Niente riduzione per gli F-35: uno schiaffo ai cittadini e al Parlamento

Niente riduzione per gli F-35: uno schiaffo ai cittadini e al Parlamento

Dopo mesi di attesa i dati ufficiali desumibili dal Documento Programmatico Pluriennale del Ministero della Difesa dimostrano una chiara certezza sugli F-35: “Questa riduzione non s’ha da fare!”.

La campagna “Taglia le ali alle armi”, che dal 2007 si batte per la cancellazione del programma dei caccia prodotti dalla statunitense Lockheed Martin, accoglie con delusione e preoccupazione la decisione insensata del Governo.

“La decisione del Governo Renzi di non toccare il budget destinato ai caccia F-35 si configura soprattutto come uno schiaffo al Parlamento che, l’autunno scorso e anche sulla base della pressione popolare e della nostra Campagna, aveva votato una mozione per il dimezzamento del budget del programma”. E’ questo l’amaro commento della campagna “Taglia le ali alle armi” a poche ore dalla pubblicazione del DPP del Ministero della Difesa che assegna al programma Joint Strike Fighter circa 583 milioni di euro per l’anno 2015.

“Anche se la mozione per il dimezzamento, comunque promossa dalla maggioranza e in particolare dal PD, non è stata l’unica ad essere votata – sottolinea Sergio Bassoli di Rete della Pace – e quindi il Governo può giocare nel fraintendere le intenzioni della Camera, è evidente come il grave dato politico sia quello di un non rispetto della volontà parlamentare, e in ultima analisi popolare”.

Oggi è infatti opportuno ricordare come, soprattutto da quando la nostra Campagna ha posto al centro dell’attenzione politica e dell’opinione pubblica la questione degli F-35, è ormai ampiamente diffusa l’opposizione rispetto all’acquisto di tutti i caccia previsti. Lo hanno dimostrato negli ultimi mesi diversi rigorosi sondaggi d’opinione (vedi allegato).

L’esplicitazione dei fondi stanziati sul 2015 per i cacciabombardieri del programma JSF arriva dopo mesi di nostre richieste, mai soddisfatte, relativamente ai dettagli di acquisto e di finanziamento,che abbiamo in particolare avanzato al momento della presentazione del Bilancio della Difesa a fine 2014. Dai capitoli di investimento su sistemi d’arma era infatti impossibile determinare la quantità di denaro indirizzata su questo programma: ciò significa che, a causa delle omissioni e opacità del Ministero, gli stessi Parlamentari hanno dovuto votare qualcosa non chiaro e definito. Una situazione inaccettabile! Il Governo ha invece scelto una strada di pieno silenzio, per poter presentare la decisione di acquisto complessivo e non ridotto come un dato di fatto ormai acquisito.

Una situazione che si desume dai dati del DPP, che fa crescere i fondi a disposizione rispetto al 2014 (anche se con una flessione rispetto alle precedenti previsioni sul 2015) ma soprattutto lascia intoccata a 10 miliardi di euro la somma per acquisizione e supporto logistico. “Ciò dimostra come non ci sia stata alcuna diminuzione del budget totale – afferma Francesco Vignarca di Rete Disarmo – cioè dell’unico parametro realistico per capire se davvero ci sia stata una modifica (con riduzione) nelle intenzioni di acquisto. E’ la cifra su cui da sempre si è concentrata la nostra azione, al di là delle modifiche nel piano di acquisizione decise nel 2012 dall’allora Ministro Di Paola, e della quale parlava esplicitamente la mozione Scanu che chiedeva il dimezzamento degli F-35. E intanto le Tabelle di dettaglio sparite dall’ultima legge di Stabilità non sono più ricomparse…”.

Non è possibile invece, come da tempo e furbescamente cerca di fare il Ministero della Difesa, fare valutazioni su fantomatiche diminuzioni di acquisto solo seguendo gli stanziamenti annuali, che riguardando acquisizioni dei velivoli per lotti decisi e confermati di volta in volta possono subire variazioni e/o ritardi ininfluenti sulla quantità complessiva di aerei. Il sospetto di “Taglia le ali alle armi” è che il Governo stia solamente cercando di dilazionare l’acquisto, anche per ragioni di disponibilità finanziaria, nell’attesa di tempi migliori per quanto riguarda sia il prezzo che la deficitaria situazione tecnica del caccia.

