• 4 Ottobre 2022 9:39

Russia, Grigory racconta il suo servizio civile

DiRedazione

Ago 26, 2022

Dalla Russia riceviamo la testimonianza di un giovane che ha da poco concluso il suo servizio civile alternativo a quello militareIl Movimento Nonviolento in accordo con il Movimento degli Obiettori di Coscienza Russi rilancia le voci di chi si oppone alla guerra e cerca vie alternative al servizio militare.

Mi chiamo Grigory, ho terminato il servizio civile il 1° luglio scorso e ora mi sento come un uomo che, dopo essere stato indebitato per due anni, finalmente ha ripagato tutti i suoi creditori. Il primo luglio il sole brillava più forte. Anche se il tempo trascorso in servizio è stato forse uno dei migliori della mia vita, è comunque più facile respirare se non sei più affiliato all’esercito.

Quando ho deciso che il servizio civile era la scelta migliore per me ho inviato tempestivamente i documenti necessari all’ufficio militare, sono stato esaminato da una commissione e la mia richiesta è stata accolta. Molti testimoniano di avere incontrato mille difficoltà ma per me è stato esattamente il contrario.

Nei primi mesi ho prestato servizio all’ospedale di Filatov. Era l’estate 2020, il periodo più duro per la diffusione di coronavirus nel mio paese. Il Covid-19 imperversava ovunque e alcuni ospedali di Mosca, tra cui quello cui ero stato assegnato, sono stati riorganizzati per combatterlo. Mi hanno firmato un contratto di lavoro e sono stato trasferito al reparto di nefrologia dove ho lavorato come custode per due mesi. È stato il periodo più luminoso del mio servizio, lo ricordo nei dettagli.

L’odore acuto dell’igienizzante nella camera di disinfezione dove ognuno di noi era obbligato a passare quotidianamente, la rianimazione sempre affollata, i pazienti in fin di vita, i respiratori, il rumore degli apparecchi per la ventilazione, i cadaveri in corridoio coperti da un telo perché non c’era il tempo per portarli all’obitorio – questa è la realtà in cui sono stato immerso giorno dopo giorno. Sono le impressioni di un avvocato che non si era mai sporcato le mani, uno che non aveva mai visto niente di peggio del Codice Penale della Federazione Russa. Ma gradualmente mi sono abituato, e più avanti sono stato trasferito all’economato.

Nella nuova sede facevo lavori di contorno: falciare l’erba, dipingere cordoli, piccole manutenzioni. Era più facile che stare in reparto e avevo molto più tempo libero.

Così il primo anno è passato. Era già soddisfatto pensando che sarei rimasto in quella collocazione fino alla fine del mio servizio quando improvvisamente mi è stato offerto di passare in un altro settore, appena costituito, per occuparmi delle questioni legali (sì, sono un avvocato, come probabilmente avete già capito). Era necessario redigere un rapporto sul lavoro del reparto, predisporre delle istruzioni per gli operatori e altro ancora.

Ho accettato con entusiasmo e ho lavorato in questo modo per due mesi, dopo di che mi hanno confermato. Ho avuto un aumento di stipendio, sono passato dal rango di operaio alla casta dei “colletti bianchi” e il mio servizio è stato più tranquillo.

E infine, due parole sul guadagno di un volontario in servizio civile…

L’altro giorno alla stazione militare ho incontrato un generale.

“E quanto ti hanno pagato, se non è un segreto, ovviamente?”

Me l’ha chiesto guardandomi attentamente.

Gli ho risposto ed è scoppiato a ridere.

“Caspita! Ora sì che Maria Ivanovna”, ha detto scherzosamente rivolgendosi a una dipendente della stazione militare che ha sentito il nostro dialogo, e che ora ho designato con un nome di fantasia, “vorrà candidarsi al servizio civile alternativo!”.

Ovviamente il compenso è tutt’altro che decente, ma mi auguro sinceramente che tanti giovani vogliano fare l’esperienza del servizio civile.

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