• 7 Dicembre 2022 10:45

Consiglio di lettura n. 38

DiEnrico Pompeo

Feb 26, 2021

Cosa succede se tutto quello che sapevi della tua vita un giorno scompare? Come puoi ricostruire la tua identità a partire da una nuova consapevolezza? Cosa è giusto fare, lasciar perdere e continuare a vivere come se niente fosse o affrontare la questione una volta per tutte? E a chi ti vuol bene davvero è importante raccontare o forse è più opportuno tacere?

Questi e altri interrogativi agitano la coscienza dentro l’ultimo libro di Larsson, scrittore svedese di altissimo profilo, vincitore di moltissimi riconoscimenti di ambito internazionale, sia In Francia che in Italia, pubblicato da noi da Iperborea, fantastica casa editrice sempre attenta a tutto quello che arriva dal Nord Europa.

Il punto di partenza di questa storia sta in una lettera scritta da una madre al figlio. In questa confessione la donna spiega di essere un’ebrea sfuggita ai Campi di Concentramento che non ha voluto mai raccontare niente della sua storia, spaventata dai rigurgiti antisemiti e per permettere a Martin, suo figlio, di scegliere lui se decidere di comunicare al mondo questa verità o tenerla per sé.

Com’è normale che sia, per il protagonista nasce un dissidio interiore profondo: Martin Brenner è uno studioso, direttore di un Centro di Ricerca sulla Genetica, sposato e padre di una splendida bambina. Insomma: la sua è una vita felice, serena. Questa notizia lo porta, però, a vacillare, a chiedersi cosa significhi davvero essere ebreo e se sia importante scoprire e accogliere questa sua dirompente verità. Martin non se la prende con la madre, anzi la comprende: pur nella civile Svezia ci sono attentati contro gli ebrei e anche sul posto di lavoro c’è un dipendente che mostra, ripetutamente, atteggiamenti di diffidenza, se non proprio di ostilità contro questo popolo. Quindi capisce che sua madre ha agito per proteggerlo e per dargli la possibilità di scegliere lui stesso il proprio orientamento.

Martin è confuso: lui si sente un essere umano, senza etichette o steccati, eppure questo sembra non essere accettato, sia da coloro che conoscono il suo segreto dentro la comunità ebraica, che da persone che fanno parte della sua vita e che vengono a sapere del suo segreto in modo rocambolesco.

Cosa deciderà? Come affronterà le difficoltà che sempre accompagnano un cambiamento, una possibile trasformazione?

Siamo davvero liberi di scegliere o siamo costretti ad accettare definizioni e appartenenze che non abbiamo creato noi stessi?

Il racconto, espresso in una lingua semplice, ma ricca di parole evocative e simboliche, affronta uno dei temi fondamentali del nostro tempo: l’identità, il rapporto con le consuetudini, le tradizioni e la libertà di essere se stessi.

Attraverso una storia densa di colpi di scena fino a un finale molto potente, l’autore ci pone di fronte a riflessioni fondamentali sulla nostra esistenza, a quesiti che ci toccano in profondità e stimolano idee e approfondimenti.

Un libro che non lascia indifferenti, che sprona a indagare dentro se stessi per comprendere quanto siamo disposti a lottare per salvaguardare noi stessi e il dono più prezioso che abbiamo: la nostra libertà.

Romanzo importante.

Buona lettura.

Enrico Pompeo

Enrico Pompeo è nato a Livorno nel 1972. Docente di Lettere, è autore dei romanzi: ‘Una curva improbabile’ (Edizioni Edicom 2001); ‘Il Drago, il Custode, lo Straniero’ (Ed. Creativa 2016. Premio Speciale della Giuria ‘Alda Merini’ 2017), ‘Nessuno ha dato la buonanotte’ (MDS editore, novembre 2021.Prima ristampa Aprile 2022) e di un libro di racconti ‘Scritti (S)Connessi’ (Ed. Creativa 2018. 3° Classificato in ‘EquiLibri’ 2018). È drammaturgo e regista dello spettacolo ‘La Cattiva Strada’, patrocinato dalla Fondazione De André. Scrive recensioni per le riviste ‘Azione Nonviolenta’ e ‘Offline’. Organizza laboratori di arte e comunicazione presso l’Agriturismo Montevaso.

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