Rete NoWar: Sui pericoli di guerra incombenti

Rete NoWar: Sui pericoli di guerra incombenti

La guerra è una strada senza ritorno – Rete NoWar Roma

Premessa della redazione La guerra distrugge: uccide le persone, rompe le cose, dilania anche i rapporti. Il tema “Siria” ha creato un campo minato anche qui da noi. Grande è la confusione: Assad è una vittima delle trame della Nato, di Israele e della Turchia per alcuni, o è un dittatore fascista carnefice del proprio popolo per altri. C’è anche chi arriva a dipingere i terroristi di Daesh come nuovi partigiani, o a vedere in Trump il possibile liberatore. Insomma, difficile districarsi. Come sempre la verità è la prima vittima della guerra. Ma noi questa verità dobbiamo ostinarci a cercarla. Sappiamo che in Siria sono ancora attivi e propositivi movimenti nonviolenti e gruppi di resistenza nonviolenta: vogliamo sentire la loro voce. Noi, come Movimento Nonviolento, cerchiamo di ascoltare tutti, ma anche di essere prudenti, soprattutto per il rispetto che dobbiamo alle vittime. Cerchiamo anche di guardare con particolare attenzione a quello che noi stessi possiamo fare. E soprattutto di non aumentare i conflitti e fare buona informazione. Pubblichiamo due testi (che non rispecchiano il nostro pensiero), agli antipodi tra loro, come esempio della lacerazione che la guerra ha prodotto anche nel cosiddetto movimento per la pace. Il primo è di Gianluca Solera (qui), già nostro collaboratore, il secondo della rete di attivisti NoWar di Roma (qui). E’ un tentativo di contributo alla discussione, anche quando difficile. (NdR)

Le dichiarazioni della rappresentante degli Stati Uniti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, secondo cui gli USA potrebbero scatenare un intervento militare diretto in Siria anche senza l’autorizzazione dell’ONU, le analoghe dichiarazioni bellicose della UE e della NATO, le minacce al Presidente siriano Assad di Israele e Turchia, prefigurano un drammatico scenario di guerra ed allontanano ogni soluzione alla crisi siriana e Medio Orientale.

Già nel 2013, in occasione di un presunto attacco chimico dell’Esercito Siriano alla periferia di Damasco, rivelatosi poi una provocazione organizzata dai gruppi terroristi in difficoltà per causare un intervento armato degli USA a loro favore, si sfiorò una guerra aperta con il coinvolgimento di varie potenze. Il precipitare della crisi fu evitato da un oculato intervento della diplomazia russa. Pur incolpevole, la Siria accettò di eliminare per intero tutto il suo arsenale di sostanze e armi chimiche.
Oggi la storia si ripete con una nuova provocazione che riguarda l’accusa di un attacco chimico sulla provincia siriana di Idlib, da vari anni sotto il controllo dei terroristi di Al Qaida sostenuti da Turchia, Arabia Saudita, Qatar, da vari paesi occidentali e Israele.

Le accuse al governo siriano provengono dalla stessa Al Qaida, da agenzie legate a paesi aggressori come il Qatar e l’Arabia Saudita – Al Jazeera e Al Arabya – e da un’agenzia di notizie situata in Inghilterra (Osservatorio Siriano per i Diritti Umani – SOHR) che collabora da anni con i gruppi terroristi che tentano di destabilizzare la Siria. Questa è stata subito affiancata da ONG dagli stessi indirizzi, come gli “Elmetti Bianchi”, fondati da membri del servizio segreto britannico e Medici Senza Frontiere, fondati dall’ex ministro degli esteri francese Kouchner, partecipe delle avventure belliche del presidente Sarkozy.

Nessun ragionamento viene fatto dai nostri mass media, come sempre al servizio dei governi occidentali e della NATO, sulla circostanza che il governo siriano, nel momento in cui stava prevalendo militarmente e aveva ricevuto persino un esplicito riconoscimento da parte dell’amministrazione Trump per bocca del segretario di Stato Tillerson e della rappresentante USA all’ONU Haley, non aveva alcun interesse ad essere rimesso sul banco degli accusati con un’azione senza senso e autolesionista.

Né si tiene conto delle dichiarazioni di parte russa e siriana, basate su rilievi satellitari, per cui l’esplosione è stata causata da un bombardamento siriano su quello che è poi risultato essere un deposito di armi chimiche allestito dai terroristi, né delle dichiarazioni di testimoni locali, come il vescovo di Aleppo. Come numerose altre provocazioni terroristiche precedenti, in Siria e nel mondo, lo scopo della coalizione guerrafondaia di neocon, neoliberal, Israele, UE e Nato, è ancora una volta di chiudere qualsiasi ipotesi di soluzione giusta in Siria e di ostacolare ogni dialogo costruttivo con la Russia. .

Invitiamo tutti i cittadini amanti della pace alla massima vigilanza, a valutare attentamente e contrastare le false notizie diffuse per giustificare attacchi militari, come già avvenuto ad esempio in occasione delle presunte “armi di distruzione di massa” di Saddam. I propagatori di quelle false notizie, come Tony Blair (ufficialmente riconosciuto come bugiardo da una commissione parlamentare britannica) e George Bush, responsabili di milioni di morti, non hanno mai pagato per i loro crimini e anzi hanno ricevuto incarichi prestigiosi e ben remunerati. Il Presidente Assad, nominato con un regolare processo elettorale, è invece definito dittatore, come tutti coloro che difendono l’indipendenza del proprio paese dalle mire imperiali dei potentati occidentali, ed accusato, senza prove, di essere un criminale.

Invitiamo tutti i cittadini ad opporsi in ogni modo ai pericoli di guerra.

La guerra è una strada senza ritorno

Rete NoWar – Roma

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  1. fouad roueiha 11 aprile 2017, 22:40

    Il problema è che questo articolo non può costituire una base di discussione tra posizioni diametralmente opposte perché contiene una serie di insinuazioni non verificabili, accuse e notizie false tale da non lasciar spazio a nulla su cui discutere.
    Fa riflettere che si cita come testimone locale il vescovo di Aleppo, città ad oltre 100 km dal luogo dell’attacco, ma si trascurano le centinaia di testimonianze di abitanti di Khan Sheikhoun che sono arrivate ben prima di quelle degli Elmetti Bianchi o di Medici Senza Frontiere (organizzazioni peraltro accusate ingiustamente). Si sostiene che il “processo elettorale” che legittimerebbe la leadership di Assad sarebbe regolare, bastano le percentuali con cui ha vinto nonostante la guerra e una breve valutazione del numero di sfollati interni e profughi, oltre ai cittadini residenti in aree senza urne, per capire quale valore possano avere tali elezioni. Incredibile lo stravolgimento dei rapporti delle commissioni di inchieste delle Nazioni Unite sull’attacco chimico dell’ Agosto 2013 a Damasco, che puntano il dito verso Assad e qui si dice che invece dimostrerebbero il complotto… L’unico argomento degno di discussione è quello che riguarda il motivo per cui il regime siriano ha (perchè lo ha indubbiamente fatto) impiegato il gas nonostante il modesto risultato militare ed il grande, forse più di quanto previsto, impatto diplomatico. Tutto il resto è davvero difficile da commentare.

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