• 1 Dicembre 2022 3:51

Breve discorso delle cinque guerre e delle cinque dittature

Diadmin

Mar 17, 2016

Ricostruita a memoria (e naturalmente ripetendovi cose gia’ dette e scritte piu’ e piu’ volte in passato) questa e’ una rastremata sintesi delle argomentazioni svolte e delle parole pronunciate parlando a braccio in occasione della giornata contro la guerra a Viterbo il 12 marzo 2016 dal responsabile del “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani”.

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Tutto si tiene

Chi lotta contro una forma di oppressione lotta gia’ contro tutte le oppressioni, e quindi per la vita delle persone, per la dignita’ di tutti gli esseri umani e per la comune liberazione dell’umanita’.

Ma chi lotta contro una sola forma di oppressione, frattanto le altre ignorando o addirittura al mantenimento di esse attivamente concorrendo, non lotta affatto per la liberazione dell’umanita’.

Non vi e’ una sola contraddizione principale cui tutte le altre siano riconducibili e da cui siano riassorbite, ma poiche’ ogni oppressione si lega a tutte le altre, anche ogni prassi di liberazione a tutte le altre si collega e suscita.

Chi sceglie di resistere al male e lottare per la vita, la dignita’ e la liberazione di tutti gli esseri umani sa gia’ che la sua lotta e’ senza fine. Ma essa rende la sua medesima unica vita meno infelice.

Il primo dovere e’ salvare le vite, soccorrere le vittime, opporsi all’oppressione, contrastare la violenza.

Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la comune liberazione.

Solo la nonviolenza puo’ salvare l’umanita’ dalla catastrofe.

Tutto si tiene.

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La prima guerra

La prima guerra contro cui dobbiamo lottare e’ il femminicidio; la prima dittatura contro cui dobbiamo lottare e’ il maschilismo.

L’oppressione maschile che spezza in due l’umanita’ ed impone la dominazione di una parte sull’altra e’ la prima radice ed il primo modello – la prima realizzazione storica e la prima gabbia ideologica – di ogni violenza, di ogni oppressione.

Essa pretende ridurre tutte le donne a vittime dei maschi, ma anche ogni maschio rende vittima di se stesso riducendolo al ruolo di carnefice e complice di carnefici. Essa denega la comune umanita’, denega l’eguaglianza di diritti di ogni persona, denega la dignita’, il valore e l’autonomia di ciascuna persona e di tutte le persone.

E cosi’ come viola i diritti umani, l’oppressione maschile viola altresi’ la natura cui applica lo stesso paradigma di dominazione, sfruttamento, asservimento, alienazione, mercificazione, riduzione a oggetto da rompere e da divorare.

Noi persone che ci siamo poste alla scuola ed alla sequela di Olympe de Gouge e di Mary Wollstonecraft, di Virginia Woolf e di Simone de Beauvoir, sappiamo quello che e’ necessario e urgente fare. Se non si contrasta e sconfigge il maschilismo giammai sara’ possibile la liberazione dell’umanita’, giammai sara’ possibile contrastare e sconfiggere il razzismo e il militarismo, giammai sara’ possibile contrastare e sconfiggere lo schiavismo e lo specismo, giammai sara’ possibile una societa’ in cui le persone possano vivere libere, eguali in diritti, accudenti e responsabili del bene comune, solidali e quindi pienamente umane.

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La seconda guerra

La seconda guerra contro cui dobbiamo lottare e’ la persecuzione dei migranti; la seconda dittatura contro cui dobbiamo lottare e’ il razzismo.

Il razzismo ed ogni ideologia e prassi di supremazia di una parte dell’umanita’ sugli altri esseri umani promuove e provoca l’oppressione di ogni persona percepita come diversa e stigmatizzata come estranea e quindi esclusa, e si fa regime come colonialismo, schiavismo, fascismo, realizza il suo dominio come totalitarismo, annientamento dell’altro, genocidio.

E cosi’ come viola i diritti umani, il razzismo viola altresi’ la natura cui applica lo stesso paradigma di dominazione, sfruttamento, asservimento, alienazione, mercificazione, riduzione a oggetto da rompere e da divorare.

