Campo estivo alla Cascina Matarello

Campo estivo alla Cascina Matarello

– Senza di che nulla –
Di Nicola Amoruso, in servizio civile presso il Movimento Nonviolento

I campi estivi MIR-MN presso la Cascina Matarello di Neive sono una tradizione che si richiama a Lanza del Vasto e ai tempi forti della Comunità dell’Arca degli anni ’60, permessa dall’impegno particolare di Beppe Marasso e Angela Dogliotti. I campi nacquero come momenti conviviali orientati alla vita semplice, all’approfondimento spirituale e alla comprensione della nonviolenza; quest’anno, dal 6 al 13 agosto, è stato proposto per l’occasione uno studio biblico in chiave storica, riguardante l’antico testamento – libri poetici esclusi. Lo studio pomeridiano, guidato dal sacerdote di Neive Pierluigi Voghera e presenziato, tra gli altri, da Gino Chiesa della diocesi di Alba, seguiva giornalmente il lavoro mattutino e precedeva i momenti conviviali e artistici della sera.  Cascina Matarello 7

Gli ospiti, in numero variabile tra 10 e 20 a seconda delle attività, sono apparsi rigenerati dalla campagna che distende pensieri, favorisce riflessioni, asciuga i corpi, invoglia al lavoro, al buon cibo e al buon vino; attorno al tavolo serale evocare il canto dell’Arca Ah! Oui vraiment (Salmo 133) ha avuto un sapore fresco come il Nebbiolo di Cascina, specialmente grazie alla voce di Marcelline Daucourt, cantante francese che ha curato gli elementi artistici durante le giornate di attività. L’antica cascina degli avi Marasso è luogo rustico e accogliente, con vari elementi richiamanti la vita dell’Arca; l’arcolaio dipinto sulla fronte della casa ricorda l’aspirazione all’hind swaraj – l’autogoverno, principio ispiratore del movimento di liberazione gandhiano. Si tratta per noi di un percorso vicino? Difficile dirlo. Il renderlo possibile starebbe poi nel numero dei coinvolti: « Ma come? Se dal 30% siamo ora al 3% … » riflette Beppe, parlando della popolazione italiana impegnata in agricoltura. In effetti, visitando il museo di storia contadina di Luigi Chierle, località San Donato di Mango, è possibile avere un sentore del processo di spopolamento delle campagne avvenuto negli scorsi decenni, attraverso l’osservazione delle tecnologie agricole, diventate gradualmente più potenti e solipsistiche. Affrontare da soli la vita di campagna, pur con le migliori attrezzature a disposizione, rischia perlopiù di risultare una schiavitù piuttosto che un moto di autogoverno, perché ingrediente necessario alla vera indipendenza sono i fratelli disposti a condividerla. Vi amerete a vicenda, senza di che nulla può esser fatto: così cominciava la prima regola dell’Arca.

 

Cascina Matarello 8E forse è grazie a quest’amore che Giovanni e Graziella Ricchiardi, nonostante la loro solitudine quasi estrema vissuta a Bossolasco nell’Alta Langa, di autogoverno sembrano capaci (dagli amici dell’Arca sono conosciuti come la Super-Arca). Passiamo da loro per un pranzo e un primo pomeriggio, assaggiando toma di pecora dalla rusticità impareggiabile e ascoltando racconti di epici ritorni alla terra. L’ideale dell’autogoverno qui incalza ancor più, di pari passo con le sue difficoltà; rimane difficile leggere i segni dei tempi.

Sarebbe d’aiuto forse il dono di uno sguardo profetico; “profeta”: «colui che scruta in profondità, col coraggio di vedere ciò che gli altri non vedono: la realtà con gli occhi di Dio». Così Pierluigi descrive quel movimento particolare di cui rimane traccia nel Primo Patto, culminando nelle opere di Ezechiele, Geremia e soprattutto Isaia. Decisamente l’opera biblica è una composizione complessa, che sfugge a ogni tentativo di analisi esaustiva; è pregnante la sensazione che vi sia contenuto sempre qualcosa in più rispetto a ciò che possiamo razionalizzare; sfugge eppure si presta e si lascia spogliare sapendo che così sarà amata ancor più. Un labirinto d’intrighi di palazzo, storie millenarie di popoli irrisori, rimaneggiamenti letterari nazionalisti da parte di regnanti superbi, profeti ribelli e tribù anarchiche rischia di inghiottire i non familiari, ma il rischio ancora più grande è quello di ritrovarsi spalle spirituali al muro, arresi al potere dei Libri, coll’inequivocabile sentore di essere sfiorati, sfiorando intanto le pagine, da un inequivocabile elemento Ulteriore.

Gradatamente, i capitoli scorrono a chiudersi, le parole vespertine diventano note; il campo si conclude con la festa finale musicata dai cantori di Haec Dies diretti dal maestro Ezio Aimasso   chiamati ad evocare l’antico gregoriano che sfugge ondeggiando alle misure binarie e terziarie, e le cui battute non sono passi -nemmeno passi di danza- ma volo di ali al soffio che viene dall’alto. [L’Arca aveva una vigna per vela, Lanza del Vasto, Jaca Book, 1995, p. 28]. Cascina Matarello 1

 

Per le fotografie si ringrazia Simona Dibitonto, fotografa professionista e partecipante al campo.

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