Attualità del Manifesto “Per un’Europa libera e unita”

Attualità del Manifesto “Per un’Europa libera e unita”

Al mare – quest’anno vi ho soggiornato molto: cammino, nuoto, respiro meglio – ho avuto una sorpresa gradita. Al tavolo del “bagno” – fanno un ottimo pesce – è venuta a prendere le ordinazioni Olga, dal sorriso bello come lei e dagli occhi brillanti. Forse viene dall’Est. “È venuto a parlarci a scuola, nei mesi scorsi, del Manifesto. Mi sono diplomata con buoni voti. Farò l’Università e intanto studio violino al Conservatorio. Lavoro un po’ qui per la stagione”. Il Manifesto, naturalmente, era quello di Ventotene. Questo mi incoraggia a proporne, come faccio, la lettura ai giovani. Non solo a loro.

Un’occasione per riprendere il discorso sarà essere a Ferrara, alla Feltrinelli, giovedì 3 ottobre, con Giancarla Codrignani. Presenta il suo saggio “Europa madre e figlia nostra”, ultimo arrivato tra i Quaderni di Azione Nonviolenta. È uno scritto ben documentato, argomentato e appassionato di una federalista, straordinaria amica della nonviolenza. La scrittura è limpida, ricca di citazioni essenziali. Il testo, diviso in agili capitoletti, è meditato e da meditare. La proposta di un’Europa federale, democratica, ecologica, nonviolenta si confronta con vari aspetti fondamentali. Riporto qualche titolo dei capitoli e una manciata di citazioni.

Titoli: Stati Uniti d’Europa e Stati Uniti d’America, Per una democrazia nonviolenta, Vecchie e nuove migrazioni, Quale globalizzazione, Cooperare nel mondo. Il carcere, unità di misura della civiltà, Giochi letali con le armi. La società (quasi) civile, La violenza ambientale, La nonviolenza delle donne, Verso un’Europa nonviolenta.

Qualche citazione: “Gli Usa hanno speso per aiuti civili in Afghanistan più dollari di quanti ne avevano investiti per la ricostruzione dell’Europa dopo la seconda guerra mondiale: hanno prodotto guerra, mantenuto poteri corrotti e riempito i cimiteri”. “Nel contesto mondiale e nei singoli paesi (che qualcuno vorrebbe tornare a chiamare nazioni) sono fortemente cresciuti gli squilibri prodotti da quello che è sempre il vecchio capitalismo, spesso sull’orlo della crisi definitiva, sempre in recupero scambiando miliardi ogni minuto sul web e allargando la forbice tra i ricchi diventati super ricchi e i non abbienti, sempre più ignari dello stato reale delle cose, nonostante l’estensione dell’obbligo scolastico”. “In tempi moderni il razzismo nasce dall’immigrazione, a dimostrazione che il colore della pelle non fa problema se siamo ricchi o solo benestanti. Se ci sono guerre, disastri ambientali, poveri senza lavoro improvvisamente torna il negro”. “In tutta Europa oggi è nelle scuole che si costruisce il benessere o il malessere futuro dell’intero continente”. Giancarla non nutre illusioni: “non è così chiaro che il lento procedere del continente chiamato Europa manterrà intatto il significato che aveva quando era vivo Altiero Spinelli, che l’aveva già pensata nelle giornate di confino nell’isola di Ventotene”. L’aveva pensata e ne aveva scritto con il grande Ernesto Rossi e il contributo pure di Eugenio Colorni.Il manifesto di Ventotene

Sempre Spinelli è ricordato perché vedeva nel totalitarismo “una malattia di cui muore l’organismo che vuole veramente morire e che rinunzia perciò a difendersi”. Il nazionalismo – oggi c’è chi lo chiama sovranismo – ne è sintomo premonitore, come lo è delle guerre. Scriveva Luigi Einaudi, nel gennaio del ’45: “Le guerre diventeranno più rare, finché esse non scompaiano del tutto, nel giorno in cui sia per sempre fugato dal cuore e dalla mente degli uomini l’idolo immondo dello Stato sovrano”.

Sempre Spinelli a questo riguardo: “l’aspirazione allo spazio vitale autarchico, cioè il nazionalismo, è una stupidaggine che non considera l’economia mondiale come un complesso di parti interdipendenti”. Bisogna liberare la nostra mente, aprirla a nuovi orizzonti, anche ai sogni. Così sempre Spinelli, citato dalla Codrignani, rimasto sempre “libero” nel carcere a poi al confino, condannato dal tribunale speciale a 16 anni e otto mesi di reclusione – a venti anni d’età nel 1927 – “l’uomo, animale abitudinario, assume la forma del carcere anche nel mondo dei sogni”. La federazione di noi europei “non è un’ideologia, non si propone di colorare in questo o quel modo un potere esistente, ma è la sobria proposta di creare un potere democratico europeo”.

La Codrignani concorda con questa indicazione del padre del federalismo. Gli Stati Uniti d’Europa sono una necessità, “non tanto per salvare il sogno di Altiero Spinelli – ormai pochi ricordano chi sia stato questo grande uomo – ma per il bene dei cittadini dei diversi Stati dell’UE”. Alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen non farebbe male pensare alla conterranea e omonima Ursula Hirschmann, compagna di Colorni prima e di Spinelli poi. Lei ed Ada Rossi, moglie di Ernesto, già nell’estate del ’41 portarono e diffusero tra gli antifascisti la prima stesura del Manifesto. Farebbe bene anche a lei leggerlo e trarne ispirazione.

Se non si opera con decisione in questa direzione di unità e democrazia europea si diffonderanno sempre più i messaggi degli uomini “forti”, che chiedono pieni poteri, ottenendo un vasto ascolto, con promesse che suonano più o meno così: “Io vi risolleverò dalla vergogna, dall’umiliazione, perché usciremo insieme dal baratro che si apre dinanzi a noi, da questa immensa voragine del debito pubblico che ci sta mangiando vivi e riconquisteremo la credibilità internazionale diventando orgogliosi di essere un popolo, una nazione, proiettati verso un futuro di progresso sociale e di equità”. No, non è chi, forse, immaginate. È uno che il potere assoluto l’ha ottenuto ed esercitato: Hitler, comizio elettorale del 1932.

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