Servizio Civile: un’esperienza di vita

Servizio Civile: un’esperienza di vita

“Ama Sua Ama Lulla Ama Quella” sono tra le prime parole che ci hanno accolti una volta arrivati a Pomabamba. – Matteo Faccioni (Servizio Civilista in Perù)

Servizio Civile: un’Esperienza di vita

 

“Ama Sua Ama Lulla Ama Quella” sono tra le prime parole che ci hanno accolti una volta arrivati a Pomabamba. Un indizio della forte identità Incaica rimasta tra queste magnifiche valli alle pendici orientali della Cordillera Blanca, la più alta catena montuosa del Perù. Pomabamba, che nella traduzione letterale significa “ l’altopiano dei puma”, è una piccola cittadina di 4000 abitanti; municipio dell’omonima provincia che comprende poco più di 40 caserios, piccoli centri abitati di non più di 200 contadini ciascuno, che vivono di quello che producono.

Ma, vi chiederete, come ci siamo finiti qui? Io, Matteo, e Gianluca siamo arrivati qui agli inizi di Novembre come volontari in servizio civile; tramite un progetto dell’Ong “Movimento Sviluppo e Pace” di Torino, che fa parte della grande famiglia Focsiv. Il progetto è di tipo educativo e prevede il lavoro in due diverse strutture: il “Taller San Jose” e la scuola primaria di Yegua Corral.

Il Taller è nato per dare la possibilità di studiare ed imparare un lavoro ai figli delle famiglie che non si possono permettere gli studi tradizionali. Qui i ragazzi, dai 14 ai 18 anni, durante la mattinata seguono le lezioni come in una normale scuola (dall’inglese alla matematica, etc..) mentre nel pomeriggio imparano a lavorare il legno, specializzandosi nella costruzione di sedie e tavoli, e nel loro intaglio. Un lavoro che richiede tanta attenzione e pazienza; come alcuni tagli superficiali dovuti alla fretta, che riporterò con me in Italia, attestano! Gli studenti, provenendo perlopiù dai vari villaggi sparsi attorno a Pomabamba, alcuni a quasi 5 ore di cammino, trascorrono tutta la settimana nella struttura per poi rientrare a casa nel fine settimana. Tra interminabili partite di calcio, qualche bagno caldo (ebbene si, abbiamo la fortuna di avere le terme a 3000 metri!) e soprattutto tanto tanto lavoro e abnegazione i ragazzi mi hanno insegnato l’importanza dell’istruzione, che nei vari anni di superiori ed università non mi ero certo immaginato, mi hanno ricordato la curiosità nell’imparare,  che nel corso degli anni avevo ormai perso, e soprattutto mi son potuto rendere conto della grande fortuna che abbiamo: la possibilità per gran parte di noi di poter apprendere e specializzarci in quello che più ci piace; un radicale cambiamento del mio punto di vista che fino a pochi mesi si limitava al considerarlo un dovere.

L’altra struttura in cui lavoriamo è la scuola primaria a Yegua Corral, un paesino a circa un’ora di moto o due ore a piedi da Pomabamba; ai piedi del possente ghiacciaio di Jancapampa. Qui il telefonino non prende e si notano subito le differenze dalla Pomabamba “metropoli”, come scherzosamente la chiamiamo con Rolando, il professore con cui una o due volte a settimana saliamo alla struttura.  I bambini, dai 7 ai 12 anni, parlano quasi solo Quechua; e mai azzardarti a rivolgere la parola ad una delle bambine più grandi: mani sul volto e corsa a perdifiato per nascondersi! Gianluca aiuta a fare i compiti di Inglese mentre io aiuto in quelli di matematica, ma non è nell’ambito dell’istruzione che si accumulano esperienze su esperienze. Dal gioco del “chaparse”; in cui guai a chi si fa prendere dal gringo brutto e cattivo! Anche se, più morto che vivo, cerca di non inciampare sui suoi passi; altroché cercare di acchiappare quei piccoli stambecchi! Fino agli sguardi di panico misto paura all’idea di mangiare quella cosa bianca, con delle spruzzate di rosso e un po’ di chorizo, che il maestro si ostina a chiamare “pizza”, che sarà mai? Come dimenticare Milady che, ad appena 7 anni, vuole giocare a pallavolo con i “grandi” e costantemente invade il campo sbellicandosi dalle risate?

Ed è proprio dal sorriso di questi bambini e bambine che ho ricevuto gli insegnamenti più grandi. Nonostante che, dopo i compiti, nel pomeriggio li aspetti il lavoro nei campi o in cucina; nonostante l’acqua corrente che a volte può mancare li costringerà a scendere fino al fiume per prenderla; nonostante la doccia fredda che si dovranno fare con le bacinelle (qui non ci sono i bagni caldi); nonostante l’elettricità che in alcune case manca ancora; nonostante il maestro italiano che parla male lo spagnolo e capisce due parole o poco più di Quechua, riescono sempre a sorprendermi per l’impegno e la caparbietà con cui vogliono imparare, per quel modo così semplice e naturale di comportarsi tra di loro, per quel sorriso così naturalmente stampato sui loro volti. La loro semplicità mi fa venire in mente una frase dello scrittore francese Gilbert Cesbron ”La felicità è come gli occhiali che cerchiamo mentre li abbiamo sul naso”.

Mancano ancora 6 mesi alla conclusione del nostro servizio civile, e sicuramente altre esperienze, positive e negative, si accumuleranno. Ma sicuramente una volta tornato in Italia sarà molto difficile dimenticare il comandamento Inca: “Ama Sua Ama Lulla Ama Quella”: non rubare, non mentire e non essere ozioso. Inciso nel cuore dal sorriso di questi bambini.

Vorrei concludere con un invito: per tutti i ragazzi dai 18 ai 29 anni a maggio usciranno i bandi per i progetti del servizio civile 17/18, è un’occasione da non perdere!

Un fresco saluto da Pomabamba, Matteo.

Se avete qualche domanda (sì, anche le bambine più grandi dopo le iniziali reticenze, ed anche grazie alla matematica, chi l’avrebbe mai detto?, hanno iniziato a rispondere e a chiedere), suggerimento o dubbio saremmo felicissimi di riceverli. Le nostre mail sono:

bigio.gianluca@gmail.com    Gianluca Bigio

cioni.matteo@hotmail.it       Matteo Faccioni

Mentre se volete approfondire:

sul servizio civile:

http://www.serviziocivile.gov.it/

http://www.antennedipace.org/nuovo/

http://www.focsiv.it/servizio-civile-volontario/

su MSP:

http://www.msptorino.org/

 

  1. Bellissimo scritto, offre infiniti spunti di riflessione. Ti mette di fronte ad una realtà e ad una comunità apparentemente retrograda, civilmente e tecnologicamente bloccata, eppure pare che sia proprio in mezzo ad una realtà così organizzata che un uomo può capire cosa significa essere nel mondo. Una comunità che con i pochi mezzi che ha riesce a trasmettere valori come quelli del detto quechua amato da Matteo, dimostra di possedere una forza coesiva che qualsiasi comunità in cui sono stato nel frettoloso mondo da questo lato, non mi ha dimostrato. Dal post pare che grazie al servizio civile si riesca ad apprezzare la semplicità di essere umani nella complessità del vivere nel mondo, pare che chi nasce e cresce tra quelle valli non concepisca la sua società solo come una comodità o un dovere, ma come (giustamente) parte stessa della sua esistenza.

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