Cédric Herrou, quando la disobbedienza civile costruisce un’altra idea di Europa

Cédric Herrou, quando la disobbedienza civile costruisce un’altra idea di Europa

C’è un giudice a Parigi. C’è un principio di fratellanza che sembra animare ancora le istituzioni di un continente, l’Europa, sottoposte a pressioni così forti da sembrare insopportabili. La notizia che arriva da Parigi è davvero importante, nel passaggio storico drammatico che stiamo vivendo. Il Consiglio costituzionale francese ha accolto il ricorso di Cédric Herrou, popolarissimo contadino e “passeur” della Provenza, condannato in tribunale per avere aiutato dei migranti a a entrare e a muoversi nel paese.

I giudici costituzionali hanno affermato che l’aiuto disinteressato al soggiorno irregolare non è “passibile di conseguenze giuridiche”, poiché realizza il “principio di fratellanza”, scolpito nel motto fondativo della repubblica francese: “Liberté, égalité, fraternité”.

La disobbedienza civile di Cédric ha visto riconosciute le sue ragioni. E’ un pronunciamento molto importante perché giunge in una fase caratterizzata proprio dalla criminalizzazione non già del dissenso politico, bensì dei comportamenti solidali.

Ordinanze, provvedimenti governativi, in qualche caso anche leggi (vedi l’Ungheria) stanno dando forma in tutta Europa a ciò che Luigi Ferrajoli definisce “diritto antiumanitario”; la Francia ora dice sostanzialmente che tutto ciò è incostituzionale e incompatibile con uno dei concetti cardine su cui si è fondata la rivoluzione francese, origine storica e ideale delle democrazie europee.

Non è poco, se si pensa al crescendo dell’ultimo anno: i respingimenti di Ventimiglia; la caccia all’uomo sulle Alpi; l’attacco forsennato alle navi delle Ong e all’idea stessa del principio di accoglienza.

I Cédric Herron, i cittadini che aiutano i “sommersi” a salvarsi e a sfuggire a respingimenti e catture, i  disobbedienti rispetto a leggi ingiuste ma fedeli ai valori fondativi dell’umanesimo, sono i fari che riescono ancora a gettare fasci di luce nella notte del diritto che si è formata attorno a noi, passo dopo passo.

Cédric sul nostro confine occidentale rinverdisce l’epopea dei “passeurs” che aiutavano ebrei e dissidenti politici a fuggire dall’Italia fascista; ci ricorda qual è la condotta che le persone rette devono tenere in frangenti storici difficili; ci fa venire in mente, pensando al nobile discorso parlamentare di Liliana Segre all’insediamento del governo Conte, che la senatrice a vita, allora bambina, fu respinta con il padre e altri familiari da un gendarme svizzero, quando il gruppo credeva d’essere finalmente libero (finirono poi tutti ad Auschwitz e solo Liliana si salvò).

Abbiamo un bisogno vitale di azioni concrete e testimonianze forti, altrimenti non riusciremo a fermare la cupa onda del nazionalismo e del rancore che sta salendo in tutto il continente: Cédric e i tanti che stanno facendo come lui sono i pilastri di una nuova idea di Europa. 

 

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