• 14 Aprile 2024 7:10

Caro iodiario

DiDaniele Lugli

Mag 29, 2023

Mi piace andare al mare in primavera: fine aprile, maggio. C’è poca gente. A fare il bagno nessuno. Ho tutto il mare a disposizione. Così ci vado anche quest’anno. Gli anni e la stagione mi inducono però a rinviare il mio lento nuoto. Le notizie dell’alluvione vicina rattristano e preoccupano. Mi rallegra un inatteso ritrovamento. In una busta di plastica trasparente, lungo il sentiero della fantastica ciclopedonale tra lido di Spina e Sant’Alberto, ci sono alcuni foglietti e qualche foto. È scritto a mano, con una grafia piccola e nitida. I foglietti sono numerati, salvo il primo, che reca l’intestazione, e il sesto per dichiarata distrazione. È una sorta di diario in terza persona. I contenuti mi sono familiari. L’autore debbo conoscerlo o averlo conosciuto. Parla di ricordi e progetti che ho in comune. Penso che finirò con l’incontrarlo. Intanto leggo e guardo le foto. Hanno un preciso riscontro nel foglietto non numerato, nel 7 ((l’autore ha colto un umarel esperto, formatore di un ciapinaro in transizione), nell’8.

Caro iodiario – Le condizioni meteorologiche costringono a rinviare a date inusitate i bagni di mare. Solo passeggiate in riva respirando iodio a pieni polmoni. Decide perciò di tenere uno Iodiario.

L’alternativa è camminare nella ciclopedonale valliva Spina-S. Alberto. “Valli, sempre valli” annota nel diario. E si ferma qui. Per ora.

2 – Riapre il diario, aggiunge “fortissimamente” e richiude. Un sogno lo rende perplesso: un paradigma saluto-genico cercava di impadronirsi di lui con finalità oscure. Si rasserena pensando alla nobile rivelazione di Ganesha, “Meglio ricchi e sani che poveri e malati”. Il suo insegnamento è stato variamente distorto. Si vorrebbe farti vivere da malato per poter morire sano, dice un vecchio amico. Una volta, non avendo con sé nulla di nuovo da leggere, ha letto i bugiardini di medicine prese, non solo per sé, in farmacia. Un incubo dal quale si esce solo con opportuni scongiuri e col fermo proposito di non dedicarsi più a tali letture. Si riprende e guarda verso il cielo denso di cirri minacciosi. Ritrova vie di fuga, di passaggio al piano superiore del villino dove si trova a piano terreno. Si rasserena ulteriormente. Il cielo cirrotico non lo spaventa più.

3 – Si chiede se tutto quello iodio inalato non possa portare allo iodismo. Si consola passandosi la mano sul collo: non gli verrà il gozzo. Passate gozzoviglie potrebbero predisporlo alla cirrosi apatica della quale avverte piacevoli sintomi. Non ha voglia di fare nulla e dorme. Pensa alla cirrosi empatica, la forma migliore e, unica, benigna. Si meraviglia, considerato che cirri significa ricci, dal greco, e cirrosi significa, sempre dal greco, giallastra. Meglio iodio: sempre dal greco, violetto, ultimo colore dell’arcobaleno. Arcobalena è la giarrettiera della Shekinà. Chi l’intravvede sta in pace.

4 – Prosegue l’addestramento a umarel. La postura è consolidata: mani dietro la schiena e busto inclinato in avanti. Dietro la schiena la mano destra impugna il polso sinistro. È consentito il cambio ogni due ore. Il busto si inclina maggiormente se occorre procedere velocemente verso un nuovo punto di osservazione. Gli umarel fondamentalisti tengono sempre il busto reclinato. Si chiamano così quelli dediti all’osservazione della posa delle fondamenta, degli scavi. Si considerano un’élite rispetto ai generici. Poche ancora le dunarel. Ne incontra un paio, di età diversa. La postura è la stessa. Non controlla se l’impugnatura delle mani sia la medesima degli umarel o invertita. Intravvede pure un transarel di mezz’età.

5 – L’alluvione vicina spinge alla devozione. La dedica della chiesa a Francesco è considerata buona cosa. C’è chi eccepisce sull’appellativo di “sorella” rivolto all’acqua. Al più dovrebbe dirsi sorellastra! C’è chi propone di intestarla a Cristoforo il traghettatore. A Ferrara una ce n’è, si dice. Sì, ma è al cimitero, si risponde. La proposta non ha seguito.