La decisione di questi giorni di non toccare gli F-35 non è però solo una sfida e un non ascolto del Parlamento, ma ripropone ancora una volta l’errore grave della linea del Governo rispetto al tema delle spese militari, ormai da tempo considerate troppo alte da una gran parte della popolazione italiana. “Cosa potremmo fare di positivo con i soldi che invece si continueranno ad investire su costosi strumenti di guerra come gli F-35? – si domanda Grazia Naletto di Sbilanciamoci! – noi da tempo proponiamo, anche con tutta una serie di analisi e piani dettagliati, usi alternativi per questi fondi che potrebbero andare a sanare molte problematiche economiche e sociali del nostro Paese. Senza contare che sarebbero risorse importanti per quanto riguarda alcune emergenze  in corso, comead esempio la situazione lavorativa e pensionistica di molti italiani o l’arrivo di migliaia di migranti sulle nostre cose. Ma perché il invece il Governo continua a scegliere una strada armata e non una che possa risolvere davvero questi problemi?”.

Il fatto che né il Presidente del Consiglio Matteo Renzi né la Ministro della Difesa Roberta Pinotti abbiano voluto rispondere alle nostre domande degli ultimi mesi (domande che per conoscenza trovate in coda a questo comunicato ma che ormai sono in parte superate dai dati del DPP) e non ci abbiano mai voluti ricevere chiarisce senza dubbio alcuno la mancanza di trasparenza e la non volontà di confronto da parte dell’esecutivo sulla questione degli F-35 e delle spese militari in generale.Così come la chiariscono mesi di dichiarazioni dilatorie e fra loro in contrasto della Ministro della Difesa sulla decisione relativa ai caccia: prima sfruttando come tecnica di rinvio l’elaborazione del “Libro Bianco della Difesa” (nel quale poi non è presente nemmeno una riga sugli F-35) e poi spostando invece tutta la decisione sul DPP arrivato mesi dopo il voto parlamentare di Bilancio. Risultato: per mesi si è provveduto a nascondere quello che il Governo aveva già deciso, con una serie evidente di contraddizioni dimostrate anche dalle dichiarazioni che riportiamo in calce.

La nostra Campagna riprenderà dunque a breve azioni di mobilitazione perché riteniamoinaccettabile che il Governo non conceda alcun ascolto alla società civile e all’opinione pubblica e al Parlamento su un tema così importante e delicato. Nei prossimi giorni troveremo il modo più efficace per dire a Matteo Renzi e a Roberta Pinotti: “sugli F-35 noi non ci stiamo!”

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Il programma F-35 nel DPP 2015-2017

Il Documento Programmatico Pluriennale per la Difesa del triennio 2015 2017 ha finalmente definito l’ammontare degli investimenti per lo sviluppo dei vari sistemi d’arma del Ministero. Tra questi ovviamente il programma Joint Strike Fighter dei caccia F-35.

Secondo i dati diffusi l’onere di spesa per i velivoli F-35 sul 2015 sarà di 582,7 milioni di euro. Non deve trarre in inganno nell’Allegato di dettaglio (C 13/31) la suddivisione tra impegni precedenti, predisposizioni infrastrutturali e consolidamento dei ritorni industriali. Nella sostanza sono circa 500 i milioni destinati all’acquisizione dei velivoli (sia dei lotti già iniziati che di quelli futuri) mentre la quota restante è relativa ad infrastrutture ed industria.

Il totale complessivo configura quindi una crescita di circa 220 milioni di euro rispetto alla spesa del 2014, nella versione già abbassata a seguito della spending review del Governo Renzi, con un aumento percentuale del 62%. Rispetto invece a quanto il precedente Documento Programmatico ipotizzava per l’anno 2015 si ha una flessione di circa 60 milioni cioè una discesa del 10%.

Più di queste grezze considerazioni non ci si può addentrare nel dettaglio del programma JSF, perché la Difesa è molto succinta e scarna negli Allegati pubblicati, che non diffondono in realtà tutti i dati di dettaglio che potrebbero invece chiarire la situazione in maniera definitiva. Nell’esporre i costi vengono poi infatti anche confusi e mischiati i dati di acquisizione dei velivoli (che sono una cosa) e quelli di predisposizione e prime fasi di sviluppo del programma (che sono preliminari a tutto). Per risolvere i grattacapi di analisti e per garantire una maggiore trasparenza a Parlamento ed opinione pubblica il Ministero della Difesa potrebbe produrre le tabelle di dettaglio specifico sul Programma che in passato ha sempre allegato alle Tabelle specifiche sulla Difesa nella legge di bilancio dello Stato ma che invece sono sparite, come denunciato in maniera inascoltata da “Taglia le ali alle armi”, per quanto riguarda la Stabilità approvata a fine 2014. Solo con tali Tabelle aggiornate e a piena disposizione di tutti si potrebbero compiere tutte le considerazioni precise relativamente agli impegni assunti ed i soldi spesi realmente, sia per quanto riguarda le fasi di predisposizione sia per quanto riguarda le fasi di acquisto degli aerei.

