Sulla “compresenza”

Sulla “compresenza”

Andrea Billau scrive di “compresenza dei vivi e dei morti”, il concetto più originale della filosofia teologica di Aldo Capitini.

Il concetto più originale della filosofia teologica di Aldo Capitini è la “compresenza dei vivi e dei morti” e in questo mio breve scritto cercherò di ampliare, secondo l’idea che me ne sono fatto, la descrizione delle modalità di interazione di queste due realtà nell’ambito dell’unica realtà che tutti ci unisce, questione che Capitini ha lasciato aperta, forse giustamente da un punto di vista Kantiano, ovvero del riconoscimento dei limiti della ragione umana, ma che traccio come semplice suggestione.

La relazione è fondamento ineludibile dell’esistere, la sua trama è situata nello spazio-tempo e quindi vede necessariamente per le caratteristiche precipue della dimensione temporale, del divenire, l’alternanza dialettica tra poli opposti che essenzialmente vengono caratterizzate come alternanza tra vita e morte ma dove la sfera vitale prevale sempre su quella mortale che di fatto ne è una subordinata.

Nella sfera umana questa distinzione assume le caratteristiche morali di distinzione tra Bene e Male, poiché l’essere umano nel primo incrementa in modo cosciente la relazione vitale, mentre nel secondo incrementa la sfera mortale e cioè la distruzione della relazione.

In questa dinamica umana di costruzione della vita o della sua distruzione non vi è la garanzia, come nella dinamica naturale, del prevalere della vita nel Tutto umano poiché l’agire umano è frutto della libertà e proprio questa sua caratteristica non garantisce sull’esito finale della specie umana e la presenza massicci di ordigni nucleari sul nostro pianete ne è la conferma lampante.

Nel pensiero di Capitini, che, come direbbe Fromm, è un pensiero produttivo, non in senso economico ma umano, la compresenza è la prosecuzione di una vita spesa nel liberare sempre più il mondo dal male e la realtà altra, oltre la vita terrena, è comunque collegata a doppio filo alla realtà temporale e, aggiungiamo noi, se il raggiungimento della pace con se stessi è direttamente proporzionale all’impegno che si è profuso nella vita verso gli altri, la condizione ulteriore alla vita temporale è ipotizzabile che sia una continuazione di quest’impegno che fa sentire la vita piena di Bene.

Un partecipare in modo diverso alla vita dell’Umanità che nel caso delle persone morte già dedite al bene incrementa la liberazione della realtà stessa.

Se la vita è influenzata dall’energia positiva e negativa, è ipotizzabile che quest’energia sia prodotta anche nella continuazione della vita delle persone e quindi che tutti noi che viviamo la nostra esistenza temporale ne possiamo attingere in modo sconosciuto alla scienza ma comunque reale e quindi nel nostro operare per la giustizia ci si possa sentire collegati alla parte positiva dell’energia sia nel contatto con la natura di cui possiamo cogliere l’aspetto sublime sia nella compresenza dei morti che partecipano alla nostra lotta.

E’ una prospettiva che mi è piaciuto introdurre per darci ancora più speranza in un’epoca che ne vede ormai troppo poca all’orizzonte.

di Andrea Billau

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