Sarajevo Peace Event 2014: Primo rapporto sull’andamento dell’incontro di Alberto L’Abate

Sarajevo Peace Event 2014:  Primo rapporto sull’andamento dell’incontro  di Alberto L’Abate

Riportiamo molto volentieri questo contributo di Alberto L’Abate sul Forum Internazionale per la Pace tenutosi a Sarajevo dal 6 al 9 giugno, in occasione dei cento anni dallo scoppio, in quella città, della prima guerra mondiale che ha portato oltre 30 milioni di morti.

Dopo un primo articolo scritto da Zaira Zafarana (qui) riportiamo ora questo scritto di Alberto l’Abate.

Nel documento del comitato preparatorio dell’evento, del quale facevano parte, per il nostro paese, Alessandro Capuzzo, di Trieste (Rete Italiana dei Corpi Civili di Pace), e Zaira Zafarana, di Torino (Comitato Italiano per una Cultura di Pace e di Nonviolenza / MIR), si dice, tra l’altro: “I popoli di tutto il mondo desiderano vivere in pace ma l’ultimo secolo ha visto guerre e violenze a tutti i livelli ed in ogni parte del mondo, compresa la ex-Jugoslavia. Noi crediamo e desideriamo mostrare che il potere della nonviolenza attiva è il solo modo sostenibile per trasformare un mondo di guerre e di violenza in una cultura di pace e di nonviolenza. Gli eventi attuali in Ucraina, Siria, Africa Centrale, ed in molte altre parti del mondo, come pure le guerre in Jugoslavia del 1990, e le attuali proteste sociali in Bosnia-Herzegovina, richiedono il nostro comune impegno, e dichiarazioni pubbliche che ci sono alternative alla guerra nella forma di trasformazione civile e nonviolenta dei conflitti, come dimostrato in molte campagne nonviolente di successo come pure in documenti ufficiali come la dichiarazione dell’Unesco per una “Cultura di Pace”. Il nostro comune obbiettivo rimane la visione di Bertha von Suttner, Mahatma Gandhi, Albert Eistein, Martin Luther King, Nelson Mandela, e molti altri, e cioè: un mondo senza guerra e senza violenza. Più saremo a partecipare e dimostrare questo, in modo chiaro, all’evento di pace in Sarajevo, più forte sarà il nostro segnale che “un nuovo mondo è possibile”!….”.

Nel documento del comitato preparatorio dell’evento, del quale facevano parte, per il nostro paese, Alessandro Capuzzo, di Trieste (Rete Italiana dei Corpi Civili di Pace), e Zaira Zafarana, di Torino (Comitato Italiano per una Cultura di Pace e di Nonviolenza / MIR), si dice, tra l’altro: “I popoli di tutto il mondo desiderano vivere in pace ma l’ultimo secolo ha visto guerre e violenze a tutti i livelli ed in ogni parte del mondo, compresa la ex-Jugoslavia. Noi crediamo e desideriamo mostrare che il potere della nonviolenza attiva è il solo modo sostenibile per trasformare un mondo di guerre e di violenza in una cultura di pace e di nonviolenza. Gli eventi attuali in Ucraina, Siria, Africa Centrale, ed in molte altre parti del mondo, come pure le guerre in Jugoslavia del 1990, e le attuali proteste sociali in Bosnia-Herzegovina, richiedono il nostro comune impegno, e dichiarazioni pubbliche che ci sono alternative alla guerra nella forma di trasformazione civile e nonviolenta dei conflitti, come dimostrato in molte campagne nonviolente di successo come pure in documenti ufficiali come la dichiarazione dell’Unesco per una “Cultura di Pace”. Il nostro comune obbiettivo rimane la visione di Bertha von Suttner, Mahatma Gandhi, Albert Eistein, Martin Luther King, Nelson Mandela, e molti altri, e cioè: un mondo senza guerra e senza violenza. Più saremo a partecipare e dimostrare questo, in modo chiaro, all’evento di pace in Sarajevo, più forte sarà il nostro segnale che “un nuovo mondo è possibile”!….”.