Dal Documento Programmatico 2015-2017 presentato si rendono comunque evidenti, in maniera ufficiale, due elementi molto problematici: la comparsa di un’ulteriore spesa di ben 360 milioni per la realizzazione della MRO&U di Cameri (che va a sommarsi agli 860 milioni già spesi per la FACO) e soprattutto, disattendendo quindi quanto previsto delle mozioni Parlamentari di settembre 2014, il mantenimento della cifra complessiva per l’avvio dell’acquisizione e supporto logistico. Cioè dei soldi destinati all’acquisto effettivo degli aerei.

Anche DPP del 2015 restano infatti stimati a riguardo oneri complessivi per circa 10 miliardi di euro (completamento al 2027) così come già previsto nel documento dell’anno scorso.

Quanto è costato finora il programma F-35?

Gli oneri previsti per l’Italia sia per quanto riguarda le prime tre fasi preliminari del programma che per le predisposizioni e costruzioni nazionali possono essere così riassunti (cifre espresse in milioni con valore nominale dell’epoca):

in Dollari USA In Euro
CDP 10,00 8,50
SDD 1028,00 1190,00
PSFD 904,00 695,00
Totali 1942,00 1893,50
Predisposizioni nazionali   500,00
Costruzione FACO   800,00
Costruzione MRO&U   360,00
TOTALE COMPLESSIVO   3553,50

Se si tiene conto, oltre alle fasi internazionali di partecipazione, anche dello stanziamento di circa 860 milioni di euro (dato confermato dal DPP 2015) dedicato alla costruzione e predisposizione dell’impianto FACO di Cameri (NO) si ottiene dunque un totale generale per le fasi di “non-acquisto” a circa 3,5 miliardi di euro.

Un costo preliminare ed indipendente rispetto a qualunque decisione sull’acquisto dei velivoli.

A tali accordi di partecipazione si deve far fronte con stanziamenti annuali, la cui serie storica si può ricostruire grazie alle edizioni di Nota Aggiuntiva al Bilancio della Difesa (per il 2013 è stato introdotto il Documento di Programmatico Pluriennale), a partire dall’anno 2003:

Stanziamenti per F35. Anni 2003-2015 in milioni di euro

2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 Totale
107,3 126 118,8 148,7 127,8 94,8 47,1 158,9 468,6 548,7 500,3 359,1 582,7 3388,8

Fonte: Nota aggiuntiva Bilancio Difesa e DPP del 2013, 2014, 2015

Questi dati si riferiscono a flussi effettivi finanziari e sono quindi di natura differente da quelli proposti in precedenza. In particolare comprendono anche i costi di acquisizione per i primi velivoli della serie italiana (costi iniziati a partire dal 2011): almeno 8 quelli confermati definitivamente più diversi altri pezzi di pre-produzione per i lotti successivi.

Il costo confermato da contratti di sola acquisizione degli aerei, desunto da documenti ufficiali del Dipartimento della Difesa USA, ammonta ad oggi per l’Italia a circa 900 milioni di euro

Scheda elaborata da Francesco Vignarca (Rete Italiana per il Disarmo) per la campagna “Taglia le ali alle armi”

La girandola di dichiarazione di questi mesi sul caso F-35

16 marzo 2014

“È lecito immaginare una razionalizzazione, si può ridurre e rivedere – spiega il ministro Roberta Pinotti a L’intervista di Maria Latella su SkyTg24 – bisogna chiedersi che difesa vogliamo, quale tipo di protezione ci può servire. C’è un impegno assunto dal governo, aspettiamo la fine dell’indagine conoscitiva per prendere le decisione

 Arriva così il via libera alla riduzione e revisione dei programmi della Difesa e ha sottolineato ancora il ministro: “Il tutto nel rispetto del ruolo del Parlamento e delle sue prerogative, così come previsto anche nella stessa legge delega 244 del 2012. Per questo, una riflessione ampia e matura sulla difesa nazionale sarà fondamentale per le scelte che abbiamo di fronte, riflessione che solo uno strumento quale un Libro Bianco può offrire”

(Dichiarazioni in intervista a SkyTg24 riportate da Il Messaggero online)

2 ottobre 2014

Come richiesto, dunque, il programma procede, ma lo fa nel solco di una ridefinizione di questo e di altri programmi d’arma che il Governo intende effettuare alla luce delle risultanze del Libro bianco. Nelle more di tale ridefinizione, la continuazione del programma indispensabilmente implica che ne sia stata assicurata quantomeno la stabilità nel tempo, che è funzionale ad evitare di perdere le risorse sino ad oggi investite, alla credibilità internazionale delle nostre capacità produttive e alla dimostrazione pratica di saper gestire un’eventuale futura manutenzione e aggiornamento del velivolo a livello europeo. Tale stabilizzazione di breve termine richiede che entro la fine dell’anno sia dato mandato di procedere almeno alla firma dell’impegno relativo all’anno in corso per la produzione di un lotto di due velivoli.

