Un obiettore di coscienza in zona di conflitto

Un obiettore di coscienza in zona di conflitto

Articolo di Douglas Hostetter, ex direttore esecutivo della sezione Statunitense di Fellowship of Reconciliation, in cui racconta la sua personale vicenda come obiettore in Vietnam durante la guerra con gli Stati Uniti.

L’articolo originale è stato pubblicato sul New York Times online il 3 giugno 2017 ed è consultabile qui.

Traduzione di Martina Lucia Lanza

La comunità mennonita rifiuta la partecipazione in guerra da almeno 500 anni.
Io sono cresciuto in una piccola comunità menonnita nella valle Shenandoah in Virginia (USA), dove i menonniti hanno rifiutato la coscrizione sin dalla guerra civile.
Essere un obiettore di coscienza alla guerra del Vietnam è stata una scelta facile per me. La decisione più difficile invece è stata dove svolgere il mio servizio civile alternativo. Come altri 170.000 giovani ragazzi durante la guerra, mi è stato richiesto di servire il mio paese. Molti lavoravano in ospedali o scuole. Nel 1966, io ho scelto il comitato centrale mennonita a Tam Ky, nel sud del Vietnam, nel bel mezzo della zona di guerra.
Tam Ky è la capitale della provincia di Quang Nam, un piccolo paese a circa 9 miglia a nord di quella che era allora la grande base militare americana di Chu Lai. Il paese e la base erano nella parte nord del paese, in quello che era conosciuto come “I Corps”, la più combattiva sezione militare dell’esercito del Vietnam.
Lavorando a Tam KY, dove insegnavo inglese a studenti di una scuola superiore vietnamita e contemporaneamente organizzavo lezioni per l’alfabetizzazione dei bambini rifugiati, questo mi diede la possibilità di sviluppare un punto di vista sulla guerra molto personale, il quale sfidò le mie idee preconcette su americani e vietnamiti.
Essendo cresciuto in una piccola comunità in cui tutti quelli che conoscevo erano mennoniti, mi aspettavo che i soldati americani in Vietnam sarebbero stati come i bulli del parco giochi che occasionalmente si potevano vedere anche nella comunità mennonita. Fui sorpreso di scoprire che i soldati che incontrai in Vietnam negli anni ’60 fossero simpatici, spesso persone gentili (infatti, nonostante il potere militare lo richiedesse, ai candidati con un passato antisociale o precedenti penali era effettivamente proibito prestare servizio).
Fui anche sorpreso dal fatto che molti G.I. (Soldati N.d.T.) fossero neri, o con accenti del sud.
Più avanti, quando conobbi più vietnamiti che combattevano gli americani, fui similmente sorpreso dall’apprendere che anch’essi erano buoni, spesso persone gentili. Come poteva essere che bravi ragazzi che provenivano da buone famiglie negli Stati Uniti e nel Vietnam si stessero uccidendo a vicenda in questa guerra?
Brava gente ucciderebbe altra brava gente se la temesse e fosse convinta che il nemico è il male assoluto.
La demonizzazione del nemico è spesso fatta attraverso stereotipi. Le truppe americane erano conosciute dai vietnamiti come “gli imperialisti”, ed ognuno intendeva gli imperialisti come stranieri provenienti da paesi benestanti che vengono a rubare le risorse dei paesi più deboli, considerando i lori uomini come fantocci e le loro donne come concubine. Nessuno può parlare o ragionare con gli imperialisti, l’unica cosa che gli imperialisti capiscono è il potere delle armi.
D’ altro canto, i combattenti del fronte di liberazione nazionale vietnamita erano noti alle G.I. Come VC – che sta per Viet cong, abbreviazione per “ traditori comunisti del Vietnam” – e ogni americano pensava che i comunisti distruggessero la religione e la famiglia. Nessuno può parlare o ragionare con un comunista, tutto quello che i comunisti capiscono è il potere militare.
Fui il primo mennonita inviato a Tam Ky verso la fine del 1966, quando l’area era già piena di rifugiati dalle zone di conflitto limitrofe. Al mio arrivo fui istruito da un ufficiale locale della CIA, il quale mi informò che Tam KY era sicura, per la maggior parte del tempo. Gli Stati Uniti controllavano il territorio per almeno un miglio a Est e Ovest del paese. La Route 1 che passava per il centro era anch’essa sotto controllo militare a nord e sud di Tam Ky durante le ore di luce, benchè al tramonto tornava sotto il controllo VC.
L’ufficiale andò esplicitamente nel dettaglio rispetto alle diverse torture che i VC avrebbero usato su di me nel caso in cui mi avessero preso. Benché i VC si avventurassero a Tam Ky per poche ore nel bel mezzo della notte ad intervalli di qualche mese da una volta all’altra, egli mi raccomandò fortemente di stare all’interno del compound dell’Agenzia Statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID), il quale era circondato da un alto muro, protetto la mine a terra, filo spinato e sorvegliato 24 ore su 24.
Dopo poche notti al complesso dello USAID, mi resi conto che come mennonita che era venuto per aiutare i vietnamiti, non potevo vivere in un complesso armato dal quale qualsiasi vietnamita, fatta eccezione per le prostitute, veniva espulso al tramonto e ad ogni americano era proibito uscire dopo il tramonto. Venni presto raggiunto da un altro pacifista e trovammo un bungalow sulla strada per la scuola cattolica dove insegnavamo inglese.
