L’Altro Festival a Fiumicino

L’Altro Festival a Fiumicino

Maria, la famiglia e i cristiani nonviolenti

Sto ricaricando l’auto prima di ripartire per Faenza quando sento Rosellina che si affaccia sul balcone per chiamarmi su in casa per la prima colazione.

Non mi sarei perso per nulla al mondo la colazione con Maria – volontaria di Flumen Festival di Fiumicino – e la sua splendida famiglia.

Rosellina, la madre di Maria, mentre facciamo colazione mi chiede di una cosa che le avevo già accennato: la Catechesi del Buon Pastore.

Poi mi racconta delle cose semplici e belle che si è inventata per insegnare ai bambini del catechismo: far toccare con mano cos’è la fede cristiana.

Ai suoi aiutanti all’inizio dice sempre: “Guarda, mi dispiace, ma sei proprio sfortunato/a a stare con me”.

Quando le dico che lei sta applicando il metodo di Don Lorenzo Milani vedo sul suo volto un gran punto interrogativo, ma si fida di me e prosegue nel suo racconto.

Mi parla del modo in cui trasforma le sue lezioni di catechismo a seconda delle esigenze delle persone e dei bambini che incontra.

Insomma un catechismo modellato sul reale. In altre parole aiuta anche nella vita vera le persone e i bambini attraverso gesti semplici e dall’alto contenuto simbolico.

È un’autentica formatrice, anche se lei non lo sa.

L’altare è il banco principale su cui imparare i principi base del cristianesimo e una lezione di cucina che vede tutti coinvolti è il modo di fare assaporare come essere Chiesa.

Mi risuonano dentro le parole di grande consapevolezza, orgoglio, leggerezza e determinazione nella gioia, di Diego (altra bellissima persona incontrata quasi per caso), Rosellina e Maria: “La Chiesa è anche la mia casa!”

In questa affermazione sta tutto il senso della nonviolenza: la speranza che non muore mai, il senso dell’attesa, la concretezza dell’agire qui ed ora, il concentrarsi su quello che possiamo fare senza farsi condizionare dal negativo che c’è intorno.

A Caserta la Nonviolenza è di Casa

Sergio è uno scout di Caserta con una lunga esperienza sia regionale che nazionale nell’Agesci.

Tutta l’attività del suo gruppo “Caserta 2” è incentrata sull’incontro con l’Altro, il diverso, il migrante.

Ad esempio, facendo incontrare migranti con Lupetti, hanno costituito un punto di ascolto, una mostra, i laboratori e tanta attività nelle scuole.

Sono innumerevoli gli ostacoli a cui invece Sergio si è trovato di fronte, sia all’interno della Chiesa che sul piano sociale, ma lui ne parla con la serenità invidiabile di chi ha la consapevolezza di quello che fa e dei risultati che ottiene.

Ho imparato molto su cos’è la nonviolenza dalla chiacchierata con Sergio e non perché è il primo gruppo scout con il titolo di “Nonviolento” ma perché la nonviolenza per Caserta 2 è una cosa pratica, come lo è per Rosellina: si agisce subito poi ci si riflette.

La loro grandezza sta nell’umiltà, nella voglia di mettersi in gioco, nella gioia contagiosa e consapevole, nell’essere centrati su sé stessi.

Il rimorchiatore

L’ultimo giorno, un po’ stanco e un po’ annoiato, metto il naso fuori dall’Expo Salsedine e mi avventuro, incuriosito dalla natura circostante, su per una stradina sterrata.

Appena mi inerpico mi trovo di fronte, nascosto dagli arbusti, un naviglio semi-affondato. Mi sento improvvisamente in uno di quei romanzi di Salgari!

Davanti a me un corso d’acqua sulla sinistra con un’imbarcazione attraccata, sulla destra una grande tenda sorretta da una struttura metallica e poco più in là la casetta di un cane che all’apparenza sembra molto quieto. Il tutto nella natura.

Io ci vorrei passare nel mezzo per fare una brevissima passeggiata, ma, come mi trovo davanti all’imbarcazione sento una voce provenire dall’interno:

Buongiorno!”

Buongiorno” rispondo.

Salta fuori dalla barca un uomo a torso nudo e gli chiedo che cos’è la barca e dove ci troviamo:

È un rimorchiatore e io sono un rimorchiatore e siamo nel canale di Traiano.”

E mi grida:

Non hai visto che c’è una casetta con un cane che è pericoloso?”

Poi va verso il suo cane – un pitbull albino che tutto sembra tranne che ferocissimo – ma lui lo indica e insiste:

Se ci metti la mano per accarezzarlo te la morde!”

Mi chiede cosa faccio lì e io gli dico che vado via subito e non voglio disturbare, solo arrivare fino a…e poi gli indico il punto con la mano…

Guarda che dopo là non c’è niente!” fa lui.

Il tempo di andare e ritornare: due minuti in tutto.

Quando gli dico che sono in una struttura poco distante per il Flumen Festival della Nonviolenza, l’Ecologia…mi inizia a raccontare la sua vita…

Un fiume di parole assemblate in maniera casuale: “Ah la violenza!”

Parla di una donna e poi di un’altra che avrebbero dei comportamenti “licenziosi” (mia traduzione) e si arrabbia. Parla di 20 anni di galera e si arrabbia perché beve un po’ ed è stato cacciato di casa e il giudice da sempre ragione alle donne. Mi sembra di capire che lui viva nel rimorchiatore.

Mentre l’ascolto, mi chiedo cosa sto facendo e dove il mio senso infinito di curiosità mi porta a volte…

E se mi aggredisce? E se si avvicina e prendo il Covid?

Alla fine mi dice che tutto quello che diciamo sono delle cazzate e che la vita è un’altra.

Un po’ annuisco perché è pur vero che a volte noi pacifisti, ecologisti e nonviolenti facciamo molte chiacchiere e siamo poco concreti.

Poi all’improvviso è il momento di salutarci e fa un bellissimo sorriso come se fosse uno dei momenti più belli della sua vita, sprigiona contentezza…

Grazie amico rimorchiatore, dal nobile mestiere, grazie amico Zingaro (definizione presa dalle sue parole) di avermi ispirato l’articolo che dedico a te!

Aiutaci a farci prendere il largo!

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