Tutta la nonviolenza di un secolo. Una storia anche ferrarese

Tutta la nonviolenza di un secolo.  Una storia anche ferrarese

Corso di formazione – Istituto di Storia Contemporanea – Vicolo Santo Spirito 11, Ferrara
Lunedì 19 e 26 febbraio, 5, 19 e 26 marzo dalle 15 alle 18

Lun. 19 febbraio 2018 – La grande illusione: La prima guerra mondiale. Il fascismo. Alda Costa, Giacomo Matteotti

Il Novecento si apre brindando al progresso e alla pace: la Belle Epoque, almeno in Europa. Non sarà cosi. Conflitti e violenza estrema si manifestano nelle guerre ispano americana, anglo boera e russo giapponese. Nelle colonie africane belghe e tedesche le stragi non si contano. Anche l’Italia vorrà conquistarsi il suo posto al sole, commuovendo Pascoli. La guerra torna nel centro dell’Europa. Le voci degli oppositori sono tacitate, La Prima guerra mondiale pone le basi del secondo conflitto. In due figure molto legate a Ferrara cogliamo una coerente opposizione e una proposta che si avvicina al pensiero nonviolento. L’assassinio di Matteotti sembra chiudere questo periodo.

Lun. 26 febbraio 2018 – Dentro e contro il fascismo e la guerra. La costruzione della democrazia: Silvano Balboni

Non sono tranquilli gli anni che portano alla seconda guerra mondiale. Il terrore rosso caratterizza il nuovo potere sovietico, che ha dovuto difendersi da ogni attacco. La guerra di Spagna prefigura la Seconda guerra mondiale. L’Italia ha finalmente un impero nel ’36, caratterizzato, prima e dopo la conquista, da metodiche stragi. La violenza giapponese nella conquista della Manciuria ha aspetti indescrivibili. La Seconda guerra mondiale scoppia di nuovo nel cuore dell’Europa. Terminerà più lontano con bombe atomiche. Un pensiero e un’azione volti a scongiurare una nuova guerra sono presenti al termine del primo conflitto: un nome per tutti Barthélemy de Ligt. Non mancano contributi italiani. La vita di Silvano Balboni (1922-1948) discepolo di Aldo Capitini, apostolo della nonviolenza, corrisponde a quel quarto di secolo.

Lun. 5 marzo 2018 – L’obiezione di coscienza: Pietro Pinna e i suoi fratelli. La guerra nel Vietnam

Nel dopoguerra la violenza estrema sembra allontanarsi dall’Europa, anche se nella parte orientale i nuovi regimi sono caratterizzati da una dura repressione, non assente neanche nel nostro Paese. È lontana nello spazio, ma vicinissima nel tempo la guerra di Corea, i cui effetti sono ben presenti anche ora. La fine delle colonie è accompagnata dalle più crudeli violenze in Africa e in Asia. La Cina annette il Tibet. Forse il conflitto più presente è quello in Vietnam, che vede impegnarsi sempre più profondamente gli Stati Uniti. Nel 1961, anno di costruzione del muro di Berlino e della rampe dei missili a Cuba, Capitini promuove la Marcia Perugia Assisi e associa a sé Pietro Pinna, obiettore di coscienza dal ’48. Nelle correnti del pacifismo non solo italiano viene in risalto l’opposizione alla guerra, agli eserciti, l’obiezione di coscienza. La prima legge che la riconosce in Italia è del 1972.

Lun. 19 marzo 2018 – Guerre di fine millennio e azioni di pace, da Comiso, al Golfo, alla ex Jugoslavia: Alberto L’Abate

Nell’ultimo quarto di secolo con i campi di morte della Cambogia, ci sono i feroci regimi militari in America latina – Perù, Bolivia, Argentina, Ecuador, Guatemala, Uruguay e Cile – la lunga sanguinosa guerra Iraq Iran, 1980-1988, i missili a Comiso. La caduta del muro di Berlino, novembre ’89, fa sperare in un avvenire di pace. Ma subito all’inizio del ’91 c’è la guerra all’Iraq condotta dagli Usa, che pure l’avevano appoggiato nell’aggressione all’Iran. L’Italia segue l’alleato. Il peggio avviene, negli anni ’90, nella vicina ex Jugoslavia e nel lontano Ruanda. La Russia, dal canto suo, procede nelle stragi in Cecenia. Alberto L’Abate, da poco scomparso e per vent’anni docente a Ferrara, è a Comiso, in Iraq, in Kossovo…

Lun. 26 marzo 2018 – Il sangue risparmiato. Riflessioni e prospettive

Intrecciati a conflitti e violenze vi sono stati esempi di opposizione e costruzione di pace, lungo tutto il secolo. Hanno avuto per protagonisti figure note e tanti sconosciuti. Hanno salvato vite, rischiando la propria, diversissimi tra loro, nei luoghi e nelle circostanze più disparati. Le loro storie hanno incrociato la grande storia e l’hanno resa meno crudele e insensata. Attestano che la storia e la vita possono non essere un racconto narrato da un idiota, pieno di strepito e di furore, e senza alcun significato (W. Shakespeare). Meritano dunque racconto, conoscenza, riflessione. C’è non solo la storia della violenza, ma una che si oppone e la supera. La nonviolenza è il punto della tensione più profonda del sovvertimento di una società inadeguata, ci diceva Aldo Capitini, invitando a dare il nostro contributo.

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