Questo invito è stato raccolto da molte persone di tutte le parti del mondo tanto che all’evento, nel sue tre forme previste : 1) il Forum Internazionale; 2) Gli eventi culturali; 3) il Campo per Giovani di dialogo e scambio culturale, hanno partecipato circa 2400 persone di molte parti del mondo, e circa 300 giovani volontari del posto che aiutavano le persone con invalidità a muoversi meglio, e tutti i partecipanti ed trovare più facilmente i tanti luoghi della città dove si svolgevano i tantissimi incontri previsti dal programma. All’evento hanno partecipato moltissimi europei, in particolare dai paesi della Ex -Jugoslavia, ma anche persone, e talvolta anche intere delegazioni, dagli Usa, la Columbia, l’Africa, l’India, il Giappone e la Corea del Sud, per non citare che alcune delle aree di provenienza. Moltissimi i giovani, oltre ai volontari del posto, anche di scuole medie secondarie (pure da Trieste) che avevano a loro disposizione,ed a bassissimo prezzo, un campeggio bene organizzato a Jligia , la zona dalla quale l’esercito serbo, durante l’assedio della città, bombardava i suoi abitanti. Ed effettivamente, grazie alle attive presenze all’evento di moltissime organizzazioni mondiali per la pace: tra queste, l’ IFOR (International Felloship of Reconciliation), WRI (War Resisters International), IPB (International Peace Bureau), Pax Christi International; International Network for a Culture of Nonviolence and Peace, Helsinki Citizens’ Assembly, IALANA (International Association of Lawyers Against Nuclear Arms), IPPNW (International Physicians for the Prevention of Nuclear Weapons), AEC (Assemblée Europèenne des Citoyens), INES ( International Network of Ingeneers and Scientists for Global responsibility), American Friends Service Committee (Quaccheri), YMCA (Young Man Christian Association), CADTM (Comitè pour l’annulation de la Dette du Tiers Mond), International Network No to War- No to Nato, l’Associazione Rosa Luxemburg, tedesca, ma con varie diramazioni in diversi paesi dell’Est Europa, l’ UNICEF, l’Associazione Internazionale dei Sindaci per la Pace, ed anche di molte organizzazioni di sole donne (come, ad esempio, le Donne in Nero di Belgrado), e grazie agli interventi, nella seduta iniziale, del Premio Nobel per la Pace Mairead Maguire, dell’Irlanda del Nord, e di quelli video-registrati di Noam Chomsky, e di Hildegard Goss-Mayr, dell’Austria (questa ultima Presidente Onorario dell’IFOR e maestra di nonviolenza per i movimenti di molte parti del globo), i temi della pace e della nonviolenza sono stati introdotti nella conferenza in modo magistrale, molto più approfonditamente che in altri Forum mondiali ed Europei nei quali questi temi erano sommersi da altri di tipo più semplicemente economico e politico, e nei quali spesso la “nonviolenza” era vista con un certo sospetto. Questi stessi temi sono stati poi ulteriormente approfonditi nelle cinque tavole rotonde: 1) Genere, Donne e Guerra; 2) Il militarismo e le sue alternative; 3) Una Cultura di Pace e di Nonviolenza; 4) La pace e la giustizia sociale; 5) La Riconciliazione e come trattare il passato – E’ il silenzio il prezzo da pagare per la Pace?. Ulteriori approfondimenti di queste tematiche si sono poi avuti negli oltre 200 laboratori. Tra questi anche quello a cui ha partecipato il sottoscritto, come uno dei relatori, sul tema: “Interventi Nonviolenti/ Mantenimento della pace attraverso interventi civili nonarmati/ Prevenzione della violenza e lavoro per le alternative nonviolente”; laboratorio questo di durata doppia rispetto a quelli normali di sole 2 ore, promosso da : Il Centro per la Pace di Osijek, Pax Christi International, IFOR, WRI, Federazione per la Difesa Sociale (tedesca) ; le varie relazioni, di questa sessione, cui hanno partecipato oltre una ottantina di persone, hanno trattato sul tipo di lavoro da portare avanti con i corpi civili di pace con esempi concreti tratti dal lavoro specifico svolto in Columbia, in Israele-Palestina (questo con un bell’ intervento video-registrato di Luisa Morgantini, dell’Associazione per la Pace Italiana), in Croazia, ed, a livello istituzionale, in Germania, tramite la Federazione per la Difesa Sociale. Io ho trattato, in circa 10/15 minuti, sul rapporto tra corpi civili di pace ed il lavoro di prevenzione dei conflitti armati (la mia relazione, che devo ancora tradurre dalla lingua ‘inglese in cui l’ho presentata, sarà l’oggetto del mio secondo rapporto). Il giorno successivo la discussione iniziata dopo gli interventi di questa sessione, è continuata attraverso una sessione specifica sui “Servizi Civili di Pace in Europa: su quanto sono riusciti a fare e quello che dovrebbero fare in futuro”: sessione dalla quale sono emerse proposte interessanti, in particolare sulla necessità di dar vita ad una nuova Europa, non costruita dall’alto, dalla moneta e del tutto centralizzata ed autoritaria, ma dal basso, dalle tante attività di base che lottano giorno per giorno, in tutti questi paesi, con la nonviolenza, per la prevenzione delle ingiustizie e della violenza, ed in progetti costruttivi contro le energie dure e per la messa in atto di quelle dolci, per una società solidale e cooperativa, per la valorizzazione e la gratuità dei beni comuni, per una economia che risponda ai bisogni delle persone e non del mercato, per un modello di sviluppo dal basso realmente democratico, senza armi e solidale. La mia proposta finale, fatta all’assemblea conclusiva dell’evento, è stata quella di cercare di organizzare, a livello europeo ma forse anche a quello mondiale, una rete bene organizzata di tutte queste esperienze di base alternative, tantissime ed anche molto vitali in molti dei nostri paesi, esperienze però che, se restano isolate l’una con l’altra, non hanno alcuna incidenza politica, ma che se diventano invece le casematte gramsciane, e cioè il nuovo che si costruisce in mezzo al vecchio, e che a poco poco, integrandosi e crescendo, porta alla fine del vecchio sistema, possono diventare realmente la base di una nuova Europa, e si spera anche di un nuovo mondo, come quello cui si sono ispirati gli organizzatori dell’evento. Questo, secondo me, sarebbe possibile anche mettendo su un progetto europeo di ricerca-intervento che è la materia che ho praticato ed insegnato in tutta la mia vita, e che, unendo teoria e prassi, permette di uscire dalle astrattezze della seconda dando vita ad una realtà che si può definire realmente rivoluzionaria, sia pur nonviolenta, come quella predicata ed attuata, oltre che dalle persone citate nella relazione degli organizzatori, nel nostro paese, da Aldo Capitini e Danilo Dolci.

