Consiglio di lettura n. 22 (Anno 2°, Decimo mese): Paolo Zardi

Consiglio di lettura n. 22 (Anno 2°, Decimo mese): Paolo Zardi

Negli ultimi tre anni mi sono divertito a spulciare riviste, siti, blog che proponevano titoli di narrativa. Ho letto tanto e cercato in particolare di seguire indicazioni verso esordienti o autori ancora non del tutto conosciuti. Mi procuravo il libro e leggevo.

Qualcuno mi è piaciuto di più, altri meno, com’è normale che sia, ma sono contento di aver conosciuto scrittrici e scrittori interessanti e originali. In più, ho avuto la soddisfazione di riscontrare che alcuni nomi che ho proposto su questa rubrica e che ho scelto di presentare a Livorno, hanno ottenuto successi di pubblico, con ristampe e di critica, con premi e selezioni a festival importanti.

Faccio solo alcuni nomi: Leonardo Malaguti, Peppe Millanta, Giorgia Tribuiani, Sara Gamberini. Secondo me, ne sentiremo parlare ancora.

Come di Paolo Zardi, non a caso considerato uno dei più interessanti autori contemporanei, anche di racconti. Pubblicato da Neo Edizioni e poi presente anche in altre case editrici, come Chiarelettere, è una voce significativa e importante. Ho letto, come primo suo lavoro, ‘XXI secolo’, un romanzo ambientato in un futuro molto prossimo, in un mondo stritolato da una crisi che non accenna a placarsi, con persone che arrancano per trovare un cammino di riscatto, tra oggetti ammassati ovunque in spazi abbandonati accanto a capannoni intasati. Il protagonista vende condizionatori d’aria e non può fermarsi. Sua moglie è in coma all’ospedale e i suoi due figli dipendono da lui. Quindi va avanti, nonostante tutto, con tenacia e dolcezza. Perché, tanto, non si può fare altro. Se ti fermi, la marea dell’abbandono ti sommergerà. E allora lui prosegue e supera rabbie, delusioni, anche legate a episodi del passato la cui lettura cambia dopo alcuni ritrovamenti occasionali che incrinano il suo paradigma di riferimento: il suo matrimonio era stato così felice come pensava o sotto si nascondeva qualcosa di oscuro?

Però va avanti, segnato da dubbi e perplessità, ma non si blocca. Figura malinconica e tenera, ti spinge nel chiaroscuro delle emozioni inaspettate, nei lati nascosti delle cose. Scritto con un vocabolario ricco, articolato, tradotto in un linguaggio misurato, preciso, lineare. Funziona. Eccome.

Poi sono passato alla raccolta di racconti ‘La Gente non esiste’. Già il titolo mi solleticava e la lettura ha confermato le aspettative. Ci sono esseri umani soli, che si innamorano di donne russe trovate su internet; donne capaci di regalare un attimo di pura gioia a fratelli costretti a letto da malattie incurabili; signore che affrontano il declino del proprio corpo confidando nel sollievo di un cuscino, tatuatori che consolano corpi martoriati dalla droga e dall’isolamento; coppie di anziani che riscoprono l’affetto reciproco grazie a pareti di cartongesso che fanno passare i suoni dei vicini.

Insomma ci siamo noi, con tutte le nostre specificità, debolezze, paure. Ognuno diverso, ma con una matrice in comune: la ricerca di un briciolo di felicità, che sappia illuminare il grigio delle nostre esistenze.

Qui sta la forza di Zardi: le sue non sono storie consolatorie, ma nemmeno tragiche.  Oppure, sì, ma solo in parte. Contemporaneamente. Non ci sono buoni o cattivi, ma esseri umani che si arrabattano, che cercano il bandolo di una matassa sempre più ingarbugliata. Ma che non cedono. Come novelli Will Coyote di adolescenziale memoria: l’animale che cercava di catturare il bipede velocissimo e continuava a fallire, ma non mollava mai, insisteva, a prescindere, come avrebbe chiosato Totò.

Non so se l’autore sarebbe contento di questo paragone. Forse no. Ma mi sembra calzante. Non siamo tutti noi, in fondo, creature buffe e fragili che ci muoviamo nella nebbia alla ricerca di un senso, di una direzione senza bussole o punti di riferimento? E questa nostra ricerca, sconclusionata e controversa, non è, in qualche modo, il senso più vero del nostro vivere?

Zardi ci racconta tutto questo, senza retorica, indulgenza o cattiveria.

Ci accompagna, come un folata di vento freddo che, però, ti spinge a muoverti.

A non restare fermo.

Buona lettura.

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