• 17 Aprile 2024 21:07

Dietro le quinte. Memoria del Sio. Grazie a Fabio Guglielmi, persuaso.

DiRedazione

Apr 12, 2023

Fabio Gabriele Guglielmi. Per gli amici intimi “el Sio”. Per il Movimento Nonviolento una colonna portante, una di quelle che non vedi perché stanno nelle fondamenta e reggono la struttura dando stabilità. Fabio, per carattere e vocazione, stava dietro le quinte. Poche parole (rigorosamente in dialetto veronese), sempre sagaci, e tanti fatti, nel suo ambito, senza mai debordare.

È arrivato nella vecchia sede della L.O.C. (lega obiettori di coscienza), a chiedere informazioni per non fare il servizio militare e svolgere il servizio civile, sul finire degli anni ’70 appena compiuti i 18 anni. È arrivato con la coscienza già aperta all’antimilitarismo e poi si è formato una cultura da autodidatta con i fondamentali di Gandhi (“el vecio Bapu”) e Capitini (“el bon Aldo”), tanto da farne un vero persuaso della nonviolenza (“la fiamela” – la fiammella da tenere accesa). Ha svolto i suoi venti mesi di servizio civile proprio al Movimento Nonviolento, pioniere con i due suoi sodali Giorgio Ricci (“el dotor”) e Stefano Vernuccio (“Uino”). Fabio ha presentato domanda nel febbraio del 1981; ha partecipato volontariamente al corso di formazione per obiettori nel settembre del 1982 ed in ottobre si è autodistaccato al Movimento Nonviolento, dove ha iniziato il servizio. La domanda gli è stata accolta dal Ministero solo nel luglio del 1983, per finire nel marzo del 1985. Ricevuto il congedo militare, lo ha restituito al mittente. Dunque un obiettore di lungo corso (“obietor par sempre”), e poi fino all’ultimo giorno fedele militante del Movimento. Pochi l’hanno visto o conosciuto, si muoveva raramente dalla propria abitazione, ma dietro ogni iniziativa, ogni campagna, ogni processo, ogni attività, ogni manifestazione, c’era sempre lo zampino e lo sguardo attento e vigile di Fabio. Ha iniziato collaborando attivamente con Pietro Pinna per la preparazione e lo svolgimento della Marcia Perugia-Assisi “Contro il riarmo, blocchiamo le spese militari”.

Successivamente per il Movimento, dal 1985 al 2023, Fabio ha fatto il fotografo (rigorosamente in bianco/nero, ricchissima la sua raccolta di foto, con archivio di negativi e sviluppo), il correttore di bozze di Azione nonviolenta, sia cartacea che online, l’archivista, il Bibliotecario, ed è stato l’innovatore tecnologico, il primo a gestire le caselle di posta, il primo sito, le prime stampanti, e i primi profili social, i programmi antivirus. Era in grado di risolvere qualsiasi guaio tecnologico, disponibile all’emergenza, a fornire consulenze, giorno e notte. Veniva, sistemava le cose, e se ne andava in silenzio, senza aspettare nemmeno un grazie. La fedeltà “alla causa” era la sua caratteristica, come la fedeltà agli amici della prima ora, Giorgio, Stefano, Sergio, Vincenzo.

Fatalista, ironico, paziente, arguto, discreto, coerente, disincantato, utopista, generoso, gentile.

Senza tante formalità, lasciava spesso come ricordo di sé un bastoncino di incenso “palo santo”.

Elegante, con gusto classico, sahariana d’estate, guanti in pelle d’inverno.

Due frasi rivelatrici nel profilo social: “Bisogna essere molto forti per amare la solitudine” (Pier Paolo Pasolini) e nell’indicazione della sua professione una fulminante “Coltiva nobili utopie”.

Aveva il gusto della battuta micidiale. Aggiornatissimo, sempre informato, non faceva mancare la sua analisi politica nei messaggini quotidiani che mandava ai pochi fortunati interlocutori (“I grandi uomini non amano parlare”).

Negli anni ha sviluppato con competenza due passioni: l’arte marziale giapponese nonviolenta Aikido (disciplina che conduce all’unione ed all’armonia con l’energia vitale e lo spirito dell’Universo) e il massaggio shiatsu per il benessere fisico e mentale, che ha praticato con professionalità e cura d’altri tempi.

Rimanendo nella sua camera ha viaggiato in tutto il Giappone conoscendone la cultura e la storia.

Nonostante la conduzione di una vita sobria e rigorosa, la malattia è arrivata. Ha seguito il percorso di cure con coraggio e dignità e spirito leggero fino all’ultima ora: “tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero” – giusto per ricordare la vita e la sua caducità –, è il suo ultimo messaggio.

Ha chiesto di essere sepolto con il keikogi, l’uniforme tradizionale da aikidoka, simbolo di purezza.

Al Movimento Nonviolento lascia il privilegio del suo soffio vitale che tiene accesa la fiammella (“attenti che non si spenga”).

Mao Valpiana (“el capo”)

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