Fucilati e decimati: in discussione al Senato la Legge Scanu

Fucilati e decimati: in discussione al Senato la Legge Scanu

Furono oltre millecento i militari italiani fucilati, anche per decimazione, durante il grande massacro 1915-1918 per ristabilire la disciplina. Da anni c’è chi si batte per la loro riabilitazione postuma. Ora finalmente si sta andando in questa direzione.

Articolo di Francesco Cecchini tratto da Pressenza.com/it/

Un caso eclatante di decimazione; la rivolta dei fanti della brigata Catanzaro a Santa Maria la Longa (importante base logistica del III Corpo d’Armata) a metà luglio del 1917 fu probabilmente l’episodio più noto e significativo di rifiuto collettivo della guerra verificatosi nell’esercito italiano durante il Grande Massacro. Era domenica e nei baraccamenti posti nelle immediate vicinanze del paese friulano stavano trascorrendo un periodo di riposo i fanti della “Brigata Catanzaro”, costituita dal 141° e 142° Reggimento Fanteria. I soldati erano sfiniti per il lungo tempo trascorso in prima linea e era previsto – e promesso – per loro un periodo di riposo nelle retrovie. Ma un fonogramma, giunto nella tarda serata, richiamò in trincea la Brigata. Esplose una protesta anche violenta. Si sparò e si lanciarono bombe a mano. Si presero di mira le baracche degli ufficiali e anche chi tenta di fare da paciere. Alcuni militari si portano nei pressi dell’abitazione del conte di Colloredo Mels, dove si pensa risieda il “poeta-soldato” Gabriele D’Annunzio, sparando colpi di fucile all’indirizzo dell’abitazione. Vi furono morti e feriti. La rivolta proseguì per quasi tutta la notte fino all’arrivo di una Compagnia di Carabinieri: quattro auto mitragliatrici, due auto cannoni e reparti della cavalleria. Sedata la ribellione, il Comandante della Brigata ordinò immediatamente la fucilazione di quattro soldati, scoperti in mano armi con le canne dei fucili ancora calde. Avvenne poi la decimazione del resto della Compagnia. All’alba del 16 luglio, oltre i 4 già fucilati, vennero decimati altri 12 (ufficialmente ma è probabile fossero di più) passati per le armi a ridosso del muro di cinta del cimitero di Santa Cecilia e posti in una fossa comune.

Furono oltre millecento i militari italiani fucilati, anche per decimazione, durante il grande massacro 1915-1918  per ristabilire la disciplina. Da anni c’è chi si batte per la loro riabilitazione postuma. Ora finalmente si sta andando in questa direzione.

Al Senato si è avviata la discussione sul progetto di legge Scanu e altri sui nostri fucilati. E’ una notizia importante. Il presidente della commissione difesa Latorre ha informato che, a seguito di quanto emerso nell’Ufficio di presidenza del 19 novembre 2015, sembra opportuno far precedere l’esame del disegno di legge 1935, approvato alla Camera  (recante disposizioni concernenti i militari italiani ai quali è stata irrogata la pena capitale durante la prima Guerra mondiale) da un ciclo di audizioni informali di esperti. Presso il Ministero della difesa era stato infatti istituito un Comitato tecnico-scientifico per la promozione d?iniziative di studio e ricerca sul tema del cosiddetto «fattore umano» nella prima Guerra mondiale, presieduto dall’ex ministro della difesa Arturo Parisi, che aveva già approfondito la problematica sottesa al disegno di legge.

Il disegno di legge fu  approvato dalla Camera il 21 maggio 2015 e prevede «la riabilitazione dei militari delle Forze armate italiane che nel corso della Prima guerra mondiale abbiano riportato condanna alla pena capitale»;

La legge non tiene conto che vi furono esecuzioni senza processo conseguenti a circolari ad integrazione del Codice penale  miltare, che ampiava a dismisura l’ art: 40 del Codice  stesso e che di misure repressive non sempre rimase traccia a verbale. Inoltre vi furono vere e proprie esecuzioni sommarie da parte di ufficiali o sottufficiali che sopprimevano immediatamente i soldati ritenuti rei di compromettere azioni militari o la sicurezza del reparto.

Pressenza è promotrice di un’azione perché la riabilitazione sia collettiva:

  • Perché è impossibile differenziare i casi dei fucilati. Molti documenti sono andati persi e gli archivi sono nel caos.
  • Perché i soldati spesso sono stati fucilati collettivamente da plotoni d’ esecuzione alla presenza di truppe radunate per l’occasione
  • Perché quelle esecuzioni dovevano terrorizzare la coscienza collettiva dei soldati.

Il link con l’appello che ha raccolto centinaia di persone ed organizzazioni è il seguente

L’impegno per la riabilitazione collettiva dei fucilati e decimati durante il grande massacro 1915 – 1918 va continuato. Quest’azione va considerata all’interno di un più grande impegno quotidiano contro gli armamenti e contro tutte le guerre.

([foto tratta da pressenza.com e raffigurante una fucilazione durante il grande massacro 1915-1918. (Foto di A)]

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