• 7 Dicembre 2022 10:55

E dopo?

DiDaniele Lugli

Mar 22, 2020

Ci penso anch’io, nato quando si compiva il primo anno di guerra per l’Italia, da un padre, nato all’inizio della Prima e al fronte in Africa nella Seconda, mentre i nonni subivano la Seconda, dopo aver combattuto nella Prima. Come usciremo dunque, individualmente e collettivamente. Dico usciremo: sono stato fortunato fin qui e potrei continuare. Un cambiamento ci sarà. I precedenti non fanno bene sperare. Prendo due esperienze terribili: la Morte nera del tardo medio evo e la Spagnola alla fine della Grande Guerra.

Ognuno credea che fusse finemondo

1330, dal deserto dei Gobi parte un’epidemia verso la Cina, l’India, il Medio oriente. È la peste in triplice forma, bubbonica, polmonare. setticemica. Responsabile un batterio ospite dell’intestino di pulci, che infestano ratti e altri roditori. Da loro, o direttamente da pulci e pidocchi, passa agli umani e poi da uomo a uomo. Viaggia sulle navi mercantili e con le carovane. 1345, con le navi genovesi, si diffonde nel mediterraneo partendo dalla Crimea. Nel 1347 è a Costantinopoli e in Sicilia, di lì passerà a Pisa, Genova Siena, Firenze, Venezia. 1348 Alessandria, Cairo, Tunisi, Marsiglia, Spagna e poi Parigi, Fiandre, Paesi Bassi, Germania. 1349 Scandinavia e fino in Islanda e Groelandia. Nel 1351 un rapporto a papa Clemente VI riporta 23 milioni e 840 mila vittime. Un merito va riconosciuto a questo papa, criticato da santa Brigida come “amator carnis” e avignonese. Protesse gli ebrei, secondo una voce popolare diffusori del morbo.

Da un quarto alla metà della popolazione europea ne sarebbe stata vittima. Stime attendibili indicano un calo degli europei, dal XIV al XV secolo, da 94 a 68 milioni. Inghilterra e Galles perdono quasi la metà egli abitanti e l’Italia un terzo. Ne “Il libro dei secoli” di Mortimer trovo: “Firenze fu una delle città europee più colpite: la peste sterminò oltre il 60% della popolazione. Giovanni Villani cadde vittima della peste. L’ultima frase delle sue cronache fu: ‘E la peste durò fino a…’. La peste gli tappò la bocca con la sua nera mano prima che potesse inserire la data”. E a Siena “io Agnolo di Tura, detto il Grasso, sotterrai 5 miei figliuoli co’ le mie mani … e morivane tanti, che ognuno credea che fusse finemondo”. Ricomparirà in Europa fino al Seicento e fino all’Ottocento in Medio Oriente. In terra di Romagna un affresco sul tema di oltre mille anni, fino alla seconda metà del Seicento, è opera di studiosi, che ho avuto l’onore di conoscere studenti.

La pandemia che cambiò il mondo

1918 da una base militare del Kansas, o da una britannica a Etaples, Francia, o – perché no? – dalla Cina si diffonde la Spagnola, un’influenza che prende questo nome perché se ne parla in Spagna, paese neutrale. Negli altri paesi no. Sono in guerra e non bisogna demoralizzare le truppe.

In un anno si ammala un terzo della popolazione del mondo e i morti sono stimati tra i 50 e i 100 milioni. L’ondata tra agosto e novembre è la più micidiale. Il virus mutato viene scambiato per tifo. Visti così i 17 milioni di morti della Grande Guerra sembrano quasi pochi. Si salvano l’isola di Sant’Elena, una nel Rio delle Amazzoni, l’Antartide e, fino all’inizio del 1919, l’Australia che allentò la quarantena marittima. Adesso siamo meglio attrezzati, ma tornano comportamenti sbagliati. “Il fatto che per l’influenza spagnola, almeno agli inizi, certi governi fecero finta di nulla e non presero le misure necessarie fu un errore madornale” dice Laura Spinney, che al tema ha dedicato un libro importante.

