Pietro Pinna è morto. Due momenti per salutarlo

Pietro Pinna è morto.  Due momenti per salutarlo

Pietro Pinna ha concluso il suo cammino. Nella storia della nonviolenza italiana grande rilievo ha la storia di Pietro Pinna, che insieme ad Aldo Capitini fu il fondatore del Movimento Nonviolento.

Veglia di incontro nonviolento
Sabato 16 aprile 2016, ore 14.00 – 15.30, Centro Comunitario Valdese, via Manzoni 19 – Firenze

Funerale religioso aperto
Sabato 16 aprile 2016, ore 16.30, Chiesa di San Francesco, Piazza Savonarola – Firenze

(I due luoghi sono vicini – 20 minuti di distanza a piedi. Stazione di riferimento Firenze Campo di Marte)

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Pietro Pinna ha concluso il suo cammino. Nella storia della nonviolenza italiana grande rilievo ha la storia di Pietro Pinna, che insieme ad Aldo Capitini fu il fondatore del Movimento Nonviolento.
Ricordato come il primo obiettore di coscienza “politico” italiano – la sua storia è raccolta nel libro autobiografico “La mia obbiezione di coscienza” – ha speso la sua vita per la costruzione della nonviolenza organizzata nel nostro Paese, a partire dalla sua obiezione a vent’anni, proseguita in un’azione coerente e decisa volta al disarmo unilaterale, rifiuto assoluto della guerra e cioè della “carneficina di massa” in cui consiste. Pinna_Foto2

Dopo gli anni di carcere militare a cui fu sottoposto per il suo rifiuto del servizio militare obbligatorio, si impegnò attivamente per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza. La sua presenza accanto a Capitini ha consentito la nascita e il caratterizzarsi del piccolo tenace Movimento del quale è stato per decenni il principale responsabile e animatore e nel 1964 la nascita della rivista Azione nonviolenta, della quale è stato fino ad oggi direttore responsabile.

Non si nascondeva le difficoltà: già contenere le spese militari e proporre un diverso modello di difesa gli sembravano obiettivi importanti da perseguire, senza tacere però un fine più alto e risolutivo e per quello lavorare. Fino all’ultimo non ci ha fatto mancare la sua attenzione e il suo consiglio. In un libro, “Nonviolenza in cammino”, ha narrato la storia del Movimento nel primo trentennio, dal 1962 al 1992, che sono stati gli anni del suo maggiore impegno diretto. L’elaborazione delle posizioni del Movimento attraverso i congressi, la rivista, il gruppo di azione nonviolenta, le marce antimilitariste, le riprese non rituali della Perugia Assisi, le marce che chiamavamo “specifiche” perché caratterizzate  da una precisa scelta nonviolenta, i campi internazionali di lavoro, studio, addestramento alla nonviolenza, le vacanze studio per famiglie e altro ancora, sono stati possibili in quegli anni principalmente per la sua iniziativa. Dopo di allora abbiamo cercato di proseguire il cammino della nonviolenza. Da lui costante ci è giunta la richiesta, che era anche di Capitini, di far sì che il presente sia meglio del passato. Ci proviamo, spesso non ci riusciamo. Ci ammoniva: “Non dobbiamo essere i ripetitori di noi stessi. La realtà vive nel presente, e il tuo essere è qui, null’altro che con le tue forze attuali, impegnato a soddisfare le esigenze col tuo modesto ma rigoroso contributo, e riconoscente che altri vi siano a darne uno più rilevante e meritevole”.

Pietro Pinna – Piero, per tutti – ha avuto sempre chiaro che non si può sconfiggere la guerra senza eliminarne lo strumento che la rende possibile, gli eserciti. E in questo impegno per la nonviolenza specifica – fatto di disobbedienze civili, marce antimilitariste, azioni dirette nonviolente per il disarmo unilaterale – ha speso ogni momento della sua esistenza, coerente e rigoroso soprattutto con se stesso, sempre aperto all’incontro con l’altro nella tensione e familiarità della ricerca della verità. La vita lo ha sottoposto a prove terribili, il suo corpo è stato colpito duramente, ma il suo animo non si è mai piegato, sempre rivolto alla ricerca della bellezza nelle persone come nell’arte, nella musica, nella letteratura e nella poesia. Pinna_Foto1

Movimento Nonviolento – Verona, 14 aprile 2016

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www.nonviolenti.org
www.azionenonviolenta.it

Per contatti:
Movimento Nonviolento 045/8009803
Caterina Del Torto 340/3564455


Breve biografia di Pietro Pinna

Pietro Pinna (Finale Ligure, 1927 – Firenze, 13 aprile 2016)

Attivista della nonviolenza italiana.

