Consigli di lettura 2: DFW

Consigli di lettura 2: DFW

Il 21 Febbraio del 1962, a Ithaca, nello Stato di New York, nasceva David Foster Wallace. Venerdì 12 Settembre 2008 la sua vita si conclude con un suicidio per impiccagione nella sua casa di Claremont, California.

Ho letto un suo libro, così, come spesso succede, per un consiglio di un amico e perché adoravo le copertine  e il catalogo della casa editrice che lo traduceva e pubblicava in Italia: Minimum Fax.
Non ho più smesso.
Il titolo era: ‘Una cosa divertente che non farò mai più‘: formalmente un reportage di un viaggio su una nave da crociera. Realmente: qualcosa di nuovo nella forma e nel contenuto. Quante volte ci sentiamo ripetere che tutto è già stato detto, raccontato e che sia impossibile creare e indicare una nuova via. Ecco: Wallace ha dimostrato che non è vero. Questo piccolo gioiello, infatti, non è un saggio, un testo argomentativo, descrittivo, neppure un documentario.
E non è un racconto di finzione. Ma allora che cosa è? È tutto questo e qualcosa in più. DFW riusciva a trasformare la stessa qualità del linguaggio, trasferendo su carta i percorsi tortuosi, ma strutturati che caratterizzano il nostro modo di pensare e di comunicare, in particolare con noi stessi. È come se l’occhio dello scrittore riuscisse a scappare da se stesso e diventare una traccia di ricezione e composizione di segnali che provengono dal mondo e che attraverso questo processo si pongono su una pagina.
Un’ antenna rabdomante che cerca di irradiare ogni punto di vista. Un lavoro immenso, difficile, complicato che lui riesce, in ogni lavoro, a far sembrare semplice, quasi naturale.
Qui si ride anche tanto. Ma in ogni suo lavoro accade. Anche se quello che ti stimola è un sorriso che è subito accompagnato da altre emozioni e non sai mai se stai davvero soltanto divertendoti, intristendoti, arrabbiandoti; oppure, più probabilmente, tutto questo insieme.
Dopo aver letto questo, passai a ‘La Scopa del Sistema’, il suo primo romanzo, scritto a soli 25 anni. Il primo capitolo, ogni volta che lo riprendo, – e capita spesso – mi emoziona e non riesco a staccarmi dalle pagine, anche se so benissimo cosa mi racconta. È un ritmo unico, una canzone che non si ferma; un viaggio infinito dentro le possibili facce dell’animo umano. I personaggi, poi, sono unici e ti rimangono accanto, come strani amici con cui non ti senti molto, ma che sai che significano tanto per te. C’è Lenore, la ragazza che tutti cercano di comprendere, ma che non ne avrebbe nessun bisogno, alla ricerca della bisnonna omonima, studiosa di Wittgenstein, filosofo del linguaggio, improvvisamente scomparsa. Poi Rick Vigorius, il capo di Leonore che è legato a lei da un’amore corrisposto, ma inespresso,almeno in una sua parte rilevante; oppure il pappagallo di famiglia, Vlad l’imperatore, che recita sermoni cristiani per una setta evangelica su una tv via cavo; Normsn Bombardini, magnate dell’industria genetica, che si ingozza di cibo senza soluzione di continuità. Una fauna di esseri grotteschi, paradossali, improbabili, eppure tslmente veri, da risultare autentici. Un capolavoro.
Ho continuato con le raccolte di racconti, o forse sarebbe meglio dire storie brevi, fino al delizioso ‘L’impero ad Occidente dirige il suo corso’, un racconto romanzo discussione dialogo sul senso del ridicolo, del successo, della fama, del potere,  della realtà e della sua rappresentazione. Tutto sapientemente mescolato, come un prato di millefiori. Seguiamo una squinternata carovana di personaggi richiamati ad una convention organizzata da Mc Donald per premiare tutti i bambini immortalati in pubblicità di decenni precedenti. Un viaggio senza orizzonte.
Partirei da uno di questi tre, oppure da ‘Brevi interviste con uomini schifosi’: il titolo è già una garanzia. Su ‘Infinite Jest’, libro da più di mille pagine con duecento di note, forse, se riesco, ne parlerò un’altra volta.
Qui mi limito a dire che sono sicuro che tra venti anni le antologie delle scuole ospiteranno i suoi scritti per provare a delineare le diverse atmosfere, i differenti colori che la sua scrittura ha regalato ala narrativa: forzando i confini, superando limiti, costruendo paesaggi, prima di lui, inesplorati.
Non è semplice, d’accordo, ma la Bellezza richiede impegno per essere scoperta. Dopo, però,  è un incontro che non si dimentica.
Buona lettura.

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