Aggiungo qualcosa su Etaples. Nel 1901 ha 4,692 abitanti. Crescono fino a raddoppiare nel 1962: 8.628. Ora ha raggiunto per popolazione i sepolti nel cimitero militare, che ne è la maggiore attrazione turistica. Nei suoi sei ettari ospita infatti 11.658 soldati, quasi tutti britannici e alleati, quasi tutti non identificati. “Étaples era una cittadina sporca, ripugnante, puzzolente” nel ricordo di Olave Baden-Powell, giovane moglie del fondatore degli scout. Vi presta servizio volontario in supporto alle truppe. L’addestramento è duro e vi sono episodi di insubordinazione, con almeno una fucilazione nell’ottobre del 1916. Nel settembre del 1917 l’arresto di un neozelandese che appare arbitrario ai commilitoni provoca disordini duramente repressi con l’uccisione di un caporale e il ferimento di una donna francese. Seguono processi con una condanna a morte, tre a dieci anni di reclusione, 10 a un anno di lavori forzati, e trentatré in campo di punizione. La fucilazione è eseguita il 4 ottobre a Boulogne, nel cui cimitero è sepolto. Poca cosa raffrontata alle decimazioni usuali negli eserciti francese e italiano.

Cosa e come cambia

Scheidel, che ho ricordato in una precedente nota, dopo analisi e confronti in giro per il mondo e attraverso i secoli, quando non i millenni, conclude: “Solo in alcuni casi e per poco tempo la malattia epidemica ridusse sostanzialmente la disuguaglianza”. La Grande Guerra, con Spagnola al seguito, produce accordi che pongono le basi della guerra successiva e dell’affermarsi di regimi fascisti un po’ ovunque, mentre una rivoluzione fatta in nome dell’eguaglianza comincia presto a mostrare il suo vero volto. Alla dissoluzione degli imperi si accompagna la tragedia dei nuovi confini e una violenza generalizzata. “La guerra dei giganti è finita; sono cominciate le guerre dei pigmei” sentenzia Churchill alla vigilia del trattato di Versailles. La guerra riprenderà su scala anche maggiore. Al suo termine qualche speranza c’è: l’ONU, la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, la nostra Costituzione, un abbozzo di Europa… Sembra che non contino più niente. Tornano parole d’ordine e comportamenti autoritari e violenti. Vediamo di non ricascarci, “Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi” dice Einstein.

Letture consigliate

I. Mortimer, Il libro dei secoli. Mille anni di storia e innovazioni.

W. Scheidel, La grande livellatrice Violenza e disuguaglianza dalla preistoria a oggi

A. Bedeschi, E. Baldini, Il fango, la fame, la peste. Clima, carestie ed epidemie in Romagna nel Medioevo e in Età moderna 

L. Spinney, 1918. L’influenza spagnola. La pandemia che cambiò il mondo

Daniele Lugli

Daniele Lugli (Suzzara, 1941), amico e collaboratore di Aldo Capitini, dal 1962 lo affianca nella costituzione del Movimento Nonviolento di cui sarà nella segreteria dal 1997 per divenirne presidente, con l’adozione del nuovo Statuto, come Associazione di promozione sociale, e con Pietro Pinna è nel Gruppo di Azione Nonviolenta per la prima legge sull’obiezione di coscienza. La passione per la politica lo ha guidato in molteplici esperienze: funzionario pubblico, Assessore alla Pubblica Istruzione a Codigoro e a Ferrara, docente di Sociologia dell’Educazione all’Università, sindacalista, insegnante e consulente su materie giuridiche, sociali, sanitarie, ambientali - argomenti sui quali è intervenuto in diverse pubblicazioni - e molto altro ancora fino all’incarico più recente, come Difensore civico della Regione Emilia-Romagna dal 2008 al 2013. È attivo da sempre nel Terzo settore per promuovere una società civile degna dell’aggettivo ed è e un riferimento per le persone e i gruppi che si occupano di pace e nonviolenza, diritti umani, integrazione sociale e culturale, difesa dell’ambiente. Nel 2017 pubblica con CSA Editore il suo studio su Silvano Balboni, giovane antifascista e nonviolento di Ferrara, collaboratore fidato di Aldo Capitini, scomparso prematuramente a 26 anni nel 1948

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