Rinnovare la marcia Sarda della Pace

Rinnovare la marcia Sarda della Pace

Il 21 ottobre, con la partecipazione di diverse centinaia di persone, fra cui anche numerosi studenti e giovani, si è svolta la 17^ marcia sarda della pace da Gesturi a Laconi, lungo un percorso di ventidue chilometri.

Quest’ultima edizione della marcia è stata preceduta da un rinnovamento della Tavola Sarda per la Pace (Sa Mesa Sarda pro sa paxi), il coordinamento di movimenti, sindacati e associazioni che da numerosi anni si occupa dell’organizzazione e promozione della marcia stessa. Voglio ricordare che questa marcia è sempre stata indipendente dalla storica marcia italiana per la pace Perugia-Assisi. Con la partecipazione attiva anche delle amministrazioni comunali di Laconi, Gesturi e Nuragus, il gruppo territoriale sardo del Movimento Nonviolento si è attivato, insieme ad altre persone di altri gruppi, allo scopo di ritrovare un’unità di intenti con le altre organizzazioni, alcune ben più strutturate e numerose della nostra (come ARCI, ANPI e CGIL) e altre più piccole ma molto attive (come la Confederazione Sindacale Sarda e il Comitato Riconversione RWM). Compito non facile e spesso faticoso, che tuttavia ha portato ad un risultato, certo parziale e non definitivo, ma sicuramente importante. Si è innanzi tutto riusciti ad operare un’inversione di tendenza rispetto alle ultime edizioni, che avevano visto una progressiva erosione del senso e delle motivazioni della marcia stessa, che si era ridotta ad una mini-passeggiata da Nuragus a Gesturi, preceduta la mattina da un’assemblea a Laconi, risultata alla lunga autoreferenziale e inutile.

L’esperienza ci ha portato a tornare alla marcia originale da Gesturi a Laconi della durata di tutto il giorno. Abbiamo riscoperto il significato originale del camminare insieme, della convivialità, del cantare insieme e della condivisione di intenti, nella molteplicità portata dalle diverse componenti. Un altro obiettivo molto importante, che ritengo almeno in parte raggiunto, è quello di essere riusciti a coinvolgere attivamente anche la CGIL regionale che aveva partecipato molto marginalmente negli ultimi anni e con la quale pesavano divergenze e incomprensioni riguardo soprattutto al caso della fabbrica delle bombe di Domusnovas della RWM. Dobbiamo riconoscere che, anche grazie al confronto cercato e pazientemente mantenuto da noi e da altre componenti attive all’interno della Tavola Sarda, la posizione della CGIL è andata modificandosi e oggi è disposta a rivendicare con noi l’applicazione della legge 185 che vieta la vendita di armi a paesi in guerra, come nello specifico l’Arabia Saudita che continua a bombardare lo Yemen. Sembra pian piano avvicinarsi, in modo localmente ancora contradditorio, all’idea di una riconversione ad usi civili della fabbrica, per la quale noi ci battiamo già da parecchi anni. Sappiamo che i grandi sindacati sono divisi fra la tutela dei posti di lavoro e l’adesione ai principi etici fondamentali cui si richiamano che, in modo paradossale ed in realtà effimero, sembrano divergere. Ecco perché abbiamo fatto un piccolo passo avanti.

Certo, il successo è parziale ed è tutto tranne che un punto di arrivo. Alcuni gruppi e associazioni hanno preferito non partecipare, proprio in polemica col coinvolgimento del principale sindacato italiano. Sarà compito della Tavola cercare di ricucire i rapporti anche con loro. Perché il momento storico che stiamo vivendo richiede davanti ai temi della pace, dei diritti umani e del lavoro dignitoso un’unità di tutti coloro che hanno sensibilità autentica su questi temi. 

Proprio per questo ci proponiamo di operare all’interno della Tavola Sarda per la Pace, per dare continuità a quanto fatto in questi ultimi mesi e cercare, oltre che confronti con le altre realtà dei movimenti pacifisti, antimilitaristi, disarmisti e per i diritti umani ed animali, di tessere rapporti con i Comuni e con le scuole, per dare in futuro una maggiore pervasione sociale alle nostre iniziative, che non si limiteranno alla sola marcia.

Carlo Bellisai

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