Manrico Mansueti, 1935 – 2020; un nonviolento integrale

Manrico Mansueti, 1935 – 2020; un nonviolento integrale

il direttore di Azione nonviolenta, Mao Valpiana, scrive un ricordo di Manrico Mansueti, il primo obiettore fiscale, deceduto nell’ottobre 2020.

Aveva 35 anni quando, per primo in Italia, attuò l’obiezione di coscienza fiscale alle spese militari.

Per questo è ricordato come un pioniere della nonviolenza. Non si conosceva questa forma di disobbedienza civile, se non per i precedenti di Henry David Thoreau descritti nel 1849 nel suo saggio Resistenza al governo civile (divenuto famoso poi con il titolo La disobbedienza civile), in cui invitava a non pagare le tasse per la guerra. Ma quali conseguenze ci sarebbero state nell’Italia del 1970, nessuno poteva immaginarlo. Il paese aveva conosciuto da poco la stagione delle bombe, iniziata a Piazza Fontana a Milano; il governo era in mano saldamente alla DC, che stava rompendo  l’esperienza del centrosinistra, per tornare al centrismo, mentre si iniziava a parlare di possibili colpi di stato. In questa situazione in ebollizione, un giovane di Sarzana studia la possibilità tecnica di non pagare la parte di tasse destinata alle armi e devolvere il corrispettivo a favore di opere di carità e solidarietà (aiuti ai bambini indiani colpiti dalla lebbra) .

L’idea e l’azione di Manrico Mansueti non nascono dal nulla. Di formazione cattolica, frequentava gli ambienti della sinistra sociale democristiana di Forze Nuove. Si ispirava al pensiero di La Pira, di don Lorenzo Milani, di Aldo Capitini. Egli era in contatto con il Movimento Nonviolento, anzi ne era un iscritto fin dal 1967, ed aveva coltivato una personale amicizia con Pietro Pinna, che dopo la morte di Capitini, avvenuta nel 1968, portò avanti l’organizzazione e le attività del Movimento.

Sulla scia di Capitini, Mansueti non era interessato ad un impegno diretto in politica, che infatti non ebbe mai, ma chiedeva agli amici di aderire al Movimento Nonviolento, di abbonarsi e diffondere la  rivista Azione nonviolenta. Riuniva gli amici a casa sua per incontri di lettura e discussioni. Egidio Banti, un frequentatore di Mansueti in quell’epoca, testimonia così: “Ricordo molto bene gli incontri a casa sua ai quali partecipai di persona insieme a Corrado Peroni, Gabriele Rossi, Gianni Raso e forse alcuni altri. Purtroppo, poi, ci perdemmo di vista, ma il senso profondo di quegli incontri, che univano insieme il cattolicesimo sociale di La Pira e di don Milani con il radicalismo pacifista che poi sarebbe stato proprio di Marco Pannella, ci accompagnò a lungo, pur nella diversità degli approdi politici di alcuni di noi”.

L’obiezione di Mansueti nasce proprio in quell’ambito, dentro la campagna per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza al servizio militare. In qualche modo ne è un’estensione, un avamposto, un approfondimento. Non è quindi un gesto isolato, profetico, come qualcuno ha scritto. È invece un’azione personale che va letta in un contesto più ampio di politica della nonviolenza.

Personalmente ricordo di aver letto per la prima volta di lui su Azione nonviolenta. Avevo sedici anni, e mi colpì moltissimo il suo stesso nome: Manrico Mansueti, un cognome che mi richiamava la mitezza, la dolcezza. Ed infatti poi, negli anni successivi, constatai che era proprio così. Manrico Mansueti era un uomo buono e giusto, una brava persona. Condusse una vita al riparo dai clamori, mantenendo il suo impegno con discrezione, dedicandosi sempre allo studio, in vari campi, dall’archeologia alle religioni. È stato anche poeta e scrittore. Manrico, dopo la sua azione di obiezione fiscale, si trasferì con moglie e figli da Sarzana a Campi Bisenzio, vicino a Firenze, ma rimase sempre in contatto con il Movimento. Regolarmente rinnovava l’iscrizione e l’abbonamento, mandava qualche contributo, inviava lettere. Così, fino a questi ultimi anni, quando si è spento il 3 ottobre 2020.

L’ultimo suo libro (che non mancò di inviare alla sede del Movimento Nonviolento) è Per ogni cosa c’è il suo tempo sotto il cielo; il titolo riprende un versetto del Qohélet (Ecclesiaste). Racconta la storia di un archeologo che, immobilizzato in un letto di rianimazione, riscopre, e idealmente ci affida, le radici della civiltà. Mansueti era un grande conoscitore della Bibbia e un appassionato del “dialogo tra le religioni di Abramo”. Da segnalare anche il suo Allah è grande!, una cronistoria della prima guerra del Golfo in forma poetica.

Quando, dal 1981 al 1999, Il Movimento Nonviolento, con il Movimento Internazionale Riconciliazione, la Lega Disarmo Unilaterale, Pax Christi e altre associazioni, lanciarono ed organizzarono la Campagna “per l’obiezione di coscienza alle spese miliari e per la difesa popolare nonviolenta”, con lo slogan del Presidente Pertini “Svuotare gli arsenali, riempire i granai” (Campagna che ebbe un forte impatto, decine di migliaia di adesioni, un lungo iter giudiziario penale e civile, e ottenne importanti risultati politici), il riferimento al primo caso pioniere di Manrico Mansueti, venne sempre ricordato.

