• 30 Novembre 2022 11:28

Dalla parte di Abele: il carteggio tra Peppe Sini e Matteo Renzi

Diadmin

Gen 9, 2015

1. La lettera “Dalla parte di Abele” che ha dato origine al carteggio

Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri,

ricorre domani, 4 novembre, l’anniversario della conclusione della scellerata “inutile strage” della prima guerra mondiale.

E ricorre quest’anno altresì il centenario dell’inizio di quella scellerata “inutile strage”.

Alcune movimenti nonviolenti, antimafia, per i diritti umani, il 4 novembre ricorderanno in varie città d’Italia tutte le vittime di tutte le guerre con l’iniziativa “Ogni vittima ha il volto di Abele”, recando omaggi floreali e sostando in silenzio dinanzi alle tombe e alle lapidi che ricordano alcuni degli innumerevoli esseri umani che la guerra ha ucciso.

Queste commemorazioni esprimono una profonda e ineludibile verità: che la guerra e’ nemica dell’umanità; e che quindi e’ necessita’, diritto e dovere dell’umanità intera abolire la guerra.

E per abolire la guerra occorre abolire gli eserciti e le armi.

*

Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri,

in questo stesso 4 novembre in cui le persone amiche della nonviolenza esprimono il loro lutto per gli assassinati ed il loro impegno ad opporsi alla continuazione delle stragi, sciaguratamente lo stato italiano “festeggia” la guerra e i poteri assassini: cosi’ recando ancora un’estrema infame offesa alle vittime della guerra.

Non solo: lo stato italiano, in flagrante violazione del dettato della Costituzione della Repubblica Italiana che ripudia la guerra, continua a prendere parte a guerre in corso.

Non solo: lo stato italiano continua a consentire che in Italia si producano e si vendano armi che vengono poi utilizzate per minacciare, terrorizzare ed assassinare degli esseri umani in tante parti del mondo.

Non solo: lo stato italiano continua a sperperare immense risorse (70 milioni di euro al giorno) del popolo italiano per le spese militari, per il riarmo assassino, per la partecipazione alle guerre.

Non solo: lo stato italiano continua a far parte di un’organizzazione terrorista e assassina come la Nato.

Non solo: lo stato italiano continua ad essere alleato e quindi complice di paesi e coalizioni internazionali responsabili di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità.

Non solo: lo stato italiano continua ad essere corresponsabile delle stragi nel Mediterraneo provocate dalle misure razziste italiane ed europee che impediscono ad esseri umani che ne hanno estremo bisogno e assoluto diritto di giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro e di esservi accolti in pienezza di diritti e dignità.

*

Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri,

il primo dovere di ogni essere umano, e quindi anche di ogni istituzione democratica, e’ rispettare e salvare le vite.

Ascoltando il monito di questa dolorosa ricorrenza, nel lutto inestinguibile per le vittime della guerra di cui si fa memoria, il Governo e il Parlamento vogliano finalmente far cessare gli abominevoli scandali sopra richiamati ed impegnarsi ad avviare una concreta e coerente politica di pace.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Pace, disarmo, smilitarizzazione.

Rispetto per la vita, la dignità e i diritti di tutti gli esseri umani.

Solo la nonviolenza può salvare l’umanità.

Peppe Sini, responsabile del “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani”

Viterbo, 3 novembre 2014

2. La lettera del Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi

Gentile Peppe,

la ringrazio per la sua lettera. Con piacere apprendo della vostra iniziativa e voglio dirle che, con tutto il cuore, come cittadino, come padre, come uomo, comprendo le ragioni e i sentimenti che muovono le vostre parole e le vostre azioni.

Come Presidente del Consiglio sento il dovere di dirle che ho una grande responsabilita’: garantire la sicurezza del nostro Paese, anche rispettando gli accordi internazionali che garantiscono importanti e delicati equilibri, raggiunti con fatica, impegno e molti sacrifici.

