione finale è nelle mani del Parlamento Europeo e degli Stati Membri.

Questa non è l’Unione Europea che vogliamo!
Finora prodotti di natura militare erano rimasti esclusi da qualsiasi stanziamento previsto nelle linee di Bilancio UE. Una situazione che, purtroppo, sta per cambiare. E si tratta solo dell’inizio: l’obiettivo di lungo termine delle lobby favorevoli all’industria militare è quello di ottenere un Programma completamente strutturato sulla ricerca per la Difesa (European Defence Research Programme) per un importo complessivo di oltre 3,5 miliardi di Euro nel periodo 2021-2027
Poiché, per sua stessa natura, il Bilancio UE non è ampliabile a piacimento ciò significherà in automatico l’applicazione di tagli drastici su altre linee di finanziamento, di natura civile. Inoltre l’obiettivo principale, già dichiarato esplicitamente, di questo tipo di sussidi sarebbe il sostegno alla competitività dell’industria militare e della sua capacità di export al di fuori dell’Unione. Con il risultato quindi di favorire anche l’invio di armi in Paesi che contribuiscono all’instabilità internazionale o stanno prendendo parte a conflitti sanguinosi, come dimostra chiaramente l’esempio delle vendite all’Arabia Saudita da parte di numerosi Stati Membri UE in questi ultimi mesi.

Dobbiamo fermare ora questa insensata intenzione!
La rete europea ENAAT, di cui Rete Italiana per il Disarmo è parte, fa dunque appello ai Parlamentari Europei e a quelli nazionali, oltre che ai Governi degli Stati Membri, per fermare fin da subito l’inserimento della ricerca militare e per le armi nel Bilancio dell’Unione Europea. Nemmeno un centesimo dei fondi pubblici UE deve finire nelle tasche delle aziende che producono armamenti. I fondi per la ricerca dovrebbero invece essere destinati a progetti che sviluppino forme nonviolente di prevenzione e risoluzione dei conflitti e ad azioni che siano in grado di affrontare le cause alla base dell’instabilità internazionale, come ad esempio il cambiamento climatico.

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