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Consiglio di lettura 34 – Caos calmo

DiEnrico Pompeo

Ott 30, 2020

Non avevo letto ancora niente di Veronesi e avevo sbagliato. Ma come si fa? La narrativa è un campo sterminato e non è semplice trovare i sentieri per muovercisi dentro con la sicurezza di trovare i posti migliori. Devo dire che la doppia vittoria al Premio Strega, nel 2006 con questo libro e quest’anno con ‘Il Colibrì’ mi hanno incuriosito. Anche perché, prima di lui, era riuscito solo Paolo Volponi a fare doppietta. E anche di lui, devo dire a malincuore, non conosco nulla. Mi sono detto: sì, è vero, ogni manifestazione si presta a critiche, qualunque giuria può non essere capace di mettere d’accordo pubblico e addetti ai lavori, ma lo Strega, comunque, è il premio più prestigioso in Italia, quello che vanta tra i suoi vincitori il fior fiore degli autori più importanti e significativi della nostra narrativa e non era giusto non conoscere questo autore per me che amo la lettura e credo, ancora, che i libri possano cambiare il mondo. E quindi ho detto: lo voglio leggere. E sono partito da Caos Calmo, per rispettare la cronologia. Mi ricordo che uscì anche il film, con Nanni Moretti come protagonista e la regia, se non ricordo male, di Antonello Grimaldi. Volevo andare a vederlo, poi passò il momento e non mi è più capitato. Perciò ne sapevo poco. Insomma ho iniziato senza avere troppe informazioni in merito: la condizione ideale per chi legge.

La trama è molto asciutta: si racconta la vita di Pietro Paladini, uomo realizzato, con un buon lavoro, una moglie e una bambina di dieci anni. Ma un giorno, mentre lui riesce a salvare una donna dall’annegamento su una spiaggia, la compagna di una vita muore. E tutto cambia: l’uomo si ferma a vivere su una panchina di fronte alla scuola dove porta tutti i giorni la figlia, per spostarsi nell’auto solo per ripararsi dal freddo e la pioggia. E non si sposta da lì. Osserva il mondo e lo scopre più complesso e oscuro di come lo aveva visto, standoci dentro, più in superficie. E la storia sta tutta negli incontri con colleghi di lavoro, maestre elementari, un fratello, la donna salvata, i suoi capi, tutti incuriositi, attratti da questa scelta che ognuno di loro attribuisce al dolore per la perdita della moglie, ma che forse, ha ben altre motivazioni. Fino a un finale sorprendente, eppure naturale.

Attraverso questi dialoghi con le varie persone che vengono a fargli visita e le riflessioni di Pietro si dipana una commedia tragica e scomposta di esistenze tremanti, tutte segnate da qualche sbandamento, proiettate e inserite in un meccanismo perverso che le svuota di autenticità e le centrifuga verso la continua ricerca di successo, fama, denaro. Il potere: questa è la molla che muove gli esseri umani e trovarsi di fronte all’improvvisa uscita di scena di uno di loro, così costante, prolungata, fa scattare in ognuno dei personaggi la volontà di scoprire cosa ci sia sotto per poi scoprire che non c’è altro che il desiderio di fermarsi a guardare, ad ascoltare.

Nella pletora di personaggi senza spessore, ce n’è uno che rifulge, il responsabile alle comunicazioni della ditta dove Paladini è uno dei pezzi grossi, quello che deve indorare la pillola ai dipendenti in odore di licenziamento, l’unico che capisce che dietro apparenti strategie di mercato, come quella di un’ipotetica fusione di due grandi compagnie attive nel ramo comunicazione, ci sia soltanto uno scontro di dominio tra i due capi per stabilire chi è il più forte.

Veronesi usa un linguaggio apparentemente semplice, molto calibrato, che però apre voragini sotto, nei significati che emergono oltre le parole, in ciò che rimane di ambiguo, di allusivo, come quando presenta degli elenchi che il protagonista costruisce per sconfiggere la noia dell’attesa seduto fuori da scuola. In queste enumerazioni c’è tutto il dolore di un uomo schiacciato dalla vita, ingrippato, fermo, ancora più addolorato per non sentire, almeno in apparenza, la tragedia dell’assenza della compagna di una vita.

Veronesi suggerisce, indica, non spiega o giudica. Ci spinge a interrogarci e ci fa entrare in una casa dove tutto scricchiola e niente crolla.

Un libro che rimane, che ti si attacca e ti piace esserne avvolto, anche se, in qualche punto, ti blocca il respiro, ti fa mancare un po’ l’aria. Ma non è tutto nero, anzi. C’è un barlume di speranza, nel candore, nella dolcezza trattenuta della bambina, nel suo sguardo ancora lontano da quello vorace degli adulti. Insomma: gran bel libro.

Sono contento di averlo letto.

Spero di avervi incuriosito.

Buona lettura.

Enrico Pompeo

Enrico Pompeo è nato a Livorno nel 1972. Docente di Lettere, è autore dei romanzi: ‘Una curva improbabile’ (Edizioni Edicom 2001); ‘Il Drago, il Custode, lo Straniero’ (Ed. Creativa 2016. Premio Speciale della Giuria ‘Alda Merini’ 2017), ‘Nessuno ha dato la buonanotte’ (MDS editore, novembre 2021.Prima ristampa Aprile 2022) e di un libro di racconti ‘Scritti (S)Connessi’ (Ed. Creativa 2018. 3° Classificato in ‘EquiLibri’ 2018). È drammaturgo e regista dello spettacolo ‘La Cattiva Strada’, patrocinato dalla Fondazione De André. Scrive recensioni per le riviste ‘Azione Nonviolenta’ e ‘Offline’. Organizza laboratori di arte e comunicazione presso l’Agriturismo Montevaso.

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