• 20 Giugno 2024 7:22

Daniele Lugli

Daniele Lugli (Suzzara, 1941, Lido di Spina 2923), amico e collaboratore di Aldo Capitini, dal 1962 lo affianca nella costituzione del Movimento Nonviolento di cui sarà nella segreteria dal 1997 per divenirne presidente, con l’adozione del nuovo Statuto, come Associazione di promozione sociale, e con Pietro Pinna è nel Gruppo di Azione Nonviolenta per la prima legge sull’obiezione di coscienza. La passione per la politica lo ha guidato in molteplici esperienze: funzionario pubblico, Assessore alla Pubblica Istruzione a Codigoro e a Ferrara, docente di Sociologia dell’Educazione all’Università, sindacalista, insegnante e consulente su materie giuridiche, sociali, sanitarie, ambientali - argomenti sui quali è intervenuto in diverse pubblicazioni - e molto altro ancora fino all’incarico più recente, come Difensore civico della Regione Emilia-Romagna dal 2008 al 2013. È attivo da sempre nel Terzo settore per promuovere una società civile degna dell’aggettivo ed è e un riferimento per le persone e i gruppi che si occupano di pace e nonviolenza, diritti umani, integrazione sociale e culturale, difesa dell’ambiente. Nel 2017 pubblica con CSA Editore il suo studio su Silvano Balboni, giovane antifascista e nonviolento di Ferrara, collaboratore fidato di Aldo Capitini, scomparso prematuramente a 26 anni nel 1948
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Le città invivibili

Cinque anni fa l’Onu aveva previsto Gaza invivibile al 2020. Nel nuovo rapporto dice che le cose sono peggiorate rispetto alle previsioni.

Buon giorno

In una scuola media ragazzini tormentano per mesi un coetaneo. Un giorno lo aggrediscono e lo mandano all’ospedale. Sono un branco, undici contro uno.

Missioni di pace… o Morire di pace?

Leggo sul sito dell’esercito che “L'Esercito Italiano opera con la consapevolezza che le operazioni militari contribuiscono e stimolano la crescita del Paese ma soprattutto promuovono la coscienza dell'importanza per l’Italia…

Bestemmiatori cercansi

Il presidente del Pakistan si ripromette di chiedere l’estradizione per i suoi concittadini all’estero che si rendessero colpevoli di blasfemia, così da poterli processare e condannare a morte.