Dalla guerra di religione alla religione della pace

Dalla guerra di religione alla religione della pace

La guerra di religione è la peggiore di tutte. La religione della pace è la più vera e la più grande, la più aperta e liberante, e può unire le più differenti forme di autentica umanità.

Oggi siamo tra il terribile pericolo di quella guerra e la opportunità di questo bene.

Chi ha sempre ripudiato la guerra, i suoi dolori e le sue vergogne, sa bene che l’attribuirsi un mandato divino assoluto per conquistare, dominare, uccidere – come fu nelle crociate, come fu nel “Gott mit uns” nazista, e in troppi altri casi, fino al mito della propria civiltà con diritti superiori, fino all’islamismo violento – è bestemmia per chi ha fede in Dio, è offesa alla dignità uguale e inalienabile di tutti i membri della famiglia umana (cfr Dichiarazione universale dei Diritti Umani, Preambolo, che riassume tutte le spiritualità e le etiche umane), è stoltezza che assolutizza cose umane relative e mutevoli.

Siamo nel pericolo di una guerra mondiale mossa da ignobili e superbi interessi di dominio, ma rivestita di abusati motivi di religione, di civiltà, di una umanità che pretende escludere altra umanità. La guerra di religione spinge al peggio delle offese, dei dolori, dei danni alla qualità umana di tutti.

Perciò, oggi, nel pericolo grande, sono anzitutto le religioni sincere, sono le culture umanistiche e civili, sono tutte le persone con senso umano, che devono stabilire e rafforzare tra loro rapporti di dialogo, rispetto e stima, nella varietà delle forme e delle spiritualità – tanti raggi della medesima luce – sulla base della comune umanità in continuo cammino di correzione e di umanizzazione.

Uscire dai particolarismi, dalle identità chiuse, impaurite, minacciose; uscire verso gli altri, nella famiglia umana intera, che oggi più di prima comunica e si unifica materialmente; uscire dalle autogiustificazioni ostinate; uscire verso il perdono delle offese, il perdono generoso in attesa della reciprocità; uscire verso la libertà e la giustizia per tutti; uscire verso il culto della pace giusta: queste sono le condizioni e le opportunità del grave momento, per avere non solo le possibilità minime della vita, ma anche una fioritura nuova di umanesimo aperto alle aspirazioni umane più grandi di verità e di bene.

È facile dire questo. Ma tutti sappiamo che, dopo le parole, utili e svegliare le nostre coscienze, tocca ad ogni cultura, ad ogni spiritualità, ad ogni persona, correggere le proprie piccinerie cattive, le proprie superbie pericolose, il proprio orgoglio chiuso.

Tocca a tutti ricordare e perseguire ciò che ci fa umani, la vocazione umana universale al vero, al buono, al bello.

Ognuno ha da far questo su di sé. Io ho da farlo su di me.

– Una persona comune –

(immagine tratta da asianews.it)

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