Noi persone che ci siamo poste alla scuola ed alla sequela di Edith Stein e di Etty Hillesum, di Hannah Arendt e di Franca Ongaro Basaglia, sappiamo quello che e’ necessario e urgente fare. Ripetiamolo una volta ancora: innanzitutto occorre soccorrere, accogliere, assistere tutti gli esseri umani in fuga dalla fame e dalle guerre; occorre riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di giungere in modo legale e sicuro nel nostro paese; occorre andare a soccorrere e prelevare con mezzi di trasporto pubblici e gratuiti tutti i migranti lungo gli itinerari della fuga, sottraendoli agli artigli dei trafficanti; occorre un immediato ponte aereo di soccorso internazionale che prelevi i profughi direttamente nei loro paesi d’origine e nei campi collocati nei paesi limitrofi e li porti in salvo qui in Europa; occorre cessare di fare, fomentare, favoreggiare, finanziare le guerre che sempre e solo consistono nell’uccisione di esseri umani; occorre contrastare il razzismo ed ogni forma di persecuzione nel nostro paese. Vi e’ una sola umanita’; ogni vittima ha il volto di Abele.

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La terza guerra

La terza guerra contro cui dobbiamo lottare e’ l’insieme delle uccisioni – i conflitti bellici, il terrorismo, le mafie -; la terza dittatura contro cui dobbiamo lottare e’ il militarismo.

Sempre e solo la guerra consiste nell’uccisione degli esseri umani; e tutte le strutture, le logiche e le strumentazioni preposte all’esecuzione di guerre, massacri, uccisioni sono nemiche dell’umanita’.

Che degli esseri umani non trovino di meglio che sopprimere altri esseri umani e’ il piu’ tragico e insensato dei crimini, laddove – come dimostro’ con parole definitive Giacomo Leopardi – proprio perche’ ogni essere umano e’ esposto al dolore, al male e alla morte, compito primo e fondamentale di tutti gli esseri umani e’ recarsi l’un l’altro soccorso; salvare le vite e’ il primo dovere; la civilta’ in questo e non in altro consiste: nel riconoscere che vi e’ una sola umanita’ e che ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita’ e alla solidarieta’, e che ad ogni persona e ad ogni civile istituto questo primo compito attiene: soccorrere, accogliere, assistere tutte le persone bisognose di aiuto; condividere il mondo prendendosi cura l’uno dell’altro ed insieme dell’intera natura vivente.

E cosi’ come viola i diritti umani, il militarismo viola altresi’ la natura cui applica lo stesso paradigma di dominazione, sfruttamento, asservimento, alienazione, mercificazione, riduzione a oggetto da rompere e da divorare.

Noi persone che ci siamo poste alla scuola ed alla sequela di Bertha von Suttner e di Rosa Luxemburg, di Simone Weil e di Luce Fabbri, sappiamo quello che e’ necessario e urgente fare: sappiamo che occorre abolire tutti gli eserciti e tutte le armi, sappiamo che occorre agire per salvare tutte le vite, sappiamo che occorre organizzare subito la difesa popolare nonviolenta e i corpi civili di pace.

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La quarta guerra

La quarta guerra contro cui dobbiamo lottare e’ lo sfruttamento; la quarta dittatura contro cui dobbiamo lottare e’ lo schiavismo.

Il modo di produzione fondato sulla massimizzazione del profitto, sulla generale rapina e l’universale saccheggio, sull’appropriazione privata dei beni comuni, sull’alienazione delle persone nel ciclo produttivo e distributivo, sul consumismo onnidistruttivo, e’ un modo di produzione insostenibile e disumano, che provoca fame e guerre, miseria e narcosi, la piu’ stupida irresponsabilita’ e la disponibilita’ ai crimini piu’ mostruosi.

E cosi’ come viola i diritti umani, lo schiavismo viola altresi’ la natura cui applica lo stesso paradigma di dominazione, sfruttamento, asservimento, alienazione, mercificazione, riduzione a oggetto da rompere e da divorare.

Noi persone che ci siamo poste alla scuola ed alla sequela di Flora Tristan e di Clara Zetkin, di Emma Goldman e di Mother Jones, sappiamo quello che e’ necessario e urgente fare: che occorre opporsi ad ogni dominazione di classe, ad ogni regime gerarchico e ad ogni forma di imperialismo, alla illogica e immorale ideologia e prassi del primato del capitale sulla persona, alla riduzione degli esseri umani a macchine al servizio di macchine, a merce da cui estrarre plusvalore, ad apparato digerente e passo dell’oca.

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La quinta guerra

La quinta guerra contro cui dobbiamo lottare e’ l’ecocidio; la quinta dittatura contro cui dobbiamo lottare e’ lo specismo che nel mondo naturale vede solo un magazzino da saccheggiare, negli altri esseri viventi meri automi da azionare e composti chimici da assorbire.

