Recensione libro: Quale Pace? di Giuliano Pontara

Recensione libro: Quale Pace? di Giuliano Pontara

Sei saggi su pace e guerra, violenza e nonviolenza, giustizia economica e benessere sociale. di Irene De Togni *

Quale pace?

Sei saggi su pace e guerra, violenza e nonviolenza, giustizia economica e benessere sociale

Milano, Mimesis Edizioni, 2016.

di Irene De Togni *

Con Quale pace? Giuliano Pontara ci propone una raccolta di sei saggi, in parte precedentemente pubblicati e rimaneggiati per l’occasione, con l’intenzione di dare una visione d’insieme sul problema della nonviolenza declinata talvolta nei termini del satyagraha gandhiano, talaltra in una concezione di “pace” che si oppone al vero e proprio massacro che è diventata la guerra moderna, talaltra ancora in una critica radicale, per quanto possibile, alla violenza in tutte le sue forme. Un testo panoramico, quindi, capace di inserire la nonviolenza in un dialogo perfettamente pluridisciplinare con la storia, il diritto moderno, la filosofia politica, la filosofia pratica, la psico-sociologia e l’economia :

1. Quale pace? conduce un’indagine terminologica sulla definizione di “pace” che sia più

valida sul piano prescrittivo;

2. Diritti umani e ingiustificabilità della guerra fa risultare come del tutto ingiustificabile la guerra moderna una volta ammessa l’esistenza e la validità di diritti umani fondamentali;

3. Riflessioni su Norberto Bobbio e il problema della pace instaura un interessante dialogo con il fu filosofo torinese circa il problema della pace in relazione soprattutto alla forma di governo democratica pensata come essenzialmente nonviolenta;

4. La Nonviolenza come azione e come pensiero presenta più letteralmente la nozione di nonviolenza riflettendo sulla dottrina dell’azione nonviolenta di Gandhi;

5. Persone e situazioni : la ‘banalità’ della violenza e della nonviolenza propone un punto di vista più contingente su violenza e nonviolenza, quello del situazionismo preso in prestito dalla psicologia sociale;

6. Disuguaglianza economica e malessere della società (cor)relaziona disuguaglianza economica e violenza.

Traspare, da ogni pagina di Quale pace?, lo sforzo dell’Autore di fronte alla difficoltà di destreggiarsi fra le dimensioni teorica e pratica che la nonviolenza implica : conscio dei limiti e delle incongruenze (logiche così come storiche) di ogni definizione prescrittiva, Pontara sembra preferire alla retorica – forse per il suo statuto, in qualche modo, sempre conflittuale o troppo distante dall’azione concreta? – della persuasione e dell’argomentazione propria del discorso teorico una forma più pratica di nonviolenza, una sorta di engagement personale più vicino al “credo” gandhiano o alla scommessa d’ispirazione pascaliana.

Belle, in questo senso, le pagine del quinto saggio dove ribalta la riflessione arendtiana sulla banalità del male con esempi di rivoluzioni nonviolente storicamente compiutesi che mostrano come la nonviolenza possa realisticamente rappresentare un’alternativa strategica al conflitto violento.

Le soluzioni teoriche alle quali si sente più vicino sono, infatti, quelle più capaci di fare i conti con la contingenza e l’impegno quotidiano, vale a dire l’etica utilitaristica (sicuramente più concentrata sulla contingenza dell’agire rispetto all’a priori deontologico) ed il compromesso kantiano della nonviolenza (della riduzione al minimo, per quanto possibile, della violenza) come ideale regolatore. Il tutto pervaso da un’invidiabile ottimismo che rende il discorso sempre attento al valore attivo e positivo di tali soluzioni, discostandosi da un’interpretazione cinica sul modello hobbesiano.

Unico limite, forse, (giustificato tuttavia, in parte, dall’intenzione sommaria ed introduttiva della raccolta) è quello di un approccio unilaterale al discorso sulle nuove tecnologie e sulla panoplia di implicazioni di cui queste sono protagoniste nel panorama contemporaneo: l’impressione è quella che un discorso di questo tipo potrebbe trarre vantaggio da una riflessione sulle nuove tecnologie che non le circoscriva al solo contesto militare (e quindi al contesto da combattere) ma che ne comprenda il potenziale politico di diffusione, di partecipazione, di associazione (come nuovo spazio in cui e nuovo strumento con cui combattere: si pensi, ad esempio, ai social network o alle cosiddette “micronazioni”).

* Veronese, laureata in Filosofia, vive a Parigi.

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