Refusnik: la lotta dei giovani israeliani contro l’uso dell’esercito contro i diritti dei palestinesi

Refusnik: la lotta dei giovani israeliani contro l’uso dell’esercito contro i diritti dei palestinesi

Una lotta per un futuro umano in un’area martoriata. Un messaggio per i giovani europei per intensificare l’impegno contro le guerre e per il disarmo.

Non solo i giovani obiettori di coscienza come Natan Blanc, vent’anni, che già un anno e mezzo fa ottenne il diritto al servizio civile per motivi di coscienza dopo sei mesi di prigione ad intermittenza per un anno intero, svolge il suo servizio per Magen David Adom ( soccorso emergenza ai civili).

Natan Blanc

Natan Blanc

Vedi il Video

Non solo il giovane Udi Segal, proveniente da un kibbutz della Galilea nel luglio scorso si è rifiutato di partire militare per protesta contro la campagna militare “Margine protettivo” su Gaza. Aveva aderito ad una lettera di obiettori di coscienza che è stata scritta alcuni mesi fa ed è stata inviata al primo ministro Netanyahu con la firma di più di 130 obiettori di coscienza. “Per 8 anni fino alla licenza media ho studiato in una scuola mista araba ed ebraica a Misgav. Poi sono passato ad una scuola superiore di stato nel distretto di Misgav, a est di Haifa. Questa scuola vantava un’alta percentuale di giovani arruolati e in particolare nei corpi combattenti dell’esercito. Per me è stato un passaggio impressionante. La mia decisione di rifiuto del servizio militare è stata accolta male.

Udi Segal, uno dei 50 firmatari e autore del video riportato qui sotto

Udi Segal

Molti miei compagni si sono rifiutati di parlarmi a causa della mia decisione”. Per il trattamento degradante in prigione Udi è entrato in sciopero della fame nel novembre scorso in carcere. Ed è ancora in carcere.

NdR: Apprendiamo ora (5 gennaio 2015) che il giovane Udi Segal è stato scarcerato; ha subito violenze fisiche e psicologiche in carcere ed è stato liberato per ragioni di ordine psicologico. 

Qui la petizione di change.org che ancora può essere inviata:

Vedi i video e le foto

Uriel Ferera, 19 anni, ebreo israeliano di Beersheba, obiettore di coscienza

Uriel Ferera

Non solo il giovane Uriel Ferera, religioso ortodosso di origine argentina, obiettore del sud di Israele, di Be’er Sheva, non lontano da Sderot, studente molto attivo e impegnato socialmente è stato a lungo in carcere. Nel maggio scorso ha subito diverse privazioni in prigione. Gli è stato negato il diritto di chiamare i familiari, di ricevere la corrispondenza. E’ stato messo in isolamento e gli sono stati inflitti trattamenti umilianti come l’obbligo di mettersi la divisa e guardarsi nello specchio. A dicembre 2014 dopo quasi sei mesi di prigione ad intermittenza, come Natan Blanc e dopo che i militari hanno tentato di farlo passare per malato psichiatrico, gli stessi militari sono stati costretti a rilasciarlo. Loro dicono perché non è adatto al servizio militare, ma tutti i compagni che lo hanno sostenuto lo hanno trovato forte, nonostante le violenze e orgoglioso di non aver ceduto alla violenza militare e aver tenuto fede alla non collaborazione con la violenza nei Territori. Egli intensificherà il suo lavoro per i diritti umani e la pacificazione con il movimento “Yesh Gvul,” e il movimento per la pace a cui aderiscono gli scrittori Amos Oz, David Grossman, Abraham Jehoshua, le coscienze critiche in Israele che vogliono immaginare un futuro umano per quelle regioni martoriate dalle logiche della guerra negli opposti schieramenti.

Vedi i video, il secondo video sulle violenze in carcere subite da Uriel. E l’articolo sulla sua LIBERAZIONE!

refusnik e soldati israeliani a confronto

refusnik e soldati israeliani a confronto

Ma a settembre 2014 ci fu la presa di posizione della Unit 8200, élite dell’intelligence israeliana , di riservisti che si è rifiutata di raccogliere dati nel web sui palestinesi al fine di controllarli e tenerli sotto occupazione. Grande prova di coraggio civile.

Da ultimo, ma non per importanza, nel mese di dicembre 2014 anche alcuni studenti e docenti della prestigiosa Accademia delle Arti di Gerusalemme hanno scritto una lettera a Netanyahu nella quale non intendono collaborare a mantenere l’occupazione militare dei territori.

Intanto la risoluzione presentata al Consiglio di Sicurezza dell’Onu la settimana scorsa sulla fine dell’occupazione dei Territori della Cisgiordania e la nascita di uno Stato Palestinese dal gennaio 2017 per un solo voto non è passata: 8 voti favorevoli, 5 astenuti, 2 contrari: Usa e Australia. Francia, Cina, Russia hanno votato a favore, la Gran Bretagna si è astenuta.

In ultimo si segnala 972mag.com/, una interessante rivista on line animata da coraggiosi giornalisti che ha promosso la manifestazione di Tel Aviv del 16 agosto.

Lorenzo Porta

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