Questa guerra, e questa dittatura, si manifesta nei confronti degli ecosistemi e della biosfera con l’inquinamento della natura, l’esaurimento delle risorse, la devastazione e desertificazione della casa comune; nei confronti degli altri animali negando la loro concreta reale esistenza in quanto esseri senzienti e – nelle forme piu’ complesse – evidentemente pensanti; nei confronti di tutti gli esseri viventi con il disprezzo totale della loro presenza al mondo; nei confronti della natura tutta con la presunzione che l’umanita’ abbia solo diritti e non anche doveri verso il mondo vivente che abita e di cui e’ parte, doveri verso gli altri esseri viventi, doveri verso le stesse generazioni future di esseri umani, e doveri verso le generazioni umane gia’ decedute che ancora vivono nella memoria dell’umanita’ ed il cui lascito e la cui esistenza sarebbero annientati criminalmente e definitivamente con la distruzione della biosfera e conseguentemente dell’umanita’ con essa.

E cosi’ come viola la natura lo specismo viola quindi altresi’ i diritti umani cui applica lo stesso paradigma di dominazione, sfruttamento, asservimento, alienazione, mercificazione, riduzione a oggetto da rompere e da divorare.

Noi persone che ci siamo poste alla scuola ed alla sequela di Laura Conti e di Carla Ravaioli, di Wangari Maathai e di Berta Caceres, sappiamo quello che e’ necessario e urgente fare: difendere sempre l’unico mondo vivente di cui siamo parte, prendersi cura di questo meraviglioso giardino in cui dobbiamo trascorrere l’intera nostra vita.

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Sui compiti del movimento per la pace

In questa giornata di lotta contro la guerra il movimento per la pace ripropone all’intero popolo italiano ed alle sue democratiche istituzioni alcuni impegni necessari e urgenti.

Ripetiamoli ancora una volta.

L’Italia soccorra, accolga e assista tutte le persone in fuga dalla fame e dall’orrore, dalle dittature e dalla guerra.

L’Italia cessi di partecipare alle guerre ed alle guerre si opponga.

L’Italia esca da alleanze militari terroriste e stragiste come la Nato.

L’Italia cessi di produrre  armi e di rifornirne regimi e poteri dittatoriali e belligeranti.

L’Italia abroghi tutte le infami misure razziste ancora vigenti nel nostro paese, e legiferi i provvedimenti adeguati a realizzare gli impegni indicati nella Carta di Lampedusa.

L’Italia promuova con un’azione diplomatica, politica ed economica, e con aiuti umanitari adeguati, la costruzione di ordinamenti giuridici legittimi, costituzionali e democratici dalla Libia alla Siria.

L’Italia destini a interventi di pace con mezzi di pace, ad azioni umanitarie nonviolente, i 72 milioni di euro del bilancio dello stato che attualmente ogni giorno sciaguratamente, scelleratamente destina all’apparato militare, alle armi, alla guerra.

L’Italia promuova una politica della sicurezza comune e del bene comune centrata sulla difesa popolare nonviolenta, sui corpi civili di pace, sulla legalita’ che salva le vite.

L’Italia applichi pienamente la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne.

L’Italia adotti una politica ambientale rigorosa, promuova le fonti energetiche pulite e rinnovabili, dismetta opere e pratiche distruttive della biosfera.

E con riferimento a due prossimi ineludibili impegni: al referendum del 17 aprile con il voto “si'” si ponga termine alla follia delle trivellazioni petrolifere in mare; al referendum in ottobre con il voto “no” si difenda la Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza antifascista.

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La scelta della nonviolenza, la forza della verita’

Ma per impegnarsi adeguatamente ed efficacemente contro tutte le guerre e tutte le dittature occorre fare la scelta della verita’, ovvero la scelta della nonviolenza.

Ripetiamo ancora una volta cose che abbiamo gia’ ripetuto ancora ieri.

Dovere della verita’ significa ad esempio riconoscere che la guerra, che sempre e solo consiste nell’uccisione di esseri umani, si fa con le armi e con gli eserciti. E che quindi per abolire la guerra occorre abolire gli eserciti e le armi.

Scelta della nonviolenza significa adoperarsi per salvare tutte le vite, contrastare tutte le oppressioni; e opporsi quindi alla guerra e a tutte le uccisioni, al razzismo e a tutte le persecuzioni, al maschilismo e a tutte le oppressioni; difendendo insieme i diritti di tutti gli esseri umani e la biosfera, coscienti che vi e’ una sola umanita’ composta di persone ciascuna diversa da tutte le altre e insieme portatrice di eguali diritti, una sola umanita’ in un unico mondo vivente casa comune dell’umanita’ intera.

Il dovere della verita’ e la scelta della nonviolenza sono in realta’ una cosa sola: “nonviolenza” e’ infatti la parola italiana coniata da Aldo Capitini con cui sono tradotte unificandole le due espressioni gandhiane che la teoria e la prassi della nonviolenza ambedue parimenti definiscono, ovvero “satyagraha” ed “ahimsa”, che designano appunto l’una l’adesione al vero, e quindi al giusto e al bene, e l’altra l’opposizione ad ogni violenza.