Lei mi scrive che per abolire la guerra occorre abolire gli eserciti e le armi. Ma e’ come dire che per smettere di litigare bisogna smettere di parlare. Non e’ vero. Per abolire la guerra occorrono coerenza, dialogo, comprensione. E serve, soprattutto, vivere nella realta’, che non e’ fatta soltanto di desideri e speranze – che animano la nostra volonta’! – ma anche di sofferenza e problemi complessi, che noi siamo chiamati a riconoscere ed affrontare nella loro sfacciata crudelta’.

immagine tratta da corriereadriatico.it
immagine tratta da corriereadriatico.it

Mi auguro che lei possa comprendere il mio punto di vista, cosi’ come io ho cercato di comprendere il suo. E spero che lei possa riuscire ad avere fiducia nell’operato della nostra Difesa e del Governo. 

Un caro saluto,

Matteo Renzi

30 dicembre 2014

3. La replica del responsabile del “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo, Peppe Sini

 Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri (o – se preferisce – gentile Matteo),

in primo luogo la ringrazio di cuore della sua lettera e della squisita cortesia con cui l’ha redatta.

In secondo luogo devo tuttavia confermare quanto già esposto nella mia lettera “Dalla parte di Abele” del 3 novembre sollecitando nuovamente la cessazione delle attuali sciagurate politiche di guerra ed insistendo nella richiesta di un impegno di pace e rispetto dei diritti umani adeguato e coerente.

Mi permetta infine di dirle in tutta sincerità ed in spirito di fraternità che la sua fiducia negli eserciti e nelle armi, ovvero la sua fiducia nella bontà dell’uccidere gli esseri umani (poiché a questo purtroppo eserciti ed armi servono) è davvero mal riposta. Uccidere non è mai un bene, ma la più inammissibile delle azioni. Ogni essere umano ha diritto alla vita.

La sicurezza comune, la civile convivenza, può essere garantita solo dalla nonviolenza, e dalle esperienze e gli istituti da essa ispirati, come il disarmo e la smilitarizzazione dei conflitti, i corpi civili di pace, la difesa popolare nonviolenta: esperienze ed istituti che in parte sono già entrati nel corpus legislativo e nella pratica amministrativa ma che occorre ulteriormente potenziare (come propongono ad esempio alcune recenti importanti iniziative promosse dal “Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace” e dalla “Tavola della pace”, come dalla “Rete della pace”).

La invito pertanto nuovamente ad adoperarsi affinché il governo da lei presieduto receda da disastrose politiche di guerra e si impegni ad avviare una politica di pace con mezzi di pace, una politica che salvi le vite invece di sopprimerle.

Sarebbe un grande bene se il governo italiano volesse fare la vera e più urgente riforma di cui l’umanità ha bisogno: la scelta di una politica finalmente integralmente umana, la scelta della nonviolenza.

So che lei ha studiato la figura e l’opera di Giorgio La Pira: la esorto a trarne feconda ispirazione.

Augurandole ogni bene, le invio un cordiale saluto

Peppe Sini, responsabile del Centro di ricerca per la pace e i diritti umani

Viterbo, primo gennaio 2015

4. L’appello finale di Peppe Sini “ad alcune persone amiche impegnate per la Pace”

Carissime e carissimi,

a una settimana dallo scambio epistolare con il Presidente del Consiglio dei Ministri mi sembra opportuno rivolgervi una proposta: quella di valorizzare questa apertura di dialogo per ulteriormente interloquire col primo ministro sulle decisive questioni che ci stanno sommamente a cuore: come l’opposizione alla guerra e a tutte le uccisioni, l’azione concreta e coerente per la pace e i diritti umani, il disarmo, la difesa civile non armata e nonviolenta, la promozione dei Corpi civili di pace e della Difesa popolare nonviolenta, la cooperazione internazionale per promuovere ovunque i diritti fondamentali, la democrazia, la solidarietà che salva le vite.