Ma, in questo primo rapporto, vorrei accennare anche al fatto che sui giornali italiani le uniche notizie apparse su questo importante incontro sono state quelle su contestazioni da parte dei Serbi che consideravano questa iniziativa come una critica ed una condanna del loro movimento di liberazione nazionale, tanto che nel nostro giornale “La Repubblica”, nel giorno di inizio dell’evento, si annunziava una iniziativa di contestazione dei Serbi di Sarajevo verso questo avvenimento. In realtà questa contestazione non c’è stata affatto, e l’unica contestazione è stata interna alla Conferenza, contro il finanziamento dell’iniziativa , soprattutto a livello locale, da parte della “USAID” (United States Agency for International Development). Infatti tutti i volontari indossavano una maglietta con scritto, in modo molto visibile, questa sigla. In una lettera di contestazione, distribuita a tutti i partecipanti all’incontro, di una tedesca membra della War Resisters International e di altre ONG pacifiste, si è polemizzato su questo fatto, sottolineando come questa Agenzia agisca in appoggio agli obbiettivi politici degli Stati Uniti, e sia perfettamente integrata nella strategia di Sicurezza Nazionale di questo paese. E nella lettera si denunzia come l’accettazione di questi finanziamenti da parte degli organizzatori “danneggi la reputazione degli Eventi di Pace di Sarajevo e dei suoi partecipanti, e minaccia la credibilità della conferenza… ed aiuta la nefasta USAID a ripulire la sua immagine associandosi con rispettevoli pacifisti così che può continuare a “parlare di pace” mentre prepara le guerre”. E si chiede che i soldi ricevuti vengano restituiti. Non mi risulta che questo sia stato fatto, ma molti dei giovani che indossavano quelle magliette se le sono tolte, nei giorni successivi, per pudore, ed è stata data una risposta nella quale è stato sottolineato come questi finanziamenti sono stati marginali, e come l’iniziativa è stata resa possibile, non grazie a questi, ma al finanziamento dei tanti movimenti di base che hanno reso possibile e sostenuto questo evento.

