Il prossimo che vorremmo

Il prossimo che vorremmo

Mezzo millennio di coabitazione nella medesima comunità e l’aver fondato assieme un villaggio non hanno reso “prossimi” polacchi ed ebrei di Jedwabne. come abbiamo visto.

Non va sempre così, fortunatamente.

Ma bisogna metterci impegno di cuore e di testa. Non dire come dico io: “Amerò il prossimo! Questo è davvero ributtante”.

Les Grands Voisins

I grandi vicini – molti di noi li vorrebbero – è una realtà che sa di utopia, nel cuore del quartiere latino di Parigi. La dizione completa è “Les Grands Voisins – Fabrique de biens communs”. E i beni comuni che produce sono l’incontro, lo scambio, la socialità, la condivisione, l’ospitalità, la generosità tra persone di ogni età, provenienza, condizione, occupazione o non occupazione. È in funzione dal 2015 su una vasta area – tre ettari e mezzo – dove sorge dal ‘600 l’ospedale Saint-Vincent-de-Paul, dedicato, già nel secolo scorso, all’accoglienza degli orfani. Altre costruzioni sono sorte nel tempo. L’attività istituzionale si è conclusa nel 2012. La proprietà è passata dall’Assistance Publique – Hôpitaux de Paris al Comune di Parigi, che l’ha temporaneamente concesso a tre associazioni collegate: Aurore (già presente dal 2012 nell’offerta di alloggio a persone in difficoltà), Yes We Camp e Plateau Urbain. Così dal 2015 fino al marzo del 2018 si sono sviluppate diverse attività associative, sociali, culturali, imprenditoriali. C’è un albergo-ostello per gli immigrati e persone in difficoltà (600 posti), un campeggio, bar, ristoranti, un cinema, laboratori, atelier, spazi per lavoro e attività condivise. In questo periodo ha consentito a 250 associazioni, startup, artigiani. Artisti liberi di dispiegare la loro attività in un ambiente inedito e stimolante. Si calcolano in circa duemila le presenze giornaliere tra chi ci vive, ci lavora, lo frequenta. Ora l’esperienza entra in una fase diversa e forse anche più impegnativa. Sull’area infatti è in corso la realizzazione di un quartiere di 600 alloggi nel modo più rispettoso dell’ecologia. Les Grands Voisins proseguirà restringendo la sua attività gestionale da 20 mila mq costruiti a 10 mila, da 15 mila spazi aperti a 3mila cinquecento, da 250 strutture a 140, da 600 posti di ospitalità a 100.

È un’esperienza dunque che prosegue fino al 2020, influenzando la progettazione e la realizzazione del quartiere nuovo. Essenziali appaiono la coabitazione di funzioni e gruppi sociali differenti, la sperimentazione di forme di lotta all’esclusione e all’isolamento, in una scala capace di influenzare positivamente anche l’intorno. La scia un’eredità importante. Come è scritto sul sito “di mese in mese, il luogo prosegue la sua trasformazione e si arricchisce di nuove attività, di incontri, di costruzioni originali e di belle storie” o anche qui

Pochi anni di lavoro e impegno condivisi hanno prodotto legami e promettenti prospettive tra persone molto diverse. Sono cose delicate che vanno come tali trattate, preservate, rafforzate. Sono esempi di programma costruttivo senza il quale, diceva Gandhi, non si ha nonviolenza. Sono, nel campo dell’abitare, le piante pioniere della cultura della convivenza: gruppi misti inter-etnici, delle quali ci parlava Alex Langer. “Un valore inestimabile possono avere in situazioni di tensione, conflittualità o anche semplice coesistenza inter-etnica gruppi misti (per piccoli che possano essere). Essi possono sperimentare sulla propria pelle e come in un coraggioso laboratorio pionieristico i problemi, le difficoltà e le opportunità della convivenza inter-etnica. Gruppi inter-etnici possono avere il loro prezioso valore e svolgere la loro opera nei campi più diversi: dalla religione alla politica, dallo sport alla socialità del tempo libero, dal sindacalismo all’impegno culturale. Saranno in ogni caso il terreno più avanzato di sperimentazione della convivenza, e meritano pertanto ogni appoggio da parte di chi ha a cuore l’arte e la cultura della convivenza come unica alternativa realistica al riemergere di una generalizzata barbarie etnocentrica”.

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