Per gli altri aspetti evidenziati delle mozioni mi sento di assicurare che il Governo condivide pienamente la stringente duplice necessità di verificare sia che tutti i sistemi d’arma siano coerenti con le reali possibilità del Paese e le mutevoli esigenze di difesa e sicurezza internazionali derivanti dai futuri scenari operativi sia che lo sviluppo di questi programmi avvantaggi l’intero sistema Paese anche dal punto di vista industriale ed occupazionale. Con tale ottica il Governo ha sempre operato ed è tale spirito di attenzione all’uso oculato ed efficace delle risorse che caratterizza gli intenti riformatori rappresentati proprio dalla realizzazione del Libro bianco. Resta comunque fermo l’impegno assunto in precedenza dal Governo davanti al Parlamento a definire la dimensione del programma complessivo relativo al velivolo F35 a valle del completamento del lavoro intrapreso.

(dal resoconto Stenografico dell’intervento al Senato “Comunicazioni del Governo sulle linee guida del futuro Libro bianco della Difesa e relativo impatto sui programmi d’arma”)

2 ottobre 2014

«Entro l’anno è indispensabile l’impegno per l’acquisto e produzione di altri due F-35». Lo ha detto il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, in commissione Difesa del Senato. «Nelle more del programma – ha aggiunto – serve stabilità» sia per non perdere le risorse, sia per mantenere credibilità a livello nazionale sia per eventuali assegnazione di progetti di manutenzione. Questa «stabilizzazione di breve termine», ha aggiunto, implica, appunto, la necessita’ del «mandato a procedere per la firma entro fine anno del lotto in corso per la produzione di almeno due velivoli».

(dal Corriere della Sera online)

11 dicembre 2014

 «Dobbiamo avere un risultato migliore e ricadute economiche, il passo avanti fatto oggi va in questa direzione», ha detto il ministro Pinotti. Resta fermo l’impegno a riesaminare l’intero programma per «definirne i numeri, chiarirne criticità e costi, attraverso il Libro Bianco della Difesa, per il quale – assicura Pinotti – verranno rispettati i tempi stabiliti: entro fine anno la Difesa completerà il suo lavoro, ci sarà poi l’interlocuzione con il governo e il consiglio supremo di Difesa».

(da La Stampa online)

17 febbraio 2015

«Nessuna conferma, nessuna disdetta. Numero di 90 è stato stabilito dal precedente Governo. Il programma prosegue secondo l’illustrazione data al Parlamento».

da un Tweet di Roberta Pinotti

9 aprile 2015

“Come richiesto, dunque, il programma procede, ma nell’ambito di una sua ridefinizione che il Governo intende effettuare alla luce delle risultanze del Libro Bianco, come ricordato.

Resta comunque fermo l’impegno assunto in precedenza dal Governo dinnanzi al Parlamento a definirne la dimensione”.

(dallo Stenografico della seduta del 9 aprile 2015, risposta della Min. Pinotti al question time del Deputato Massimo Artini)

9 aprile 2015

“Il programma procede, ma nell’ambito di una sua ridefinizione che il governo intende effettuare alla luce delle risultanze del Libro Bianco: resta, comunque, fermo l’impegno, assunto in precedenza dal governo dinanzi al Parlamento, a definirne la dimensione”. Lo ha affermato il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, rispondendo in question time alla Camera ad una interrogazione sul programma Joint Strike Fighter. “Nel frattempo – ha ricordato il ministro – la produzione è iniziata e prosegue per assicurare una stabilità delle attività nel tempo, requisito fondamentale per evitare che vadano perse le risorse sino ad oggi investite, i ritorni industriali e le ricadute occupazionali”

(dall’agenzia AGI)

8 maggio 2015

“Il Libro bianco è di indirizzo politico. Chi si aspettava di trovare indicazione sugli F35 ha atteso invano – ha spiegato Pinotti -. Nel DPP, che deve essere presentato in Parlamento e che sarà noto quando presenteremo il Libro bianco, ci saranno indicazioni sugli F35″

(dall’agenzia Aska)

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