(Senza numero) – Numerose frecce indicano la strada per la chiesa. Vengono ripulite e sono oggetto di attenzione. Una però indica la direzione contraria a quella corretta. È stata rivoltata. Qualcuno non perdona che l’acqua sia chiamata “sorella”

Finalmente cammina senza ombrello. Il sole richiama ricordi di spiaggia.

Voci di bimbi. Un colloquio memorabile tra coscienza storica e attimo che fugge: “Giochi a racchettoni?” “Ci gioco dall’infanzia…” “Sì ma, adesso, ci giochi?”. La compassione 1) da tempo veglia su una medusa spiaggiata “È morta?” “Non sta bene” La compassione 2) informato sulle vicende delle zanzare “Che brutta vita!”. Una caccia alternativa: beffato da elusive lucertole propone “Perché non catturiamo lumache?” “Ma ne vedi?” “No, ma se ne vedo…”

Bella e spietata una fanciulla comunica all’amica “Qui i bagnini sono bruttissimi”. La notizia diffusasi provoca una crisi dalla quale i bagni si riprendono a stento.

Chiude, con un sospiro, l’iodiario.

7 – Si accorge di non aver numerato la pagina. Ha un momento di perplessità, ma non corregge. Il suo personalguru gli ha insegnato che il caso non esiste. Avrebbe dovuto scrivere 6, ma se non è avvenuto un motivo c’è. Sei sono le facce del cubo. Ne immagina uno impenetrabile da ogni parte. Il guru, si sa, gli direbbe “Prova dalla settima!” Gli è già successo di provarci senza riuscirci.

Nel sole ravvisa nuovi umarel. Lui quasi si trova in imbarazzo. L’ombrello l’ha prima impacciato ma, arrotolato e tenuto dietro le spalle all’altezza dell’osso sacro, gli conferisce un’allure straordinaria. Questi umarel faticano a tenere le mani in posizione. Le portano davanti. Un po’ le ruotano, le protendono, le raccolgono, le premono. Come avvitando, incollando, ruotando… Sono ex ciapinari in transizione.

8 – C’è pieno di fenicotteri. Ormai riserba loro uno sguardo distratto. Visto uno li hai visti tutti. Anche se assieme sono un bel colpo d’occhio. Più espressivi i cormorani. Ricorda quello, incredulo e triste, rimirante vasche d’allevamento ricoperte da reti impenetrabili. Il solo animale degno di ammirazione è il gatto. Se catturasse o allontanasse le zanzare sarebbe la perfezione. È un’apparizione improvvisa. Non può non fotografarlo. La giornata non può dirsi sprecata.

 

Di Daniele Lugli

Daniele Lugli (Suzzara, 1941, Lido di Spina 2923), amico e collaboratore di Aldo Capitini, dal 1962 lo affianca nella costituzione del Movimento Nonviolento di cui sarà nella segreteria dal 1997 per divenirne presidente, con l’adozione del nuovo Statuto, come Associazione di promozione sociale, e con Pietro Pinna è nel Gruppo di Azione Nonviolenta per la prima legge sull’obiezione di coscienza. La passione per la politica lo ha guidato in molteplici esperienze: funzionario pubblico, Assessore alla Pubblica Istruzione a Codigoro e a Ferrara, docente di Sociologia dell’Educazione all’Università, sindacalista, insegnante e consulente su materie giuridiche, sociali, sanitarie, ambientali - argomenti sui quali è intervenuto in diverse pubblicazioni - e molto altro ancora fino all’incarico più recente, come Difensore civico della Regione Emilia-Romagna dal 2008 al 2013. È attivo da sempre nel Terzo settore per promuovere una società civile degna dell’aggettivo ed è e un riferimento per le persone e i gruppi che si occupano di pace e nonviolenza, diritti umani, integrazione sociale e culturale, difesa dell’ambiente. Nel 2017 pubblica con CSA Editore il suo studio su Silvano Balboni, giovane antifascista e nonviolento di Ferrara, collaboratore fidato di Aldo Capitini, scomparso prematuramente a 26 anni nel 1948