Torniamo all’antico, sarà un progresso

Torniamo all’antico, sarà un progresso

Da un’incredibile rivista on line, Chiesa viva, inviatami non so per quale motivo, apprendo sempre cose a me sconosciute o non sufficientemente valutate. Di Concilio valido c’è solo il tridentino. L’ultimo è diabolico-massonico.

C’è una cosa sempre ribadita: non abbiamo più un vero papa dopo Pacelli. L’attuale, per quel che ho capito, è addirittura l’anticristo. Questo è il tema permanente, ma c’è molto altro. A me ha colpito il resoconto della Conferenza del Conte Cavaliere di gran Croce Professor Sergio Luigi Sergiacomi de Aicardi, al Palazzo Mediceo della Città di San Leo, di domenica 31.3.2019. Non è un caso la scelta del luogo: Nel 964, San Leo fu capitale d’Italia con re Berengario II d’Ivrea. Non resisto all’idea di riproporne qualche passo.

Esemplare è stato il Sacro Romano Impero, durato 1000 anni, articolato in 1789 Stati, mentre il mondialismo e la globalizzazione sono la filosofia blasfema dei senza Dio, dei senza patria, dei senza famiglia e dei senza tradizione, sotto il tacco satanico del sionismo e della massoneria, volti alla distruzione della Civiltà Cristiana. Le basi sono state poste – non è una novità: con democratiche elezioni sono al governo nel nostro Paese uomini che hanno le medesime convinzioni – da un riuscito complotto.

Del resto il cognome “Rothschild” significa “bandiera rossa” e, sotto questo falso e satanico emblema, questa famiglia, nel 1773, iniziò un periodo storico in cui essi, insieme ad una dozzina di altre famiglie ebree di finanzieri, si proposero di impossessarsi di tutte le risorse del pianeta, di ridurre la popolazione mondiale a poche centinaia di milioni di persone e di cancellare il vero nome di Dio dal lessico della vita. Non tutto è andato come speravano. La popolazione mondiale non è di poche centinaia di milioni, ma di 7,7 miliardi e la carta del comunismo non si è rivelata decisiva.

A voler esser pignoli Rot Schild significa scudo rosso. Bandiera rossa è Rote Fahne. Il Conte Cavaliere, grande esperto di araldica, lo sa bene. Lo indica infatti come questo falso e satanico emblema. È lo stemma inventato da Mayer Amschel, ricco ebreo di Francoforte, Scudo Rosso con al centro un pugno che tiene strette cinque frecce (i cinque figli inviati nelle capitali finanziarie dell’epoca: primo esempio di multinazionale familiare). Inizia così, con un nome inventato, la dinastia dei Rotschild. Siamo già nel Settecento, secolo vicino e affetto da Illuminismo. La dinastia del Conte Cavaliere Professore è, di mille e trecento anni, più antica. Il confronto con il suo emblema sarebbe schiacciante: “Di rosso, alla banda d’argento caricata da tre cuori di rosso, accompagnata da due cardi al naturale; la banda accompagnata a sua volta nel canton destro della punta da un giglio d’oro. Capo d’argento a due spade poste in croce di S. Andrea accompagnate da due stelle dello stesso. In cuore, sulle due partizioni, uno scudetto sannitico, di rosso all’elmo medioevale d’oro cimato da tre piume, di verde”. Ma il dotto oratore preferisce evocare la bandiera rossa.

Il povero popolo, ignorando persino l’esistenza di questi burattinai occulti, sventolando la bandiera rossa e auspicando il suo trionfo, non era considerato altro che l’utile idiota al servizio di questi banchieri che, impossessatisi della moneta degli Stati, creavano e controllavano Stati democratici rapaci e fasulle organizzazioni internazionali, come l’ONU, l’UNESCO, la UE, la BCE, per portare il mondo sotto un unico controllo e realizzare i loro deliranti piani segreti.

L’Unione europea, per la quale siamo inconsapevolmente andati a votare, consiste in 50.000 parassiti ed inutili impiegati, a Bruxelles e 1.700 diplomatici che nessuno Stato riconosce, nell’ambito del diritto Internazionale. Ma la congiura, evidentemente, prosegue implacabile tanto che il Conte Cavaliere Professore – mio coetaneo ma con un pennone genealogico risalente ad Aicardus, della imperiale reale casa dei Merovingi, conte e governatore di Poitiers, nato nel 490 – ne è molto preoccupato e quasi sconfortato.

Come un talismano ci lascia con la lapidaria espressione dei Papi Pio XII e Urbano II: “La precipitosa ricerca di radicali rinnovamenti è indice di oblio della propria dignità” “Torniamo all’antico sarà un progresso”. Accomunati in un unico mantra sono dunque l’ultimo papa vero, che abbiamo avuto, e quello che l’antipapa l’ha fatto scappare a Tivoli e il 27 novembre 1095, al Concilio di Clermont, ha lanciato la prima crociata. È di questo che avremmo proprio bisogno adesso.

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