Consiglio di lettura n. 39

Consiglio di lettura n. 39

Borgo Sud di Donatella Di Pietrantonio, ed. Einaudi

In una recente intervista la scrittrice ha evidenziato quanto, per lei, la narrativa non debba occuparsi di tematiche conosciute, con intenti consolatori e una funzione assertiva rispetto ai valori e alle credenze tipiche della società, ma debba occuparsi del dolore, delle lacerazioni, indagando senza sconti, provocando dubbi, domande e stimolando riflessioni.

E per raccontare gli strappi della vita, occorrono parole schiette, taglienti, ruvide. La scrittura diventa materia, ogni parola ha una forza espressiva dirompente, significa se stessa, ma diventa eco di suggestioni diverse lontane.

La Di Pietrantonio riesce in un’alchimia difficilissima, quella di usare un lessico semplice, lontano da qualsiasi vezzo narcisistico, ma di saper trovare termini che al lettore arrivano come l’unico suono capace di raccontare l’essenza dell’esistere. Il suo scrivere ricorda le pozioni delle nonne, quelle bevande ottenute mescolando foglie radici, bacche, oggetti quotidiani nel mondo contadino, che, però, sapientemente mescolati, diventano filtri, medicamenti, quasi intrugli magici.

Si raccontano abbandoni, maternità vissute più come problemi che sentite come doni, amori difficili, identità lacerate. Questo libro può essere anche letto da solo, anche se è collegato, per spirito e sangue, al suo precedente, ‘L’Arminuta’: lì si raccontava la storia di una ragazza, affidata, appena nata, a una famiglia benestante da genitori schiacciati dalla miseria. Questa bambina, improvvisamente, nel pieno dell’adolescenza viene rispedita nell’alveo che l’ha generata, senza nessuna spiegazione. Lei si sente estranea, rimpiange la sua vita precedente e si interroga sui motivi per cui è stata costretta a questa scelta. L’unica persona che le permette di non crollare è Adriana, la sorella naturale, di pochi anni più piccola, dotata di un’energia trascinante, come il vento che entra in casa, spalancando la finestra e rovesciando quello che c’è sul tavolo.

Ecco, Adriana è la protagonista di Borgo Sud, anche se, come ne ‘L’Arminuta’, la voce narrante è dell’altra sorella, quella che ha vissuto lacerata tra due mondi, rimanendo incapace di trovare una propria identità e forse per questo senza nome in entrambi i romanzi.

In ‘Borgo Sud’ le due ragazzine sono diventate donne, si sono perse di vista, ma, una notte Adriana si presenta alla porta della sorella maggiore con gli occhi stropicciati, i capelli spettinati e un bambino piccolo in braccio. A ricevere la visita è una donna che sembra aver trovato un suo equilibrio, moglie di un uomo che le sta accanto con garbo e gentilezza. Almeno così lei crede. Ma da quel momento tutto comincia a rivelarsi più complesso, come sono tutti quegli amori incontrati troppo giovani e perciò difficili a mantenersi così saldi con il passare del tempo, con i cambiamenti delle età.

Anche perché chi non conosce la lingua dell’affetto, dell’ascolto, dell’accoglienza, che ha sempre vissuto la dimensione del sentirsi di troppo, fuori luogo, quasi un inciampo, che un appoggio; per persone così storte, piegate dalla vita, è molto difficile fidarsi e aprire il cuore all’altro.

Questo è un libro potente, capace di scandagliare sentimenti profondi, paure antiche, dolori originari. Che mescola il passato, il presente dei protagonisti, tra memoria, desiderio, sogno, con una capacità magnetica di svelare i pensieri e le emozioni più nascoste, non solo dei personaggi femminili, come già ne ‘L’Arminuta’, ma anche entrando nella psicologia maschile, con forza e assoluta verosimiglianza.

Consiglio di lettura doppio, insomma. ‘Borgo Sud’ è nei dodici finalisti al Premio Strega 2021 e non mi stupirei se entrasse nella cinquina e addirittura potesse concorrere alla vittoria stessa.

Buona lettura.

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