di Mao Valpiana *
Non basta più la simbologia.
Ci vogliono azioni nonviolente concrete per fermare la guerra.
Ogni giorno cresce l’orrore che porta morte. Bisogna interrompere la catena di comando che dalle decisioni di Netanyahu e Putin porta all’uccisione dei civili innocenti a Gaza e in Ucraina.
Non fornire armi, bloccare l’esportazione bellica, sostenere gli obiettori di coscienza, aiutare i disertori, reclutare militari che non sparano, dichiarare il proprio no alla chiamata alle armi.
Queste sono le proposte e le azioni già intraprese dalla Campagna di Obiezione alla guerra, che bisogna rafforzare.
Bandiere, sudari, post, appelli, petizioni, firme, flash mob, cartelli, manifestazioni, marce, digiuni di un giorno, scioperi del digitale, hanno contribuito a creare una coscienza collettiva del “basta”, ma l’indignazione, la rabbia, la condanna, non leniscono il dolore delle vittime.
Sono due le azioni che possiamo e dobbiamo fare come facitori di pace: mandare aiuti umanitari (e pretendere che arrivino a destinazione, con le meritorie carovane internazionali) e agire per il disarmo (a partire dal primo possibile, il proprio).
Mentre la diplomazia arranca e le trattative per il cessate il fuoco sono ferme, è assolutamente necessario che ognuno assuma la propria responsabilità. Non possiamo più dire “non in mio nome”, perché ormai siamo tutti coinvolti.
Sottoscrivere la propria Dichiarazione di Obiezione di coscienza, è il primo necessario passo, per poi aiutare concretamente lo sviluppo dell’obiezione di coscienza e della diserzione tra i militari chiamati a fare la guerra, a sparare, a guidare i droni e i missili che esplodono sui civili.
Puoi essere tu l’anello che si disarma e rompe la catena della violenza.
Aderisci qui
* Presidente del Movimento Nonviolento
