Consiglio di lettura n.30: Appunti di meccanica celeste

Consiglio di lettura n.30: Appunti di meccanica celeste

Di: Domenico Dara, ed. Nutrimenti

Quando si arriva alla soglia dei cinquant’anni, come sta capitando, ahimè, troppo velocemente al sottoscritto, si assume quell’atteggiamento per cui niente potrà davvero scuoterci dalle fondamenta, convinti ormai di aver fatto esperienza variegata di situazioni ed emozioni da non poter più essere sorpresi.

E invece!

Questo libro mi ha commosso. Lo ammetto. E con gioia. Mi è scesa la lacrimuccia, anzi più d’una verso il finale, quando le vite degli abitanti di Girifalco, paesino immaginario dell’entroterra calabrese giungono al momento significativo e rivelatore delle proprie esistenze.

Dara sa scrivere. E bene. È un abile tessitore di destini e qui ricama un romanzo corale preciso e chiaro, con alcune storie in evidenza, secondo un’ottica in cui il microcosmo rappresenta ogni realtà, anche quella lontana e distante dell’universo.

Ci sono fratelli resi quasi disincantati, stoici dalle curve improbabili del destino, che cercano un senso a ciò che, forse, non può averlo, come la sparizione di un familiare stretto; ci sono sarti che si nascondono dietro le false etichette della volgata popolare per divertirsi con le comari del paesino; ci sono donne baciate dal destino che, improvvisamente, si trovano precipitate nell’abisso della sventura; altre invidiose che aspettano la rovina delle preferite dalla sorte per uscire e ricostruire il proprio affetto perduto.

Nel paese si aggirano bambini dolci, innocenti che aspettano la madre che non torna mai e suonano le foglie nell’attesa, oppure quelli che non hanno un padre, sono perseguitati dalle malelingue e guardano sempre in terra con le mani in tasca. E c’è chi invece un arto non ce l’ha più, perso durante il lavoro e causa scatenante di un’amarezza profonda contro il genere umano.

In questa comunità, per un caso fortuito – ma esiste davvero il caso? O forse siamo noi che usiamo questa parola perché incapaci di cogliere i rapporti misteriosi tra le cose? – arriva un circo, un gruppo di artisti girovaghi abituati a ben altri palcoscenici, ma spinti a fermarsi dalle circostanze in questo luogo lontano da tutto.

E questa novità, questa intromissione del magico, dell’eccentrico in un contesto apparentemente chiuso, ma in realtà pieno di dinamiche sotterranee pronte a esplodere, fa da detonatore, da apripista e ogni sguardo sfuggente diventa un osservare attento; ogni parola un suono, anche se, a volte, disarmonico.

E su ogni cosa aleggia il volo degli acrobati trapezisti, che si lanciano nel vuoto, privi di rete di protezione e tutti trattengono il fiato, perché sanno, anche se nessuno gliel’ha mai detto, che “per gli equilibristi, abituati a vivere a mezz’aria, ogni terra è straniera.”

Grande storia, con moltissimi rimandi, parallelismi, incroci, traiettorie che ritornano e si allontanano. Tutto sapientemente orchestrato, con un linguaggio che mescola un italiano ricco, articolato, ma diretto a elementi dialettali che danno ancora più forze e immediatezza al racconto.

Fa bene, ogni tanto, leggere romanzi che ti fanno emozionare sul serio, che ti portano a sentire come vere le vite raccontate tanto da dispiacerti o gioire con loro, come fossero amici di vecchia data.

Questo è veramente un libro da consigliare, per chi cerca ancora lo stupore, il sogno, la meraviglia.

E non deve scoraggiate l’apparente lunghezza: come ben sanno i buongustai, il piacere, se prolungato, assume ancora più spessore.

E qui ogni pagina si lega alla precedente e ti spinge verso la successiva tanto che non ti accorgi di quante ne stai leggendo.

Veramente una bella storia scritta molto bene.

Meglio di così!

Buona lettura.

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