C’è da aggiungere che questo episodio è istruttivo del comportamento di tutti i nostri paesi, non solo degli USA, che, normalmente (non è il caso della Bosnia dove l’intervento della Nato è stato fatto molto tempo dopo l’inizio del conflitto interno e principalmente in difesa della popolazione di Sarajevo asssediata dall’esercito Serbo, anche se ci sono stati eventi, come quelli di Sebrenitza, che hanno messo in cattiva luce l’intervento dei caschi blu delle N.U. che hanno fatto nulla contro la distruzione della popolazione bosniaca da parte dell’esercito serbo) prima fanno le guerre uccidendo moltissime persone, attualmente, con le guerre attuali, soprattutto civili, poi, finite le guerre, portano gli aiuti umanitari per cercare di fare dimenticare alle popolazioni vittime delle guerre le uccisioni ed i disastri fatti da loro, presentando il loro volto umanitario, ma che invece non spendono quasi nulla in una ricerca seria di metodi per prevenire le guerre stesse, compito che invece portano avanti, con molta serietà, ma con pochi soldi, molte delle Organizzazioni Non Governative che hanno organizzato l’evento di pace di Sarajevo. E’ certo che il cambiamento di questa politica degli stati, ed un riequilibramento di queste spese, è un compito fondamentale di tutti i movimenti e di tutte le persone interessate alla pace ed alla Nonviolenza.

Qualche parola merita anche la seconda parte organizzata dalla manifestazione, e cioè quella degli eventi culturali, che è stata estremamente ricca ed interessante con ottimi cori e molta musica per i gusti sia dei giovani che dei vecchi.

Un’ultima cosa volevo dire per ringraziare Alesssandro Capuzzo e gli altri amici triestini che hanno organizzato un pulman che, oltre a molti triestini, in particolare giovani di scuole medie superiori, ha portato a Sarajevo alcuni di noi dell’Ipri- Rete Ccp, ed altri provenienti anche da Torino, che aveva avuto iscrizioni superiori alla ricettività dei due pulmini da loro organizzati. Il viaggio in pulman con i triestini è stato molto utile sia all’andata, per capire meglio il programma previsto e per conoscersi meglio e sapere delle varie attività in cui eravamo direttamente impegnati, sia, soprattutto al ritorno, per avere un resoconto delle varie iniziative a cui molti dei viaggiatori avevano partecipato, e per dare una valutazione finale dell’iniziativa, che, da parte di tutti, è stata considerata molto positiva.

Alberto L’Abate

Firenze, 23 giugno 2014 1

1A causa di problemi al mio computer ed ad una mia operazione all’anca questa relazione viene pubblicizzata con molto ritardo rispetto alla data in cui era stata scritta

 

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