• 15 Luglio 2024 8:33

Bielorussia: Olga Karach condannata a 12 anni di carcere

Diadmin

Lug 9, 2024
Olga Karatch durante il recente tour in Italia della Campagna di Obiezione alla guerra. - foto movimento nonviolentoOlga Karatch durante il recente tour in Italia della Campagna di Obiezione alla guerra. - foto movimento nonviolento

Il Movimento Nonviolento esprime forte preoccupazione per la sentenza emessa l’8 luglio da un tribunale bielorusso che condanna Olga Karach a 12 anni di carcere e a una multa di 170’000 €. In questi momenti stiamo studiando il modo migliore per sostenere attivamente Olga.

Olga Karach, attivista bielorussa e Premio Langer 2023, direttrice dell’organizzazione “Our House”. Da anni si batte per i diritti umani in Bielorussia, tra cui il diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare, e per questo è dovuta scappare dal suo paese d’origine e vive attualmente in Lituania.

L’8 luglio 2024 il tribunale regionale di Brest ha emesso il verdetto nei confronti della difensora dei diritti umani Olga Karach, capo del Centro internazionale per le iniziative civili “Our House”. Olga Karach è stata condannata a 12 anni di carcere e a una multa di 600.000 rubli bielorussi (170.000 euro).

Insieme a lei, Veranika Tsepkala, Yauhen Vilski, Anatoli Kotau e Vadzim Dzmitrenak hanno ricevuto 12 anni di carcere ciascuno. Veranika Tsepkala e Yauhen Vilsky hanno ricevuto rispettivamente una multa di 11.300 e 135.400 euro mentre Anatoli Kotov ha ricevuto una multa di 170.000 euro. Infine Vadzim Dzmitrenak ha ricevuto una multa di 124.000 euro.

Olga Karach, Veranika Tsepkala, Yauhen Vilsky e altri imputati sono stati accusati in base a cinque articoli penali di “cospirazione o tentato colpo di stato per impadronirsi del potere statale con mezzi incostituzionali”, (parte 1 art. 357 CC), “aiuto ad attività estremiste” (parte 1 e parte 2 dell’articolo 361-4 del CC), “creazione di una formazione estremista” (parte 1 e parte 3 dell’articolo 361-1 del CC), “screditamento della Repubblica di Bielorussia” (parte 369-1 del CC) e “diffamazione di Aliaksandr Lukashenka” (parte 2 dell’articolo 367 del CC).

 

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