Mi sembra infatti che l’aver il Presidente del Consiglio dei Ministri interloquito in modo franco ed esplicito con le nostre posizioni espresse senza reticenze, apra per così dire un varco, un canale di comunicazione, avvii un dialogo che va pienamente esperito.

Le posizioni sono evidentemente assai distanti, ma l’atteggiamento di ascolto tuttavia manifestato dal capo del governo mi e’ sembrato sincero e foriero di sviluppi fecondi se il movimento per la pace vorrà e saprà cogliere l’occasione per portare le sue buone proposte all’attenzione del potere esecutivo ed aprire un confronto su esse che metta il governo in condizione di coglierne l’importanza, l’efficacia, la necessità, e quindi si venga a trovare – persuaso dalle forti ed irrefutabili ragioni di esse – nella condizione di doverle accogliere almeno in parte dando cosi’ inizio a una nuova politica, una politica orientata alla pace, ai diritti umani, alla nonviolenza: la politica necessaria a cui hanno recentemente invitato i Premi Nobel per la Pace, il pontefice cattolico, altre grandi autorità morali del mondo, l’intera comunità scientifica che si occupa di peace-research e delle emergenze globali del pianeta e dell’umanità.

*

Questo colloquio tra i soggetti istituzionali, accademici ed associativi impegnati per la pace, i diritti umani e la nonviolenza ed il governo italiano e’ ancor più necessario alla luce della strage di Parigi, che conferma una volta di più come la violenza assassina sia sempre un orrore insensato, e come sia diritto e dovere dell’umanità intera affermare concretamente ed intransigentemente il diritto di tutti gli esseri umani alla vita, alla dignità, alla solidarietà.

Per affermare questo diritto alla vita e alla convivenza proprio di tutti gli esseri umani occorre il ripudio della guerra e di tutte le uccisioni. Occorre la pace, e per costruire la pace occorre il disarmo e la smilitarizzazione dei conflitti, dei territori, delle società, delle culture, e fin dei vissuti infrapsichici ed interpersonali. Occorre la difesa e la promozione dei diritti umani realizzate con mezzi coerenti e adeguati. A tal fine la nonviolenza, e solo la nonviolenza, appronta risorse indispensabili.

Occorre allora premere nonviolentemente sul Parlamento e sul Governo italiani, come anche sul Parlamento e sulla Commissione europei, per la cessazione di politiche dissennate dagli esiti catastrofici e sanguinari, e per l’avvio di una politica concreta e coerente di pace con mezzi di pace: fermare la spirale della violenza, promuovere il disarmo e la pacificazione in tutte le dimensioni dell’esperienza umana, e’ una urgente necessita’, un ineludibile dovere.

*

Sarebbe quindi bene che, a partire dal “Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani”, dalla “Tavola della pace” (che organizza la marcia Perugia-Assisi), dalla “Rete della pace” (che raccoglie oggi la generalità delle principali organizzazioni e reti italiane impegnate per la pace e la nonviolenza e che sta promuovendo una importante proposta di legge per la Difesa civile, non armata e nonviolenta), ovvero a partire dalle principali coalizioni pacifiste italiane, ci si impegnasse per questo: il Presidente del Consiglio dei Ministri ha dato un segnale di attenzione, valorizziamolo e proponiamo subito al Governo e al Parlamento almeno alcuni primi passi nella giusta direzione della pace, della nonviolenza.

Sarà certo un dialogo non facile, ma rinunciarvi sarebbe un tragico errore. Le nostre proposte di pace devono tradursi in atti legislativi ed amministrativi; l’interlocuzione con il Parlamento e con il Governo sono indispensabili.

Proprio perché la politica italiana attuale è così tragicamente subalterna alla guerra e così scelleratamente in contrasto con la stessa Costituzione della Repubblica Italiana, a maggior ragione occorre agire per persuadere Governo e Parlamento a un immediato, radicale cambiamento di rotta.

Confidando nel vostro impegno e ringraziandovi per l’attenzione, un cordiale saluto,

Peppe Sini, responsabile del “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo

Viterbo, 8 gennaio 2015

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