• 28 Novembre 2025 10:53

Condannare sempre la guerra senza sconto etico alla Russia di Putin e al terrorismo palestinese di Hamas

DiRedazione

Nov 17, 2025

Prosegue il dibattito aperto dal filosofo Mauro Bozzetti con l’articolo “E Putin?” pubblicato qui il 21 ottobre. In Italia abbiamo un movimento pacifista a due velocità?

Replico volentieri all’amico Luciano Benini, che (il 24 ottobre su questo sito) è intervenuto per problematizzare il mio intervento sulla risposta che il movimento Pro-pal (non) sarà disposto a dare alla guerra fra Russia e Ucraina. Alla mia considerazione che questa ‘indifferenza’ è causata da un iniquo pregiudizio nei confronti del popolo ucraino e da un inqualificabile sconto etico nei confronti di Putin, Benini sostiene che i due conflitti non sono fra loro paragonabili. Il mio intento era però quello di sollecitare un atteggiamento coerente nel condannare le due guerre e problematizzare le certezze politiche di questa nuova coscienza civile che è emersa negli ultimi mesi anche da noi.

Non credo si possa liquidare storicamente l’intricata vicenda Israelo-palestinese con un giudizio di colpevolezza rivolto unicamente agli israeliani. Basta leggere il testo di Gad Lerner su Gaza o quello di Anna Foa sul Suicidio di Israele per rendersi conto che il giudizio storico non può essere così lineare. Delle tre grosse guerre fra i due popoli, che ha coinvolto anche i paesi limitrofi, due sono state iniziate dai paesi Arabi, la guerra del ‘48 il giorno dopo la fondazione dello Stato Ebraico, che rappresenta il punto di svolta per il destino dei Palestinesi, e quella del ’73 detta dello Yon Kippur. Anche per il conflitto arabo-israeliano bisogna capirne la “genesi”. La figura del Muftì di Gerusalemme (che collaborò con Hitler) non è per nulla limpida, come non lo sono state molte scelte di Arafat, per non parlare della politica omicida di Hamas. Certo se Rabin non fosse stato ucciso da un ortodosso ebreo, se non gli fosse succeduto quel criminale di Netanyahu, se l’Israele socialista si fosse imposta, come per anni è successo, con il modello socio-pedagogico dei suoi Kibbutzim senza emarginare la popolazione araba, la storia sarebbe andata diversamente. È stata l’assolutizzazione della scelta militare di Israele prima, e di Al Fatah e Hamas poi, a imbarbarire il confronto e a renderlo disumano. (Va comunque ricordato che il 20% degli israeliani sono arabi).

Anche il terrorismo internazionale palestinese (Olimpiadi di Monaco, Achille Lauro ecc.) o gli attentati suicidi sui Bus israeliani, non hanno fatto altro che inasprire la situazione. Mi sembra di poter dire che se la prima Intifada, quella dei ragazzini, spesso non violenta, è stata un successo, perché ha favorito gli accordi di Oslo; la seconda, decisamente violenta e brutale, è stata una tragedia e ha portato alla costruzione del muro.

Ma anche la genesi del conflitto Russo-ucraino non mi sembra letta correttamente. La causa principale non sta nell’aver provocato il dittatore Putin, ma nella legittima aspirazione alla libertà del popolo Ucraino! Il quale ha consegnato, con il Memorandum di Budapest del 1994, l’intero arsenale nucleare alla Russia in cambio del rispetto dei confini territoriali nazionali. Benini ricorda l’atteggiamento aggressivo della Nato e le guerre, fra cui quelle disastrose in Iraq e Afghanistan, che ha combattuto facendosi beffe del diritto internazionale. Ma ciò che non viene ricordato è che anche dopo il crollo del Patto di Varsavia Putin ha continuato a fare guerre a presunti nemici: dopo la guerra in Afghanistan (da noi completamente ignorata) ha attaccato la Cecenia, due volte, la Georgia, ha distrutto la Siria (alcune immagini ricordano perfettamente le macerie di Gaza) e ha attaccato Libia, Repubblica Centrafricana, Mali e adesso l’Ucraina. E anche l’Ucraina ha il suo genocidio da piangere, la sua Shoah o la sua Nakba, mi riferisco all’Holodomor, il genocidio per fame da parte di Stalin di oltre sei milioni di contadini Ucraini che non volevano collettivizzare le terre di loro proprietà. Gli Ucraini, ripristinando la costituzione del 2004 (che limita i poteri del presidente), vogliono elezioni libere, che il Russo non sia più lingua ufficiale in certe regioni e liberarsi dall’oppressione Russa per vivere democraticamente in Europa.

Il Movimento Nonviolento deve a mio avviso ricordare come stanno le cose rifiutando scorciatoie ideologiche, capire i conflitti e cercare di costruire ponti fra le parti in lotta (quello che possiamo definire il metodo Langer), favorire gli obiettori di coscienza di entrambi gli stati in guerra, fare una campagna di propaganda contro chi fornisce armi a entrambi i contendenti e ricordare che la pace si può raggiungere solo quando “Gli eserciti permanenti (miles perpetuus) saranno interamente scomparsi”. Come recita Immanuel Kant.

 

Mauro Bozzetti