Libertà per Nargess Mohammadi e per tutte le vittime della repressione del regime iraniano

Libertà per Nargess Mohammadi e per tutte le vittime della repressione del regime iraniano

La nostra amica Nargess Mohammadi (iraniana, premio Langer nel 2009, a cui ritirarono il passaporto per impedirle di venire a Bolzano), è in carcere, ammalata, senza cure!

È stata portavoce del Centro dei difensori dei diritti umani e presidente del comitato esecutivo del Consiglio Nazionale della pace. Dal 2016 condannata in appello a 16 anni di carcere per il suo sostegno alle campagne per la liberazione dei prigionieri di coscienza e contro la pena di morte nel suo paese.
La scelta della Fondazione di portare la propria attenzione sull’Iran è certo quella che avrebbe fatto Alex, che avrebbe sentito come un dovere morale irrinunciabile spendersi in prima persona  per l’Iran libero. Per un Iran, come dice Ramin Jahanbegloo, docente di Storia contemporanea dell’Iran a Toronto, autore di ‘Leggere Gandhi a Teheran’, che contro un potere fondamentalista e violento, riconosce nella nonviolenza la strada da percorrere.

Il Movimento Nonviolento si associa alla Fondazione Langer nell´impegno per la libertà di Nargess e di tutte le vittime della repressione del regime iraniano. Chiediamo alla diplomazia e al governo di attivarsi subito per il rispetto dei diritti umani di Nargess e delle sue compagne.

Lettera di Nargess Mohammadi, premio Langer 2009,  dalla prigione di Zanjan/IRAN:
Ancora in carcere, ora contagiata dal Coronavirus con altre 11 donne, isolata, senza cure mediche

Siamo 12 donne contagiate con coronavirus. L’11 luglio hanno separato le donne prigioniere del carcere di Zanjan. Noi siamo complessivamente 18 donne in questo carcere. Sei donne non avevano i sintomi della malattia e sono state trasferite in un’altra sezione del carcere. Noi 12 donne, che da circa 11 giorni presentiamo i sintomi della malattia, siamo praticamente in quarantena in questa sezione del carcere.
La settimana scorsa, viste le nostre condizioni di salute e con l’insistenza delle nostre famiglie, ci hanno fatto il test. Non abbiamo comunque ricevuto fino ad oggi i risultati. Oggi improvvisamente sono entrate alcune persone nel carcere e ci hanno separato nuovamente. Una donna in condizioni cliniche preoccupanti è stata trasferita giovedì scorso in ospedale e successivamente rilasciata su cauzione a seguito della diagnosi di Covid. In circa un mese abbiamo avuto 30 nuove persone che sono entrate in questo carcere, di cui alcune con sintomi da coronavirus ed almeno una di loro con diagnosi certa di Covid, che è stata successivamente rilasciata a causa del peggioramento delle sue condizioni di salute.
Noi 12 donne presentiamo sintomi di affaticamento eccessivo e dolore addominale, diarrea, vomito, perdita di olfatto. Non abbiamo accesso alle cure adeguate né ad una alimentazione corretta. La mancanza di strutture mediche, la mancanza di spazio per la quarantena per nuove entrate e la mancanza di controllo sanitario ha causato la diffusione del coronavirus. Chiedo al Signor Namaki, Ministro della sanità, di inviare un rappresentante per prendere visione della situazione nella prigione femminile di Zanjan.
Vorrei inoltre denunciare per vie legali le condizioni difficili ed intolleranti della prigione di Zanjan, ove mi trovo da circa 6 mesi, e la mancanza di cure mediche. In questo periodo, per l’esplicita richiesta del Ministero dell’Intelligenza e della Magistratura, non mi consentono né di comprare carne a mie spese né di sentire i miei figli per telefono. Non sento la voce dei miei figli da quasi un anno. Ora sono anche contagiata con coronavirus, senza cure mediche.

Nargess Mohammadi

Premio Alexander Langer 2009 a Narges Mohammadi
https://www.alexanderlanger.org/it/797

La Fondazione raccoglie messaggi a Narges
scrivere a:
info@alexanderlanger.net
indicando anche nome, cognome, luogo

  1. Avatar
    Lorenzo Moro 17 Luglio 2020, 8:49

    Credo sia una misura decisamente contraria al diritto umanitario il non curare i detenuti iraniani che hanno contratto il Covid 19. Nel caso della persona in questione poi c’e’ l’aggravante della privazione delle liberta’ civili, che di per se e’ una violazione degli standard internazionali dei diritti umani che chiedono la tutela della liberta’ d’opinione senza se e senza ma.

    Reply

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