Da crisi a guerra: dove sono i pacifisti?

Da crisi a guerra: dove sono i pacifisti?

Non c’è da stupirsi per quel che sta accadendo nel mondo. È solo la logica conseguenza di ciò che si è preparato.

Le guerre per il petrolio, le Torri gemelle, e poi l’Afganistan, l’Iraq, la Siria, la Libia, la Turchia, i falchi in Israele e Palestina, e su tutto le enormi spese militari, lo stanziamento delle truppe, le basi atomiche, il commercio d’armi in espansione costante … dopo il Muro di Berlino è stato un susseguirsi di crisi in crisi per tutti gli anni ’90 e per i primi venti del nuovo secolo … 30 anni con lo stesso copione. Cosa ci si poteva aspettare?

Ora, però, almeno noi dovremmo cambiare soggetto. Non possiamo lasciarci incastrare a recitare la parte dei pacifisti che sbucano fuori solo quando ci sono i rumori di guerra. Sventolare bandiere arcobaleno, lanciare appelli, fare manifestazioni, marce straordinarie, raccogliere firme, sarebbe ora assolutamente inadeguato.
Alla domanda che già qualcuno pone “Ma dove sono i pacifisti?” dobbiamo dare una risposta spiazzante: non ci troverete nelle piazze dove ci cercate, perchè siamo dove la pace si costruisce, dove la nonviolenza si organizza. Siamo dove ci sono le vittime della guerra, siamo dove c’è la resistenza civile, siamo dove si pratica il disarmo. Non ci troverete, perchè siamo in luoghi reali che non conoscete.

P.S. Consiglio, nell’occasione, la ri-lettura del libro “Leggere Gandhi a Teheran” (Marsilio) di Ramin Jahanbegloo (filosofo intellettuale iraniano, perseguitato dal regime): una via per disinnescare la minaccia dei profeti della violenza.

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