Mi chiamano emèrito

Mi chiamano emèrito

Leggo “Il dilemma dei professori: ‘Impossibile valutare da dietro a uno schermo’. Oltre a far lezione a distanza, i docenti dovranno anche trovare un modo per dare i voti agli studenti (maturità compresa), come specifica una nota del ministero”. Valutare bene è un problema.

Ho simpatia per il merito. Anche quando è attribuito con scarso fondamento. Nel mio caso ad esempio. Le amiche e gli amici del piccolo e caro Movimento Nonviolento mi chiamano, anche pubblicamente, Presidente emerito. Mi sono accorto che il buffo e immeritato appellativo mi piace. E poi il merito è un valore apprezzato anche dalla nostra Costituzione: articolo 34, terzo comma, “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. È la Repubblica impegnata a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale” già indicati al secondo comma dell’articolo 3. La Repubblica lo fa apprezzando il merito. Sempre lo stesso apprezzamento induce a chiamate a posti di massima responsabilità: articolo 59, secondo comma, senatori a vita per altissimi meriti, e articolo 106, terzo comma, consiglieri di cassazione per meriti insigni.

Contro l’ideologia del merito” di Mauro Boarelli induce al sospetto, se non nei confronti del merito come tale, verso l’uso che se ne fa. In definitiva hai quel che meriti e meriti quello che hai, se il confronto è libero e aperto. Lo decide il mercato in ogni “campo sociale, scientifico, artistico e letterario”, come dice la Costituzione quando è il Presidente della Repubblica a scegliere senatori a vita. È la forma naturale e migliore in cui la società può organizzarsi. Lì si vede il merito all’opera. Da lì può scaturire una società meritocratica. Avanti dunque con privatizzazioni, liberalizzazioni, concorrenza nella scuola, nella sanità, nell’assistenza, nelle condizioni di lavoro… Anche le diseguaglianze che ne derivano non potranno che essere benefiche. Il Merito dà, il Merito toglie, il Merito sia benedetto.

Vaghi ricordi di Sociologia dell’Educazione, coltivata per anni con Alberto L’Abate, mi inducono a pensare si debbano valutare, con attente metodologie, i risultati nel passaggio da insegnamento e apprendimento attraverso la scuola. Non ho pregiudizi quindi nei confronti dell’Invalsi. L’acronimo di Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell’Istruzione poteva essere più felice. Ne ho conosciuto però di più sfortunati: Cagare (Consorzio aziendale gas acqua Reggio Emilia) mutato subito in Acag (Azienda consortile acqua gas). Da qualche anno la gestione è passata, non so se la cacofonia abbia avuto qualche peso, a una multiutiliy dal nome armonioso: Iren. Ho anzi un ricordo piacevole legato a Invalsi. Anni fa, svariati anni fa, mia nipote conduce coetanei a vedermi in spiaggia. Sono sotto l’ombrellone a leggere. Mi salutano. Educatamente si presentano. Vanno via. Le chiedo “Perché sono venuti?” “Ho detto che mio nonno risolve gli Invalsi. Hanno detto che sei un simpatico vecchietto”.

Magari qualche dubbio su come la scuola valuta se stessa ce l’ho. Dai tempi della “Lettera a una professoressa” non valuta il suo classismo se non in termini di politically correct. La scuola pubblica, quella che Capitini voleva difesa e sviluppata, è tale perché accoglie tutti e tutti vuole portare ai più alti risultati. Solo nell’eguaglianza di fondo c’è spazio per valorizzare le differenze. Una singola scala di valutazione non può servire. Ci dice una cosa sola: chi è più bravo nel risolvere i quesiti Invalsi. Avessi qualche dubbio ancora e specifico sugli Invalsi, me lo toglie l’amico e ottimo maestro Mauro Presini. Scrive su Azione nonviolenta on line e dovevamo insieme presentare a Ferrara il numero di Azione nonviolenta dedicato alla scuola, appuntamento rinviato a tempi migliori. Lo conosco da quando, in servizio civile per obiezione di coscienza nei primi anni Ottanta si occupa di integrazione scolastica di alunni portatori di handicap, Lo ritrovo, primi anni novanta, al Provveditorato agli studi di Ferrara nel gruppo di lavoro Interistituzionale per l’integrazione. Non l’ho più perso di vista. È competente e appassionato costruttore di una scuola di tutti e per tutti, in ogni ordine e grado, di una scuola, organo decisivo della nostra Costituzione, secondo la felice espressione di Piero Calamandrei. Ecco un link con l’augurio di una proficua e piacevole lettura: mauropresini.wordpress.com  Troverete Invalsi è l’anagramma di Salvini, InFalsi d’autore, Test Invalsi da girls & boy…cottare, Invalsi si, Invalsi no…la terra dei cachi, Visi invisi all’Invalsi. Altri ancora mi saranno sfuggiti. C’è poi tantissimo altro e non voglio rovinare la sorpresa.

Per avere un’idea di come l’ideologia del merito si sia impossessata delle menti e dei cuori, che un tempo stavano a sinistra, non trovo di meglio che proporre un breve video di Teresa Bellanova, coetanea di Mauro Presini, giovanissima bracciante e ora Ministro, che sfida gli estremisti del Partito Democratico promotori della congiura degli eguali.

Il merito è di sinistra

A quelli che pensano che tutti possono avere tutto, noi diciamo che il merito è di sinistra ed è il nostro unico parametro di misura.

Pubblicato da Teresa Bellanova su Domenica 20 ottobre 2019

 

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