La sua testimonianza di vita ce lo rende caro, e lo iscrive nel pantheon della nonviolenza.


Qui sotto riporto due importanti documenti storici, tratti da Azione nonviolenta del 1971:

– La dichiarazione di obiezione fiscale di Manrico Mansueti

– La Mozione di sostegno del Consiglio Comunale di Sarzana

Articolo su Azione nonviolenta di gennaio-febbraio 1971 (pagina 5)

Il primo obbiettore in Italia alle tasse militari

Per la prima volta in Italia l’azione diretta contro la preparazione bellica – dopo quella crescente degli obbiettori di coscienza – si è espressa nel rifiuto di pagare la parte di tasse destinate al bilancio militare. Pioniere di questa nuova forma di obbiezione è Manrico Mansueti di Sarzana.

All’Ufficio delle Imposte

Ai Ministeri della Difesa e della Finanza

Faccio parte del Movimento Nonviolento per la pace, che ha come primo punto tra le sue fondamentali direttrici d’azione l’opposizione integrale alla guerra. Non credo che la pace si possa difendere con le armi, ma credo invece che si debba difendere con l’amore e la reciproca fiducia, costruita con l’esempio e con il sacrificio. Intendo quindi oppormi alla guerra, all’industria di guerra e a tutte le attività che ne possono essere la premessa, compreso il servizio militare, con tutti i mezzi nonviolenti che mi sono a disposizione.  Poiché ho letto su alcuni giornali che per ogni uomo che vive sulla terra vi sono a disposizione 38 kg di tritolo, e non ve ne sono invece altrettanti di grano, e siccome nel bilancio di previsione dello Stato italiano per il 1971 la spesa militare è aumentata, passando da 1510 miliardi (pari al 12,5% dell’intera spesa pubblica) ai 1656 miliardi, ho sentito uno scrupolo di coerenza e il dovere di fare una scelta. Ho tre figli per i quali, nel limite delle mie forze, lotterò per assicurare loro un avvenire di pace, e che educo perciò a resistere alla violenza.

Perciò ho deciso di non contribuire alle spese militari e di detrarre dall’ultima rata di tasse relative al 1970 l’aliquota del 12,5% che andrebbe alle spese militari, e che ho versato a favore dei bambini lebbrosi di padre Aurelio Maschio, missionario a Matunga, Bombay, di cui allego copia della ricevuta.

Manrico Mansueti

Sarzana, 9 dicembre 1970

Articolo su Azione nonviolenta di ottobre-novembre 1971 (pagina 5)

Il Consiglio Comunale di Sarzana per l’O.d.C.

Il Consiglio Comunale di Sarzana (La Spezia) ha votato il 9 ottobre 1971 una mozione sul caso Mansueti, obiettore alle tasse militari. La mozione è stata presentata dai consiglieri Peroni e altri della DC. Hanno votato a favore tutti i democristiani (tranne il capogruppo uscito dall’aula), i socialisti, i socialproletari e i comunisti; contrari i liberali e i socialdemocratici (questo ultimi hanno dichiarato di “non essere d’accordo con una sola parola della mozione”).

La mattina del 9 aprile 1971 è comparso di fronte al Pretore di Sarzana il concittadino Manrico Mansueti. La sua colpa, come emerge dalla lettera inviata da lui al Sindaco e a diversi consiglieri di vari gruppi, oltre che al pretore, è quella di essersi rifiutato di pagare le tasse per le spese militari ma di aver devoluto la quota ai lebbrosi di padre Maschio in India.

Questo fatto non può lasciarci indifferenti. Non si tratta infatti di una atto di disprezzo verso le leggi, ma di una spinta ad un loro miglioramento, nel senso di interpretare la maturazione della società.

Io sono rispettoso delle leggi – ha scritto Mansueti nella sua lettera – poiché credo fermamente che esse contribuiscano ad un sano ordinamento delle strutture e della società, ma esse sono perfettibili e tutti dobbiamo contribuire a migliorarle e adeguarle ai tempi con la diffusione delle idee che arricchiscono l’etica sociale e l’evoluzione civile, con l’opera di persuasione e con la coerenza dell’esempio, ma se necessario anche con la disobbedienza”.

Il Consiglio Comunale di Sarzana, recuperando ad una dimensione politica il gesto del Mansueti, riconosce:

1) la validità della battaglia per l’obiezione di coscienza;

2) l’impegno per un aiuto maggiore verso il Terzo Mondo, proteso verso la conquista della propria indipendenza, da realizzarsi attraverso la riduzione del bilancio della Difesa.

Il Consiglio Comunale di Sarzana dà mandato al Sindaco di rendersi interprete presso i membri della Commissione Difesa della Camera, dove è attualmente in discussione la legge, i presidenti dei gruppi parlamentari , i presentatori dei progetti di legge sull’argomento ed i deputati locali, della necessità di una profonda revisione della legge che cancelli gli aspetti punitivi e discriminatori della legge stessa e accolga, invece, per intero il valore autentico dell’obiezione di coscienza.

* Direttore di Azione nonviolenta

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