Pietro Pinna, nato a Finale Ligure nel 1927 e deceduto a Firenze il 13 aprile 2016, è stato il primo obiettore di coscienza al servizio militare per motivazioni non confessionali ma specificamente nonviolente, è una delle figure di riferimento per i movimenti e le iniziative per la pace e una delle personalità più illustri della vita civile italiana.

Di origine sarda, Pinna viveva a Ferrara quando, alla fine del 1948, fu chiamato alle armi. Diventato fortemente antimilitarista dopo aver vissuto gli orrori della Seconda guerra mondiale, e influenzato dal pensiero di Aldo Capitini, decise di rifiutare di prestare il servizio di leva, passando alla storia come il primo obiettore di coscienza d’Italia per motivi politici.

Processato per disobbedienza, fu condannato al carcere una prima volta per dieci mesi, e successivamente per altri otto. Al processo venne difeso dall’avvocato Bruno Segre, che diventerà uno dei più famosi difensori italiani nel campo dell’obiezione di coscienza. Venne infine riformato per “nevrosi cardiaca”.

Pinna in seguito divenne uno dei più stretti collaboratori di Capitini, con cui organizzò la prima Marcia per la Pace Perugia-Assisi nel 1961 (e dopo la scomparsa del filosofo perugino le tre successive), e con Capitini fu fondatore del Movimento Nonviolento di cui fu anche segretario nazionale, dal 1968 al 1976. Ha continuato ad operare nel Movimento Nonviolento per tutta la vita e ad essere direttore responsabile della rivista Azione nonviolenta.

Infaticabile promotore della nonviolenza, per le sue storiche, luminose azioni dirette nonviolente per la pace, il disarmo e la smilitarizzazione, pagò più volte in prima persona con il carcere le sue scelte.
Il 17 gennaio 1973, già segretario del Movimento Nonviolento, in seguito ad una affissione contro la celebrazione delle Forze armate il 4 novembre (“Non festa ma lutto”), fu arrestato a Perugia e condannato per direttissima per vilipendio alle Forze armate. In seguito alle manifestazioni avvenute in suo sostegno in diverse città, venne liberato quattro settimane dopo su istanza di grazia dell’allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone.

Nell’aprile del ’79 fu condannato dalla Corte d’Appello di Trieste ad una pena di 8 mesi di reclusione per blocco stradale, pena successivamente condonata.

Fu tra gli organizzatori della Marcia Catania-Comiso (24 dicembre 1982 – 3 gennaio 1983) per protestare contro l’installazione della base missilistica statunitense, prima azione concreta di lotta nonviolenta contro le installazioni militari in Italia.

Nel 2008 è stato insignito del Premio Nazionale Nonviolenza.

Nel 2012 la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa gli ha conferito la laurea honoris causa in Scienze per la Pace.

Tra le opere di Pietro Pinna, fondamentale è “La mia obbiezione di coscienza”, Edizioni del Movimento Nonviolento, Verona 1994; numerosi suoi contributi sono stati pubblicati in vari volumi, oltre ai molti suoi scritti apparsi su “Azione Nonviolenta”.

  1. Ho conosciuto Pinna negli anni 80, quando a 21 anni facevo il servizio civile. Prima era un esempio letto sui libri, poi ricordo quando l’ho conosciuto di averne sentito il carisma e dai libri è diventato un esempio reale che orientava anche la mia vita di quegli anni. Negli anni del mio impegno attivo nei movimenti nonviolenti è stato nel bene e nel male un punto di riferimento. I suoi modi diretti, a volte ironici al limite del sarcasmo, con i quali a volte ho polemizzato, anche per diversi orientamenti politici, sono comunque ricordi belli che hanno ancora un senso per il mio presente. Nonostante questo riconosco che Pietro è stata una delle persone che hanno inciso nella mia

    formazione: da lui ho appreso come tenere insieme, da una parte la coerenza personale quasi assoluta dell’uomo solo

    contro tutto e tutti quale era l’obiezione di coscienza alla guerra, agli armamenti, al non uccidere…, dall’altra

    il senso della concretezza, del limite, di come e cosa effettivamente i movimenti nonviolenti di quegli anni (Erano

    gli anni della guerra fredda, dei missili a Comiso, degli SS20…) potevano effettivamente mettere in campo in

    Italia. La concretezza che la passione a volte fa passare in secondo piano ma di cui la realtà viene poi a chiedertene conto. Ricordo tanti suoi interventi in questo senso a assemblee e congressi, che solo in seguito ho compreso pienamente. Anche se sono passati tanti altri anni senza più incrociarci per quello che può servire mi fa piacere, per queste ragioni,dirgli ora grazie.

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