L’anziana vietnamita che ci affittò il bungalow ci spiegò “ c’è solo un muro di quattro piedi attorno al cortile, ma se mettete un buon cancello di ferro, alcuni rotoli di filo di ferro da mettere sopra e una pistola automatica calibro 5.0 per il cortile di fronte, quando vengono i VC in paese potete riuscire a tenerli fuori finchè non arrivano i marines a mettervi in salvo. Spiegai alla padrona di casa che in quanto pacifisti rifiutavamo qualsiasi arma e o muro di protezione. Noi non mettemmo mai il fil di ferro o un cancello per un muro di quattro piedi. La nostra difesa fu il non possedere armi e nessun mezzo per difenderci. Ognuno era benvenuto in casa nostra, ma qualsiasi arma era strettamente proibita.
Le persone spesso si uccidono per difesa. Quando la minaccia dell’altro viene rimossa, ognuno si rilassa e diventa possibile conoscersi ed anche diventare amici. Durante i tre anni che trascorsi lavorando in Vietnam, il FNL venne a Tam Ky circa una dozzina di volte. Ogni volta attaccarono i tre compound pesantemente armati in cui gli americani vivevano: USAID, CIA e MACV (Commando di assistenza militare del Vietnam). Il nostro piccolo bungalow, l’unico luogo non sorvegliato in cui degli americani vivevano, non venne mai danneggiato.
Le truppe americane erano arrivate nella provincia di Quang Nam prima di me, e Tam Ky era già un brulicare di rifugiati quando arrivai. Il mio compito era quello di scoprire quel di cui avevano bisogno i rifugiati ed offrire loro assistenza.
Fui sorpreso dal fatto che i genitori rifugiati avevano come priorità l’educazione per i propri figli. La guerra americana aveva distrutto le scuole nelle comunità rurali da cui scappavano, e quando io arrivai a Tam Ky, i loro figli non andavano a scuola da due anni. Compresi che ero poco attrezzato per insegnare a bambini rifugiati come leggere e scrivere la loro lingua, dal momento che stavo io pre primo imparando il vietnamita. Fui comunque in grado di usare i miei contatti alla scuola superiore in cui insegnavo inglese e imparavo vietnamita, per reclutare studenti superiori come volontari per l’alfabetizzazione dei bambini rifugiati nella loro lingua.
Il programma al campo profughi all’inizio era ridotto, si cercava di affittare strutture nei week ends e durante le vacanze estive. Scegliemmo con cura libri di testo che non fossero pieni della propaganda da ambo le parti. Il Comitato Centrale Mennonita donò libri, quaderni e matite; mentre gli studenti superiori facevano volontariato come insegnanti. Il programma crebbe e dai villaggi vicino a Tam Ky iniziarono a chiederci di far lezione anche nelle loro comunità. La nostra richiesta era che ogni villaggio che voleva un corso di alfabetizzazione nelle loro comunità ci fornisse aule e vitto e alloggio per gli studenti superiori che sarebbero venuti ad insegnare ai loro bambini.
Molti dei villaggi vicini erano noti come villaggi Xoi dau. Xoi dau era il termine vietnamita per lo slang “Riso lungo e fagioli” che stava ad indicare le zone sotto controllo del governo di Saigon di giorno e che di notte passavano sotto quello del FNL. Non ho mai dimenticato il capo villaggio xoi dau che chiese con urgenza lezioni nel suo villaggio. Passai al setaccio le scuole superiori di Tam Ky senza tuttavia trovare nuovi volontari per insegnare. Il capo villaggio era disperato “ proteggerò ogni insegnante che verrà al mio villaggio e assicuro che nessuno sarà costretto ad unirsi a nessun esercito. Noi abbiamo più bisogno di insegnanti che di soldati”.
Quando terminai i miei tre anni di servizio nel 1969, tornai negli Stati Uniti, mi diplomai, mi sposai e andai a vivere con mia moglie. Sei anni dopo, Nguyen Van Muoi, uno degli studenti superiori con cui lavorai nel nostro programma di alfabetizzazione a Tam Ky, emigrò negli Stati Uniti e si mise in contatto con me.
Muoi finì il college e si sposò durante la guerra e tornò a Tam Ky come insegnante delle scuole superiori quando la guerra finì nel 1975. Aveva molte storie da raccontare, ma la rivelazione più sconvolgente per me fu apprendere che uno dei miei migliori amici, un artista locale di nome Le Dinh Sung, aveva un fratello maggiore di cui non sapevamo – un fratello che era un alto ufficiale dell’altra parte. Quando il nuovo governo si stabilì nella provincia di Quang Nam, il fratello di Sung fu nominato ufficiale di alto rango, e il nuovo responsabile per le attività educative fu niente meno che il mio amico artista, Le Dinh Sung.
L’amore e la verità sono due forze potenti, le quali rendono possibili rapporti che travalicano nazionalità, etnia ed ideologia, mettendo assieme nemici come amici.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

RUBRICHE

c’era una volta… e ora?

Daniele Lugli di Daniele Lugli


Moreno Incerpi, o della generosità »

"Si scrive Scuola Pubblica, si legge Democrazia"

Mauro Presini di Mauro Presini


Comincia la scuola »

La domenica della nonviolenza

Peppe Sini di Peppe Sini


Lo sgombero, il "che fare" »

PASSI : dalla Sardegna e oltre...

Carlo Bellisai di Carlo Bellisai


Sulle logiche di guerra nel conflitto sociale »

"Nonviolenza: la via della Pace"

Enrico Peyretti di Enrico Peyretti


Recensione: Un cristianesimo non innocente »

Immagini in movimento - verso orizzonti intravisti

Gianluca Pelleschi e Enrico Pompeo di Gianluca Pelleschi e Enrico Pompeo


Recensione film: La battaglia di Hacksaw Ridge »

Sforzi di Pace

Fabrizio Bettini di Fabrizio Bettini


Pazzi e bugiardi »

Diritto di Critica

https://twitter.com/CanestriniLex

Nicola Canestrini di Nicola Canestrini


Tortura di stato »