Il pensiero conciliante di Paul Ricœur

Paul Ricœur è stato un filosofo francese attivo anche e soprattutto in quel calderone intellettuale che è stata la Francia del secondo Novecento.

Nato a Valence nel 1913 e morto a Châtenay-Malabry nel 2005, ha passato la vita nelle aule dell’ambiente accademico francese (salvo qualche periodo all’Università di Chicago) e rimane tutt’ora un’importante attore del dibattito culturale contemporaneo. È recentemente tornato ad essere citato in più di un’occasione anche in alcune trasmissioni radiofoniche e televisive francesi per il fatto di essere stato assistito, per l’edizione del suo ultimo lavoro (La memoria, la storia, l’oblio, Milano, Cortina, 2003), dall’ultimo eletto Président de la République, Emmanuel Macron, studente, all’epoca, all’Università di Nanterre.

Pur non avendo il tempo, in questa sede, di addentrarci nell’opera monumentale del filosofo, possiamo cominciare a recepirne il messaggio osservandone il modo di scrivere, l’approccio impiegato nell’affrontare determinate tematiche, l’organizzazione del testo; a partire, insomma, da una prospettiva stilistica. L’opera di Paul Ricœur si caratterizza, prima di tutto, per la pluralità degli argomenti trattati e per la maniera trasversale con cui ognuno viene messo in relazione all’altro. Il filosofo ha scritto, principalmente, di filosofia, di storia, di etica, di politica, di linguistica, di psicanalisi, di letteratura, di teologia ed ha sempre accostato i diversi discorsi in modo da restituire, di volta in volta, il più largo prima prospettico possibile sull’oggetto della trattazione. L’opera già citata, ad esempio, La memoria, la storia, l’oblio, si presenta come un impressionante tour de force filosofico: nelle 660 pagine dell’edizione francese, l’autore affronta e discute le tesi di 213 pensatori. I tre tomi che formano Tempo e racconto (Milano, Jaca Book, 1991-1999), altro esempio, si dilungano per più di mille pagine a discutere delle modalità di configurazione narrativa del tempo vissuto tenendo insieme coerentemente le macrodiscipline della storia, la filosofia, e la teoria letteraria. Ne risultano dei tesi dalla struttura labirintica e dall’ampiezza enciclopedica di fronte ai quali il lettore rischia facilmente di scoraggiarsi.

Una tale complessità, tuttavia, serve a controbilanciare un secondo ordine di tendenze della scrittura del filosofo: la costante ricerca di una conciliazione fra gli opposti e un’invidiabile chiarezza espositiva. Caratteristiche che rischierebbero, altrimenti, forse, di far apparire un’opera frettolosa o naïvement assertiva. Tutti coloro che hanno avuto modo di familiarizzare con la scrittura di Paul Ricœur ne riconoscono facilmente il modus operandi che consiste nel trovare il giusto mezzo tra due poli che sembrano, a prima vista, contraddittori o incompatibili. I principali dispositivi concettuali di cui fa uso, come il racconto, l’identità narrativa o il circolo ermeneutico danno prova del suo continuo sforzo verso il dialogo e la collaborazione virtuosa fra i discorsi in questione, sforzo ben lontano da ogni attitudine polemica. La sua penna ritorna, per questo, ad una scrittura tipica della tradizione accademica francese, quella della dissertation, dopo che la forma filosofica era passata attraverso la ginnastica stilistica di autori come Gilles Deleuze o Jacques Derrida: il filosofo chiarisce, a più riprese, gli obiettivi e gli strumenti teorici del testo e passa, con la fluidità dell’argomentazione logica, da una parte del testo alla successiva.

Il risultato è un tipo di scrittura, sì, labirintica ma al contempo estremamente onesta: la questione viene trattata nel modo più esaustivo possibile senza subordinare la puntuale e lucida presa in considerazione della pluralità delle prospettive su una stessa questione alla ricerca di una conciliazione degli opposti; le aporie di partenza non vengono risolte ma fatte lavorare in modo costruttivo. Se c’è qualcosa, quindi, che anche il lettore meno “esperto” può imparare avvicinandosi all’opera di Paul Ricœur è prima di tutto una modalità di dialogo.

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