La nonviolenza e’ quindi opposizione ad ogni menzogna e ad ogni oppressione; e’ la lotta concreta del movimento di liberazione delle oppresse e degli oppressi pervenuto all’autocoscienza ed alla scelta quindi nella sua riflessione ed azione della coerenza tra mezzi e fini, tra diritti e doveri, tra giustizia e liberta’, tra riconoscimento e condivisione.

Un movimento per la pace che non faccia la scelta intellettuale, morale e politica della nonviolenza, non e’ un movimento per la pace adeguato alla distretta presente.

Una proposta politica che non sia nonviolenta non e’ piu’ neppure una politica, ma solo barbarie che genera ulteriore barbarie e coopera alla catastrofe dell’umanita’.

E ripetiamo ancora una volte cose che tante volte abbiamo gia’ ripetuto.

Per accostarsi degnamente alla nonviolenza occorre prendere sul serio i propri pensieri: pensarli profondamente e valutarne le conseguenze anche implicite; occorre porsi all’ascolto delle altre persone e non mentire mai ad esse: rispettarle nella loro integrale dignita’ di persone, e quindi di esseri pensanti, capaci di comprendere e di comunicare, esposti alla sofferenza e bisognosi di verita’ e di solidarieta’; occorre usare correttamente il linguaggio: essere consapevoli di cio’ che si dice; occorre decidere di impegnarsi per salvare le vite, per recare soccorso a chi soffre, per rispettare la vita, la dignita’ e i diritti di tutti gli esseri umani.

La nonviolenza e’ l’opposizione alla violenza, ovvero forza della verita’, amore attivo, rispetto per la vita, armonia, ricomposizione, scelta di contrastare il male facendo il bene.

La nonviolenza e’ complessa, pluridimensionale e contestuale; e’ un “insieme di insiemi”: un insieme di criteri assiologici (ad esempio rilevando che tra i mezzi e i fini vi e’ lo stesso rapporto che tra il seme e la pianta: fini buoni non possono essere ottenuti usando mezzi malvagi); un insieme di strumenti ermeneutici (ad esempio evidenziando che ogni potere si regge sempre su due pilastri: la forza e il consenso; cosicche’ si puo’ contrastare ogni potere ingiusto iniziando col negargli il consenso); un insieme di tecniche deliberative (come il “metodo del consenso”, che prevede il diritto di veto da parte di ogni singola persona partecipante al processo decisionale, cosicche’ si prendono solo le decisioni su cui vi e’ l’accordo persuaso di tutte le persone; tutte garantendo del rispetto della loro dignita’, e tutte impegnando a costruire insieme la volonta’ comune); un insieme di tecniche operative (come lo sciopero, il digiuno ed innumerevoli altre forme ancora); una metodologia di trasformazione positiva delle relazioni – interpersonali, sociali, politiche -; un progetto-processo di cambiamento sociale e culturale orientato all’affermazione dell’eguaglianza di diritti e di doveri di tutti gli esseri umani, al reciproco aiuto, alla condivisione dei beni, alla responsabilita’ comune per gli altri esseri umani e per l’intero mondo vivente. La nonviolenza e’ pace, disarmo, smilitarizzazione; e’ accoglienza, assistenza, aiuto a tutti coloro che ne hanno bisogno; ti chiede di essere tu il cambiamento che vorresti vedere nel mondo.

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Tutto si tiene

Chi lotta contro una forma di oppressione lotta gia’ contro tutte le oppressioni, e quindi per la vita delle persone, per la dignita’ di tutti gli esseri umani e per la comune liberazione dell’umanita’.

Ma chi lotta contro una sola forma di oppressione, frattanto le altre ignorando o addirittura al mantenimento di esse attivamente concorrendo, non lotta affatto per la liberazione dell’umanita’.

Non vi e’ una sola contraddizione principale cui tutte le altre siano riconducibili e da cui siano riassorbite, ma poiche’ ogni oppressione si lega a tutte le altre, anche ogni prassi di liberazione a tutte le altre si collega e suscita.

Chi sceglie di resistere al male e lottare per la vita, la dignita’ e la liberazione di tutti gli esseri umani sa gia’ che la sua lotta e’ senza fine. Ma essa rende la sua medesima unica vita meno infelice.

Il primo dovere e’ salvare le vite, soccorrere le vittime, opporsi all’oppressione, contrastare la violenza.

Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la comune liberazione.

Solo la nonviolenza puo’ salvare l’umanita’ dalla catastrofe.

Tutto si tiene.

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