Militarismo di pace? intervento precongressuale di Adriano Moratto.

Militarismo di pace? intervento precongressuale di Adriano Moratto.

intervento precongressuale di Adriano Moratto.

Art.11: L’Italia ripudia la guerra (Costituzione italiana).

1. Opposizione integrale alla guerra (Carta del Movimento Nonviolento)

Settanta-cinquanta anni fa bastavano queste frasi per capire che il progresso e il futuro dipendevano dall’abolizione di armi ed eserciti.

E oggi?

Assistiamo ad un ribaltamento continuo di questi concetti. Stiamo acriticamente tornando al “se vuoi la pace, difenditi con le armi”. Dopo un protocollo ministeriale con il ministro Pinotti si promuovono, nelle scuole, incontri e stage con militari per educare all’importanza di obbedire , alla necessità della “disciplina”, per una genuina rilettura dell’art 11 in chiave militarista. Insomma una scuola addestrata alle regole militari come titolava con risalto il Giornale di Brescia di sabato 25 marzo pag. 20.

Financo l’AGESCI, tra una marcia di Perugia-Assisi e l’altra, promuove accordi di collaborazione con la Marina militare per la formazione degli scout.

I carabinieri (per chi non lo sapesse, sono la forza di polizia dell’esercito) inglobano ora gli operatori della Forestale e si candidano pure come puntuali informatori per il bollettino valanghe e pericolo ghiaccio (che siano invidiosi dell’aviazione, che ha il monopolio delle previsioni del tempo?).

La stessa Aviazione Militare che recentemente, a Ghedi, (notizia sui media del 4 ottobre 2016) ha scoperto grazie al volo dei piloti sui Tornado (sic!) un campo di marijuana (aviazione militare come capofila nella lotta alle droghe?).

Ma è tutto un dilagare di propaganda militarista che ormai sta diventando “cultura”.

Terremoti, alluvioni, dissesti idrogeologici, rapine, furti, ordine pubblico, sicurezza “emergenza migranti: a gran voce c’è una rincorsa a chiamare l’esercito, ormai risolutore di ogni problema.

Poi, con lineare coerenza, in questo si inserisce una richiesta di difesa “fai-da-te” con la logica risposta da militare: eliminiamo il problema. Entra uno in casa? Mi lascia la persona amata? Mi hanno fatto un torto? Elimino i responsabilii. Li annichilisco.

Come Movimento Nonviolento abbiamo portato alla Camera una legge per la difesa civile non-armata,, stiamo faticosamente cercando di costruire i presupposti per una formazione non armata e nonviolenta delle forze dell’ordine ed intanto assistiamo alla diffusa propagandistica voglia di risolvere “tutto e subito” con l’esercito.

Come ricordava Langer, si stanno imponendo anche nella società civile le logiche del “ più forte”, piene di violenza e sopraffazione, ma in modo più subdolo, aggiornate con le nuove tecniche pubblicitarie

Bisogna prima “curare l’immagine”.

In un paese vicino a Brescia c’è tutti i giorni un carabiniere che accompagna a scuola una ragazza disabile. Bene, bravo. Però… perché lo deve fare con un veicolo dei carabinieri? Mi è stato detto che la cosa è promossa dai suoi superiori.

Giovedì 23 scorso ero a Ghedi per la manifestazione contro il nucleare, ed un colonnello della base ci ha illustrato tutte le attività “umanitarie” che i militari fanno sul territorio. Come non essere contenti? Ma i bombardieri che partono dalla base per “missioni umanitarie” con vittime civili, dove li mettiamo?

In sintesi, quello che io percepisco è una sdoganatura propagandata a tutti i livelli nella maggioranza dei media della “voglia di militare”.

Il tema è ancora: “cosa fare, del tanto che c’è sempre da fare?”.

Come diceva quell’arabo, anni fa: “la messe è molta, ma gli operai scarseggiano”. Una frase che deve essere uno sprone in più all’azione, non un ignavo consiglio alla rassegnazione.

E allora? Ognuno deve impegnarsi a contestare pubblicamente e smascherare questo strisciante militarismo che sottende una società di sottomessi, democraticamente sottoposti ad un potere “buono” che elimina i “cattivi”.

Dobbiamo rilanciare tutte le ragioni per la difesa civile unico varco per uscire dalla storicamente inumana e fallimentare difesa armata. Poi riprendere il tema della formazione delle forze dell’ordine.

I problemi di ordine e sicurezza, la difesa dai “pericoli”, si risolvono affrontandoli con il confronto nella loro complessità.

Dobbiamo ribadire che eliminare gli effetti non rimuove le cause, che poi regolarmente riemergono in altra più violenta forma.

L’opzione militare in Afghanistan, Iraq, Libia, Siria ci ha portato un terrorismo fanatico e sanguinario diffuso nel mondo. .Lo stesso papa Francesco parlando di guerra a pezzetti ci ammonisce che la necessità di fermare l’ isis non significa bombardare

Il ministro Minniti, in parlamento, parla di “radicalizzazione” ,dei migranti detenuti nelle carceri. Ma che cosa gli fanno, in carcere, per “radicalizzarli”?

Come abbiamo trattato quei giovani delle “seconde generazioni” nate in occidente e che diventano aspiranti kamikaze con i criminali “jihadisti del califfato?

Come mai molti riconosciuti capi terroristi islamici, a cominciare da Bin Laden, hanno avuto anni di scuola e formazione in occidente? Cosa gli abbiamo insegnato? Quale addestramento gli abbiamo impartito?

Non vediamo mai la trave nel nostro occhio, e pochi ne vogliono sentir parlare.

Per affrontare questa dilagante propaganda dobbiamo partire dal piccolo, mettere in discussione ogni tentativo di spacciare per “neutro” il rilancio di una presenza militare nella vita civile.

Alcuni anni fa la fabbrica di armi Beretta aveva ottenuto un paio di volontari in servizio civile per la sua biblioteca. con un progetto sulla memoria storica della fabbrica.

Il futuro ci riserva schiere di volontari “civilisti” (termine orribile) nell’esercito?

Negli anni ‘60-’70, la pubblicità per l’arruolamento nell’Esercito diceva: se vuoi girare il mondo, entra nell’esercito. Ora abbiamo l’Erasmus.

Cambiare si può, ma è un lavoro continuo di tutti i giorni. Anche gli altri non stanno fermi. Hanno un comodo “stile di vita” da difendere

Scusate l’esposizione affastellata, ma ho troppe cose in arretrato da dire tutte in una volta.

Adriano Moratto.

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