Sardegna: prosegue la lotta contro le fabbriche di morte

Sardegna: prosegue la lotta contro le fabbriche di morte

Il pomeriggio del 10 maggio, in contemporanea con una protesta indetta a Berlino dai movimenti pacifisti sotto la sede della “Rheinmetall AG”, si è svolta anche in Sardegna una manifestazione davanti alla fabbrica di armi RWM, sita nei dintorni di Domusnovas.

Non un caso naturalmente, essendo la RWM la succursale italiana della potente industria multinazionale tedesca che produce soprattutto materiale bellico. Le cifre di questo business miliardario sono stratosferiche: nel solo 2015 il fatturato della Rheinmetall superava i 2,6 miliardi di euro. In particolare dalla fabbrica RWM di Domusnovas fra il 2015 e l’inizio del 2016 sono partiti numerosi carichi di bombe dirette all’Arabia Saudita, regime autoritario che nega i più fondamentali diritti umani e che è in guerra contro lo Yemen. Infatti i micidiali ordigni prodotti in Sardegna vengono usati per bombardare quel paese e sono responsabili della carneficina di migliaia e migliaia di persone, in gran parte civili.

Il corteo, organizzato dal Comitato No bombe, che racchiude i principali gruppi pacifisti sardi fra cui il Movimento Nonviolento, era composto da centocinquanta-duecento persone: è partito dalla periferia di Domusnovas e, scortato da un imponente apparato di polizia, ha percorso i 5 chilometri che separano il paese dall’area della fabbrica. La manifestazione è stata pacifica e nonviolenta e si è conclusa nel piazzale davanti allo stabilimento RWM, con una performance teatrale e numerosi interventi. E’ stato fra l’altro sottolineato come le multinazionali degli armamenti facciano i loro maggiori investimenti in paesi con gravi difficoltà economiche, dove il lavoro (merce rara) viene proposto non come un’opportunità ma come un ricatto: o fabbrichi bombe senza domandarti che uso se ne farà, o niente lavoro. Così i lavori inquinanti e contro la salute e quelli eticamente sporchi possono perfino innescare un conflitto fra i movimenti ecologisti e pacifisti e le popolazioni locali, troppo spesso abituate a tapparsi il naso e gli occhi pur di portare a casa uno stipendio.

Da mesi noi del Movimento Nonviolento e, più in generale dell’area pacifista nonviolenta, stiamo cercando di smascherare questo conflitto creato artificialmente dal Sistema e che non ci appartiene. Il vero conflitto, in cui ci sentiamo parte attiva, non vede i pacifisti contrapporsi agli operai, bensì alle fabbriche di morte, con l’obiettivo della loro chiusura, bonifica e riconversione a fini civili.

Solo riuscendo a chiarire a pieno questi punti, con pazienza e spirito creativo, potremo allargare il consenso della gente di fronte ai gravissimi problemi legati alla produzione delle armi e al loro uso, nelle guerre del ventunesimo secolo, sempre di più e soprattutto contro le popolazioni civili. Perché la pace può contribuire a costruirla ciascuno di noi.

Carlo Bellisai

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